E’ una grande area quella che celebra da oltre 2000 anni una produzione autoctona di rilievo. Il cipollotto nocerino, che ha ottenuto la DOP soltanto nel 2008, è uno dei prodotti simbolo dell’agro-nocerino sarnese e dell’areale pompeiano-stabiese.

12 i comuni della provincia salernitana, 9 quelli della napoletana, ma non sono la denominazione ed i confini che essa ha stabilito a designare la complessa realtà di questa giovane cipolla.

Costa fatica e necessita di cultura della terra poterla coltivare a dovere. Come si spiega ad un contadino che va tirata prima che raggiunga grandi dimensioni per essere al meglio? Come gli si spiega che seppure pesa poco e questo inciderà sul prezzo, il bulbo non dovrà superare i 5 centimetri? I misteri delle eccellenze che poi, in cucina, esprimono al meglio le grandi attese.

Eppure il mercato non manca, il cipollotto raggiunge il Nord Italia ed anche Paesi Europei ed Extraeuropei, con una predilizione da parte dei francesi e dei tedeschi.

“E’ merito della Valle del Sarno, dei suoi suoli vulcanici”, ricorda Gioacchino Migliaro, produttore che – come Vincenzo Merolla e l’azienda Cavallaro – giunge all’imbustamento, chiudendone interamente il ciclo. “Le proprietà terapeutiche di questo prodotto forse sono ancora poco conosciute, ma noi produttori siamo coscienti che è importante stare assieme per affrontare il mercato e valorizzare una risorsa importantissima, anche in termini economici“.

Difatti questa produzione ha un fatturato annuo di 30 milioni di euro, rappresentando concretamente una fetta importante dell’economia agricola dell’areale. Incide senz’altro la disponibilità dell’ortaggio pressocchè continua.

Consumare cipollotto, insomma, è un atto d’amore per questa terra troppo spesso martoriata dall’immagine pubblica, ma che regala ancora molto alla collettività. Un atto d’amore anche verso se stessi, visto che le sue proprietà sono molteplici e notevoli: antiage, antitumorale, diuretico, espettorante, tonificante, ricco di vitamina C, ipoglicemizzante.

LORENZO ANTONELLACrudo è ottimo nelle insalate, ma cotto non manca di stupire. Dalla rustica frittata di cipollotti ai piatti più ricercati, frutto delle menti e delle mani esperte degli chef.

Lorenzo Principe (*in foto a sinistra) lo celebra lasciando cuocere i bulbi ed un po’ di gambo con un bicchiere d’acqua in padella, a fine cottura (vedrete risulterà eccezionalmente cremoso) vi aggiunge dei tocchettini di guanciale.

A questo punto potreste scolare delle fettuccelle trafilate al bronzo, poi basterà mantecare e vi sarà chiaro perchè anche i “difficili” francesi lo apprezzano senza remore.

E’ possibile acquistarlo anche in alcune aziende agricole, un’occasione per conoscere le terre da cui questa prelibatezza proviene, ricordando il suo forte animo agricolo, oggi così poco evidente.

Inoltre Nocera potrebbe regalare più di quanto si immagini, se amiamo ripercorrere i luoghi della cristianità. A Nocera Superiore è possibile visitare il Battistero di Santa Maria Maggiore, costruito dai Bizantini, nella seconda metà del VI secolo. Suggestiva la grande vasca battesimale che sorge al centro dell’edificio, è di oltre 7 metri di diametro, profonda 1 metro e 30, con un parapetto di 70 centimetri.

A Nocera Inferiore vale la pena raggiungere il Convento di Sant’Antonio con la Chiesa del Corpo di Cristo e la San Matteo Apostolo. Il convento e la Chiesa sono frutto di sette secoli di aggiunte e trasformazioni, oggi dispone di un patrimonio librario di circa 16 mila volumi ed è sede del Museo Archeologico dell’Agro Nocerino. La chiesa di S.Matteo, invece, è la più importante del territorio, se ne ha una prima notizia già nel 985.

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