Covid 19 e ripresa. Quale futuro per gli eventi enogastronomici?

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L’emergenza del Covid-19 mette a rischio la maggior parte degli eventi enogastronomici rivolti al grande pubblico del 2020. Il webinar “Eventi Food ed impatti territoriali”, uno fra i numerosi appuntamenti dei “Dialoghi sul Turismo Enogastronomico” organizzati da Roberta Garibaldi, ha approfondito l’impatto di questo vuoto che ci si aspetta profondo e di carattere economico e culturale.

L’IMPATTO ECONOMICO

Nel 2019 i dati della Federazione Italiana Pubblici Esercizi-FIPE evidenziano come in Italia ogni anno si stimino oltre 42.000 sagre ed eventi, per un totale complessivo di 306.000 giornate di attività e un fatturato diretto che si aggira intorno ai 900 milioni di euro.

La stagione estiva è il momento clou, con oltre l’80% delle sagre ed eventi che si concentra tra i mesi di giugno e settembre.

“Il settore degli eventi è uno dei più provati dalla crisi, la situazione mette in crisi le aziende organizzatrici e crea un grande gap a livello di impatto economico e culturale per le aziende e sui territori. Abbiamo visto diversi eventi portati sul web: questa soluzione è funzionale solo per mantenere vivo il contatto coi partecipanti e può aiutare per le relazioni business.” afferma Roberta Garibaldi.

Cosa implica la perdita di un festival?

Nel caso degli eventi maggiori, i territori possono perdere fino a 10 milioni di euro. Prendiamo come esempio la ‘Sagra del Peperone di Carmagnola’, evento enogastronomico che si tiene nell’omonimo comune piemontese, con circa 200.000-250.000 visitatori nella sola serata finale.

Secondo Giuseppe Attanasi, docente di Economia Sperimentale presso l’Università della Costa Azzurra, LUISS e Bocconi, che da anni studia questo tema, “se quest’anno non venisse organizzata la perdita sarebbe stimata in circa 11-12 milioni di euro.”
A San Vito lo Capo, piccolo comune del trapanese, dal 1997 a settembre si svolge il ‘Cous Cous Fest’, che in un mese registra oltre 100.000 presenze, tra siciliani, italiani e stranieri. Canzio Marcello Orlando, Co-founder e CEO della società organizzatrice, ‘Feedback’: “La spesa pro-capite di questi turisti si aggira intorno agli 80-100 euro: nel complesso, 10 milioni di euro di indotto su una comunità di 4.200 abitanti”. Il festival in sé ha un costo di 1 milione di euro.

L’IMPATTO CULTURALE

Gli eventi hanno un forte impatto sulla comunità dal punto di vista identitario, sociale ed economico. Contribuiscono a migliorare l’immagine del territorio, stimolano la creatività e la nascita di nuove collaborazioni tra gli stakeholder, favoriscono la salvaguardia e la valorizzazione delle tradizioni culturali e delle risorse locali, rafforzano i legami tra aree urbane e rurali.

Spesso vengono organizzati in piccoli comuni, situati in aree rurali e montane distanti dai grandi centri urbani e sono per questi momenti di costruzione dell’identità collettiva, di ricostituzione della comunità e volano di sviluppo grazie al turismo che stimolando.
Ne è esempio emblematico il ‘Cous Cous Fest’, che ha radici antiche, essendo stato portato in questi territori dai saraceni; oggi questo cibo è divenuto un simbolo di integrazione culturale e un’occasione per raccontare il territorio attraverso la sua tradizione gastronomica.

La partnership tra pubblico-privato che si è andata rafforzandosi negli anni ha consentito al festival di diventare un driver di sviluppo socioeconomico del territorio, sempre salvaguardandone l’identità.

Basti pensare che oggi San Vito lo Capo vanta un Prodotto Interno Lordo pro-capite tra i più alti in Italia, la disoccupazione è minima e il rapporto posti letto per abitante è quasi 1 a 2 – ovvero ogni Sanvitese può ospitare fino a 2 turisti. Sono presenti ben 270 strutture turistiche, un numero elevato considerando che il comune ha 4.200 abitanti, tutte create a partire da riconversioni di edifici esistenti.

Non esistono strutture che superano i due piani di altezza e massima attenzione è stata posta alla tutela del territorio, preservandolo così dalla cementificazione.

QUALE FUTURO POST COVID?

L’emergenza Covid-19 rischia di lasciare il Paese privo di questa risorsa. Per superare la crisi, in ottica 2021, è quindi necessario più che mai riorganizzare i calendari e i processi, creare sinergie sul territorio e un’attenta pianificazione: ad esempio, attraverso un calendario più ridotto, ma capace di veicolare in quei giorni un messaggio preciso, per poi creare una sinergia tra le sagre e gli eventi del territorio circostante.

“È fondamentale che la comunità stessa si metta in gioco collaborando con altre” – afferma Michele Filippo Fontefrancesco, ricercatore di antropologia culturale presso l’Università degli studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

“La politica e gli operatori dell’ospitalità e della ristorazione hanno un ruolo primario, con questi ultimi che possono diventare fattore di cambiamento nella creazione di nuove attività”. “Ritengo che nei difficili scenari economici del post Covid-19, per il futuro degli eventi la parola d’ordine debba essere sostenibilità: economica, sociale ed ambientale – conclude Roberta Garibaldi – Più attenzione alle risorse e alla qualità.”

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