Continuano le iniziative per i 50 anni della Cantina Sociale Val Calore

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CASTEL SAN LORENZO (SA). Attivare le migliori sinergie istituzionali sul territorio, concertare piani industriali per una più incisiva ed efficace presenza sul mercato della Cantina Sociale, tutelare un marchio che è ormai rappresentativo di un territorio ben più vasto della Val Calore.

Questi, in estrema sintesi, gli elementi salienti del Convegno “Cinquant’anni di cooperazione tra Tradizione e Innovazione”, svoltosi ieri a Castel San Lorenzo ed a cui hanno partecipato il prefetto di Salerno, Sabatino Marchione, l’Assessore regionale al contenzioso, Ernesto Sica, il sindaco di Castel San Lorenzo Michele Lavecchia, l’Assessore provinciale al Patrimonio Adriano Bellacosa, il consigliere regionale Gennaro Mucciolo e il presidente della Cantina Sociale Val Calore Pasquale Mucciolo.

Il dibattito, moderato dal direttore del quotidiano “La Città”, Angelo Di Marino, non ha lesinato spunti di grande interesse sulle prospettive commerciali di una delle poche realtà cooperativistiche sopravvissute nel Mezzogiorno dopo il “boom” degli anni sessanta.

«Le cantine sociali – ha esordito il direttore Di Marino – hanno sposato appieno le bellezze e le risorse di questo territorio: non si può quindi non apprezzare e plaudire alla lungimiranza di chi, mezzo secolo fa, volle scommettere sulla cooperazione per proporsi su mercati nuovi, più ampi».

Parole sostanzialmente condivise dal presidente della Cantina Sociale Val Calore, Pasquale Mucciolo che ha ricordato proprio i primi passi della cooperativa: «Un nucleo originario di appena ventuno soci – ha rammentato – che colse l’importanza dello strumento cooperativistico e volle fare sinergia, fare sistema, con grande lungimiranza ma anche grande coraggio, giacché per la costituzione quei ventuno soci originari ipotecarono le proprie proprietà e i propri beni. Se oggi la Cantina Sociale ha 900 soci, un patrimonio immobiliare per 13 milioni di euro e il frantoio più grande della Campania, è anche grazie alla lungimiranza del primo presidente Donato Ruccio e dei ventuno fondatori che lo seguirono in quest’avventura. Con questa scelta, lasciarono un futuro ai loro nipoti intuendo come la cooperazione in questa zona, sia l’unica possibilità di produrre a causa delle ridotte dimensioni degli appezzamenti». Mucciolo ha quindi auspicato una revisione delle norme che regolamentano il sistema cooperativistico ormai antiquate e troppo cariche di cavilli e lacciuoli: oggi bisogna guardare all’agricoltura come ad un settore dalle enormi potenzialità, immaginando anche intersezioni con il turismo enogastronomico di qualità».

«Oggi – è stato il commento di Michele Lavecchia, sindaco di Castel San Lorenzo – la Cantina Sociale Val Calore è nota in tutta Italia, più nota del suo territorio del quale rappresenta la storia. Se quest’azienda taglia il traguarda dei cinquant’anni è proprio perché intorno a questo marchio, si è creato ed è diffuso un sentimento di solidarietà. È importante ora ricercare con tenacia il sostegno delle istituzioni affinché questa azienda possa diventare una delle più rappresentative dell’intero territorio provinciale».

Il prefetto S.E. Marchione ha condiviso il fatto che «le cooperative sono sicuramente da incoraggiare. È da plaudire l’esempio di chi si mette insieme per produrre e bene. Spiace che di realtà come queste ce ne siano poche».

Il consigliere regionale Mucciolo ha ricordato che «per lunghi anni la Cantina Sociale ha rappresentato l’unico vero riferimento di certezza per questo territorio. Vive un momento di crisi da qualche anno, e purtroppo è difficile immaginare forme di intervento istituzionale a causa delle rigidità normative dell’Unione Europea intese a tutelare la libera concorrenza e il mercato. Ma dobbiamo comunque verificare se è possibile immaginare un progetto comunque aperto alle istituzioni, nella direzione della qualità ma anche della promozione del marchio. Immagino magari anche un tavolo tecnico per evitare che questo patrimonio si disperda».

L’assessore provinciale Adriano Bellacosa in quanto coautore delle norme riformatrici del sistema cooperativistico varate nel 2003, ha condiviso i punti di criticità delle disposizioni e ha sottolineato le strategie portate avanti dalla Provincia per promuovere il prodotto-vino: «Penso ad esempio all’Enoteca Provinciale – ha detto – ma anche all’idea di creare un punto espositivo per i produttori aderenti all’interno del Castello di Arechi. Credo non sia casuale che in poche settimane i visitatori siano stati circa diecimila».

L’assessore regionale al contenzioso, Ernesto Sica, s’è rammaricato per i ritardi dell’aeroporto di Pontecagnano: «Se si riuscisse – ha detto – a sviluppare dei collegamenti cargo, si potrebbero creare nuovi sbocchi commerciali non solo per il nostro vino, ma anche per la mozzarella ed altre tipicità del territorio. Purtroppo ciò non avviene e ci sono delle difficoltà a causa dei problemi economici degli enti consorziati proprietari dello scalo».

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