Chiude la stagione venatoria. Molte ombre e poche luci, il punto di WWF

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Molte ombre e qualche luce si registrano nella stagione venatoria che si chiude come ogni anno il 31 gennaio. Tra calendari venatori regionali troppo lunghi e il bracconaggio in agguato è sempre forte l’impegno del WWF in tema di vigilanza ambientale e tutela della fauna.
Partendo dai dati positivi si ricorda che si è allineata dal 2010 la legislazione nazionale a quella europea e non ci sono stati in questa ultima stagione venatoria i temuti blitz in Parlamento per stravolgere e peggiorare la legge 157/92, anche grazie all’attenta azione di monitoraggio e pressione svolta dalle associazioni ambientaliste.
L’unico tentativo è stato compiuto  pochi giorni fa  dal Deputato Pini  che, irresponsabilmente e  per l’ennesima volta,  riproponeva  di votare “caccia selvaggia”, con alcuni  emendamenti  alla “legge Comunitaria”, totalmente  contrari  alle norme europee, e dunque dichiarati  inammissibili.
Di contro molte Regioni continuano ad autorizzare tempi e modalità di caccia non consentiti dall’Unione Europea, come la cosiddetta “caccia in deroga” ai piccoli uccelli protetti dall’Europa (quest’anno per l’ennesima volta ci ha provato la Lombardia poi bloccata grazie ai ricordi degli ambientalisti e alle pressioni della UE, Veneto e Liguria) o ad approvare i Calendari venatori troppo lunghi o con leggi regionali invece che con provvedimento amministrativo, per impedire  i ricorsi ai Tribunali amministrativi.
Il 2011 è stato un anno contraddittorio per quanto riguarda le politiche ed i provvedimenti sulla tutela della fauna selvatica e la regolamentazione della caccia.

Se  il Legislatore nazionale nel 2010 ha colmato la distanza con l’Europa recependo finalmente i principi fondamentali delle Direttive europee sulla tutela della fauna, non tutte le Regioni si sono allineate anche se si possono finalmente registrare timidi segnali di miglioramento.
Si tentato un “gentlemen agreement” tra Regioni e  associazioni ambientaliste, venatorie ed agricole per un’attività di caccia meno impattante ed una minore pressione venatoria. Alcune Regioni  hanno quindi diminuito le giornate di caccia ad alcune specie: la salvezza di migliaia di animali e la loro  tutela nei periodi delicati  indicati dall’Europa (ad es. migrazione, riproduzione) .
Tuttavia come contropartita, registriamo il pessimo comportamento di quelle Regioni, a causa del quale l’Italia rischia multe milionarie dall’Unione Europea. Il Governo precedente ha infatti impugnato diverse leggi regionali dinanzi alla Corte Costituzionale a seguito di esposti degli ambientalisti: ad esempio  quella della Liguria che ha approvato un calendario venatorio triennale invece che annuale e con  provvedimento amministrativo e  delle Marche.
Anche il Governo Monti, praticamente appena insediatosi ha impugnato alla Corte Costituzionale la legge della Lombardia sui richiami vivi.

Neanche dal Parlamento quest’anno sono arrivati segnali eccessivamente negativi.
Non ci sono stati infatti, come, negli anni passati, “blitz”  o proposte  di legge finalizzate allo  stravolgimento della legge nazionale sulla caccia  (Legge  157/92). Certamente  qualche  tentativo c’è stato per accontentare quelle frange di cacciatori irriducibili fautori di “caccia selvaggia”, (ad esempio deroghe sul “nomadismo venatorio”, “controlli faunistici” per tutto l’anno e su tutto il territorio nazionale, inclusi i parchi ), ma non si sono trasformati in legge.
Anche questa  situazione, meno  negativa degli anni passati, è dovuta al gran lavoro di denunce e pressioni fatto dal WWF e molte  altre Associazioni.
Paradossalmente la legge nazionale sulla caccia Legge 157/92  è ancora l’unica legge italiana per la tutela della fauna selvatica, l’auspicio e la proposta del WWF Italia è che si avvii e si concluda presto l’approvazione di una vera legge  per la “tutela della biodiversità”, di cui la fauna selvatica è componente  essenziale.

Ma ogni anno il WWF è costretto ad ingaggiare battaglie giudiziarie con ricorsi, denunce, processi che spesso vengono vinti (grazie al fondamentale contributo dei propri avvocati e delle guardie volontarie), salvando così dalla morte milioni di animali selvatici.
Ma è ancora negativo il bilancio complessivo viste le troppe situazioni negative della “caccia  legale” regolarmente autorizzata dalle Regioni e della caccia illegale. I fenomeni di bracconaggio sono purtroppo in aumento, soprattutto con uccisioni di animali  rari e protetti come lupi, aquile, cicogne nere, ibis eremita, sparviere.

“Il comportamento di molti politici ed amministratori locali ci deve  far riflettere sul peso che hanno, tutt’oggi,  gli interessi del mondo venatorio  che,  anche laddove siano  legittimi,  sono interessi non generali ma di una categoria. Gli amministratori pubblici dovrebbero tutelare  gli interessi generali dei cittadini, in particolare l’ambiente e la fauna selvatica  dichiarati dalla Corte Costituzionale “valori trasversali”. Invece continuano i danni gravi e sempre  irreversibili ad un patrimonio comune di tutti, per il “divertimento” di pochi” ricorda Patrizia Fantilli coordinatore Guardie venatorie WWF Italia.

E IN PIEMONTE FRA POCO SI VOTA SULLA CACCIA:
La stagione si chiude con una prospettiva importante: in Piemonte nei prossimi mesi si andrà al voto per un referendum regionale sulla caccia, che avrebbe dovuto svolgersi ben 23 anni fa, ma è stato invece rinviato e si è cercato di annullare con mille espedienti e cavilli legali e normativi da chi ha paura che la cittadinanza dica ciò che pensa sull’attività venatoria. Le Associazioni proponenti, tra cui il WWF, non hanno però abbandonato la partita e finalmente è stato riconosciuto il diritto ad un pronunciamento popolare sulla caccia in questa Regione.

L’ATTIVITA’ DI VIGILANZA
“Sempre più frequentemente assistiamo ad episodi illegali durante l’esercizio della caccia. Sembra progressivamente prendere consistenza un nuovo fenomeno che sconfina dall’ordinaria attività venatoria in atti contro legge. Una sorta di “cacciabracconaggio” tristemente testimoniata dai numerosi individui di specie protette rinvenuti feriti o uccisi. Un fenomeno allarmante che il costante ed irresponsabile richiamo alla deregulation venatoria sostenuto da certa politica rischia di favorire ed alimentare.” dichiara Raniero Maggini vice Presidente WWF Italia
Le oltre 300 guardie volontarie venatorie del WWF, che durante tutto l’anno fanno un prezioso lavoro di vigilanza sul territorio in coordinamento con il Corpo Forestale, Carabinieri e le Polizie provinciali in particolare sono un termometro di quello che succede sul campo.
Dalle guardie infatti arrivano fin troppo spesso segnalazioni di sequestri di armi e trappole detenute illegalmente, abbattimenti di specie protette, casi di maltrattamenti e molto altro.
Un esempio su tutti è il nucleo di Guardie del WWF di Salerno che ha portato avanti l’operazione “Ali Spezzate” nell’area del bacino del Sarno, compreso il Parco Regionale del fiume Sarno e del fiume Sele, congiuntamente alle forze dell’ordine competenti per territorio, operazione che si è protratta per circa due mesi ed ha consentito di sequestrare: 5 frantoi oleari per illecito smaltimento di acque di lavaggio ed acque di vegetazione nel fiume Sele; tre aziende zootecniche per danneggiamento di bellezze naturali, illecito smaltimento di reflui zootecnici nel fiume Sele; tre industrie per scarico abusivo nel fiume Sarno ed illecito smaltimento di rifiuti; segnalare 8 depositi incontrollati di rifiuti speciali; sequestrare 7 fucili da caccia artigianali ed oltre 600 cartucce cal.12 oltre a varie armi ed attrezzi da caccia; 18 mezzi di caccia vietati ed in particolare richiami acustici riproducesti il verso di varie specie; Denunciare 16 persone per maltrattamento animali; denunciare 4 persone per il reato di uccellagione.
Anche nel Delta del Po la situazione del bracconaggio è preoccupante e per questo il WWF di Rovigo lancia un appello  alla Provincia perché “Ciò che è stato fatto sinora per combattere la vergogna del bracconaggio nel Delta del Po, una delle zone umide più importanti d’Europa, è con tutta evidenza troppo poco. Come cittadino chiedo con fermezza alla Provincia di Rovigo di esercitare il massimo sforzo affinché sia risolto in via definitiva tale problema” e chiede a tutti di partecipare alla raccolta firme sul sito http://www.wwfrovigo.it/attivita/fermiamo-il-bracconaggio/ .

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