Al primo posto della nostra mini guida alle dodici curiosità legate allo champagne troviamo l’accostamento tra le bollicine dello champagne con la polvere di stelle.
Secondo la scienza, le bollicine contenute in una bottiglia di champagne sono meno di un quinto delle stelle della Via Lattea. Insomma, bastano cinque bottiglie per un’esperienza celestiale!
Al secondo posto i vitigni autorizzati per lo champagne, attenzione sono soltanto tre: il Pinot Noir, il Pinot Meunier e lo Chardonnay. Naturalmente la bravura del produttore nel saperli mescolare non va certo tralasciata.
Al terzo posto la genesi dello champagne, inventato- secondo la leggenda – dal monaco benedettino Dom Pierre Pèrignon intorno al 1670, ma secondo un’altra versione, più accreditata, si sostiene che sia nato in maniera del tutto casuale grazie ad un errore nel processo di vinificazione di alcuni vini bianchi, che portò allo scoppio di alcune bottiglie riposte in una cantina. La fortuna ha voluto che l’abate gradì il sapore, tanto da decidere di migliorarne la produzione.
Al quarto posto un’idea molto diffusa in passato: le prime bottiglie di champagne erano considerate diaboliche. Per molti anni lo champagne è stato soprannominato “il vino del Diavolo”, perché le bollicine facevano esplodere le bottiglie. La successiva padronanza del processo di fermentazione permise di controllare lo scoppio spontaneo delle bottiglie.
Al quinto posto lo champagne come protagonista dei party. Non esiste evento degno di nota in cui manchi una bottiglia. Sono state le bollicine a sancire la firma del trattato di Maastricht e molti altri accordi internazionali, come anche l’apertura del Canale della Manica, oltre che il varo di molte famose navi del mondo, in quest’ultimo caso se la bottiglia non si infrange è segno di un cattivo presagio e chi va per mare ne sa qualcosa.
Sesto posto per “la patente”. Sebbene la produzione vinicola nella regione della Champagne sia iniziata nell’epoca dell’Impero Romano, si è dovuti attendere fino al 1927, perché l’Istituto Nazionale delle Denominazioni d’Origine francese (INAO) ne certificasse l’origine controllata.
Al settimo posto il riconoscimento dello champagne come un Patrimonio mondiale. A chiederlo a gran voce con regolare domanda, presentata lo scorso gennaio è stato il governo francese, secondo cui lo champagne e la regione in cui viene prodotto sono molto importanti per l’umanità intera da meritarsi di finire nella World Heritage List dell’Unesco. La risposta dovrebbe arrivare nel 2015.
All’ottavo posto una curiosità che arriva dalla Nigeria. I nigeriani nell’ultimo anno hanno aumentato il loro consumo di champagne grazie anche agli investitori del petrolio, che lo considerano un vero e proprio status symbol. Secondo le stime, nel 2017 la spesa per le bollicine in Nigeria toccherà i 68 milioni di sterline.
Al nono posto l’amore dei francesi per lo champagne, che preferiscono investire nella produzione di bollicine anziché aprire fast food.

Al decimo posto accantonata la paura che le scorte di champagne possano finire: infatti, con un miliardo di bottiglie in cantina e una media di sette flute a bottiglia, c’è da bere per tutti e per molto tempo ancora.
Undicesimo posto per il tappo e il suo volo. Occhio a quando prende direzioni diverse: se vi centra è davvero un colpo, si calcola viaggi a oltre 40 Km dall’ora.
In ultimo come non considerare lo champagne l’eccellenza per brindare ad un incontro, come riporta anche una celebre canzone di Peppino di Capri? Naturalmente non strafate troppo con bottiglie costose, potrebbe sembrare decisamente poco chic.

Maria Rosaria Mandiello

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