“Bere” d’estate. Le artigianali crescono e rapiscono, fate spazio!

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Continuo il viaggio fra le bevande dell’estate a base alcolica ignorando il saggio avvertimento del medico di casa di ridurre l’alcol al minimo quando fa caldo, non abbiamo bisogno di riscaldarci da dentro oltre che da fuori.
L’evento al Castello Arechi di Salerno sulle birre artigianali, di cui ho scritto in precedenza, è uno dei tanti che si tengono dalle nostre parti con l’approssimarsi dell’estate. I paesi di mare si preparano a presentare le birre artigianali del posto.

Il fenomeno della birra artigianale si è diffuso in pochi anni su tutto il territorio nazionale. E’ cominciato in Piemonte per estendersi alle regioni che tradizionalmente bevono birra al nord est fino a raggiungere il sud. L’Associazione Sommelier tiene corsi sulla birra apparentandola ormai al vino.
Lo schema è simile e vede un gruppo di giovani, anche donne, che occupa il garage di casa con gli attrezzi necessari alla produzione. Il kit si vende su Internet, la competenza si matura in un soggiorno all’estero, di preferenza nelle patrie della tradizione brassicola. Da qui nascono le birre alla maniera belga, austriaca, cecoslovacca, inglese, americana. Qualcosa hanno imparato direttamente o tramite la rete o grazie ad un maestro birraio che prendono a consulente.
La birra fatta in casa pone problemi di sanità e commercio. Per immetterla sul mercato devi osservare stringenti norme igieniche, il controllo delle autorità è giustamente rigoroso, ci sono casi di attività sospese per mancanza dei giusti requisiti. Il commercio del prodotto è legato alla qualità e alla quantità. Se produci qualche migliaio di bottiglie nel garage perché di più non riesci, il tuo mercato è necessariamente locale, non puoi rifornire una rete di vendita.
Nei miei rientri in Cilento sento di cantine adattate a brasserie e ne sono lieta, è un lavoro per giovani in gamba. Ne assaggio alcune e colpiscono per gusto e varietà. I nostri le condiscono con i sapori del posto, in Costiera con lo sfusato amalfitano, in Cilento con le spezie tipiche che variano a seconda delle stagioni.
Rivolgo spesso ai colleghi più esperti la domanda su dove comprare le birre artigianali locali. La grande distribuzione gli riserva uno scaffale che varia di giorno in giorno per accontentare un certo numero di produttori o perché alcune bottiglie vengono a mancare. Le enoteche riservano spazio alle birre artigianali fra i loro vini, le birrerie le servono alla mescita accompagnandole al tagliere di affettati, formaggi, miele, pane casereccio.
Il viaggio fra le etichette è avvincente, si scoprono disegni fantasiosi, gusti accattivanti, colori mutevoli. D’estate si porta di preferenza la birra chiara, filtrata o non filtrata. Non è la birra messicana che bevi in spiaggia con la fettina di limone, è una vera bevanda alcolica che a consumarla sotto al sole può dare alla testa.

Verso il pomeriggio e la sera il colore si scurisce dall’ambrato all’inchiostro, la temperatura di servizio si alza, la birra accompagna il pasto e non soltanto la pizza ma anche piatti strutturati a base di pesce e carni bianche.
Consiglio ai pizzaioli e ai ristoratori di compilare la carta delle birre artigianali, di servirle alla temperatura giusta e se si tratta di bottiglie da 75 cl, di servirle alla maniera del vino nel secchiello del ghiaccio per tenerle in fresco.

In due piace berla lentamente accanto a ciascuna portata.

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