Ho conosciuto Cristina Varchetta tra i banchi dell’Università e ciò mi ha permesso di visitare le splendide realtà della loro storica famiglia di viticoltori campani.
Non mi è mancato così di conoscere Vincenzo che si occupa assieme alla sua famiglia di questa realtà condotta con amore, orgoglio, tenacia ed innovazione: ormai sono alla quarta generazione di studiosi ed appassionati costantemente impegnati e alla ricerca di nuove soluzioni per migliorare i propri prodotti nel rispetto dei metodi tradizionali.

In questi ultimi mesi è tangibile il rilancio ed il nuovo volto di Agriflegrea, storica azienda napoletana con sede a Pianura che ha una produzione di circa 350.000 bottiglie.
Agriflegrea è una delle aziende del gruppo Varchetta seguita da Vincenzo Varchetta, enologo classe 89, che ha riportato a Napoli le sue molteplici esperienze oltre che italiane, del nuovo mondo ed anche in giro per il mondo: non si è fatto mancare né Whitfield in Australia, né Santa Caterina in Brasile, né – pensate – la Russia Meridionale Europea.

Ho fatto quattro chiacchiere con lui alla scoperta di questa azienda che sta sbocciando nuovamente tra le sue mani e vi confesso che, tra tutte le sue avventure ed aneddoti ed i suoi modi meravigliosi, avrei voluto parlarci all’infinito.
Una persona interessantissima, brillante e sicuramente con un glorioso futuro davanti che potrà dare e fare davvero tanto nel mondo del vino.

Quando inizia la vostra storia?
La nostra storia inizia nel 1891 con il nostro bisnonno Vincenzo Varchetta e con il duro lavoro del figlio Giovanni che assieme all’aiuto della moglie Luisa e dei loro figli, hanno trasformato una piccola attività di commercio di vino in una vera e propria impresa vitivinicola.

Oggi siamo alla quarta generazione: siamo giovani, intraprendenti ed appassionati e portiamo avanti con orgoglio questo progetto familiare che va avanti da oltre un secolo.

Diciamo nuovo volto perché Agriflegrea non è una neonata, quando nasce l’azienda?
L’azienda c’è sempre stata sin dai tempi dei nostri nonni. Quello che possiamo invece definire un vero e proprio rinnovamento parte invece dal 2013, quando abbiamo fatto nostro il concetto di Urban Winery dando vita di fatto alla prima Urban Winery napoletana.
Da quel momento abbiamo messo le basi di una nuova filosofia aziendale ed ho iniziato a seguire personalmente a livello enologico la produzione, introducendo la nuova linea Radici Vive […] diciamo che abbiamo percorso tutti quegli step che ci hanno portato ad oggi e al suo rilancio, attraverso una nuova immagine aziendale, un nuovo sito, un nuovo prodotto, nuove etichette ed anche il progetto Vigna Resilienza.

C’è un motivo particolare per il quale vi siete identificati nel concetto di Urban Winery?
Napoli è la seconda città in Europa dopo Vienna con più ettari vitati in città che si concentrano principalmente nei territori di Posillipo, Vomero, Camaldoli, Agnano, Chiaiano e Pianura.
La nostra cantina è proprio all’interno del polo artigianale di Pianura, a ridosso della montagna spaccata, la strada creata dagli antichi romani per collegare l’areale Flegreo con quello di Napoli. Occupandoci praticamente di portare il paese in città attraverso una selezione di uve provenienti da ogni angolo vitato della Campania, trasformandole completamente in città, non c’è concetto migliore che poteva identificarci.

Il progetto Vigna Resilienza
Vigna Resilienza ora

Come è nato il progetto Vigna Resilienza?
Il progetto Vigna Resilienza è nato come una sfida per valorizzare un’area dismessa e inutilizzata, a ridosso della nostra Urban Winery, ex fondo romano, attraverso la promozione di nuove forme di integrazione per i ragazzi del nostro territorio.
Con l’intenzione di creare una vigna in città proprio in quest’area, sono state coinvolte le scuole e le associazioni locali, redigendo un programma di formazione per i ragazzi che oltre a partecipare all’aspetto agronomico, saranno coinvolti anche nella realizzazione del vino che andrà in commercio dal biennio 2026 – 2027 […] Inoltre, accanto alla Vigna Resilienza, c’è un antico mausoleo funerario romano, lasciato all’incuria più totale, che è rientrato nel nostro progetto di riqualificazione territoriale.

Linea Radici Vive Monovitigno

Quante linee avete in produzione?
Attualmente abbiamo in produzione due linee, Radici Vive Monovitigno con 6 etichette e Radici Vive Blend con due etichette, per un totale di 8 etichette.
Tutti i prodotti sono un incontro tra conoscenza e sensibilità, tra tecnica e ricerca e sono il frutto di un percorso fatto di lavoro e passione che valorizza i vitigni autoctoni campani: Falanghina, Fiano, Greco, Piedirosso, Primitivo e Aglianico.

La nuova arrivata, Dama Bianca, fa parte della linea blend?
Esattamente! La linea Blend vuole essere un omaggio alla nostra storia ed è dedicata ai due capostipiti della famiglia, Nonno Giovanni e Nonna Luisa. Proprio a lei abbiamo dedicato una nuova etichetta in produzione da quest’anno, che uscirà a brevissimo. Questione di giorni!

Linea Radici Vive Blend

Dama Bianca è un blend di Fiano e Falanghina ed è completamente ispirato a Nonna Luisa. Dal packaging fino alla scelta dei vitigni abbiamo pensato tutto in modo che ne rimarcasse la sua grande personalità: anche l’etichetta riprende la fantasia dei suoi vestiti ed il nome Dama Bianca vuole invece ricordare la nobiltà di modi e di portamento che rendevano unica la sua personalità.
Storico 891 è invece il vino più rappresentativo dell’azienda, prodotto sin dai tempi di nostro Nonno a cui è dedicato e custodisce nel suo nome l’anno in cui è iniziata l’avventura della nostra famiglia il 1981. E’ un blend di Aglianico, Primitivo e Piedirosso.

Rispetto della natura è un concetto chiave negli ultimi tempi, quali sono le vostre scelte in termini di sostenibilità?
L’attenzione all’ambiente rappresenta da sempre un fattore importantissimo nella filosofia e nell’identità della nostra famiglia. La salvaguardia è una tra le sfide più importanti che il nostro sistema economico è chiamato ad affrontare e la tutela dell’ambiente e del territorio sono valori fondamentali per garantire prospettive alle generazioni future.
Consapevoli di avere una vera e propria responsabilità etica, siamo la prima azienda vinicola italiana situata in Campania che propone la valutazione del ciclo della vita (LCA). Lo studio mira a modellare gli impatti ambientali di tre diverse confezioni (fusto in acciaio, fusto in PET e bottiglia in vetro).

Come mai la scelta della denominazione IGT Campania?
Abbiamo scelto la IGT Campania appositamente, per rispettare gli areali di produzione dato che i nostri conferitori sono in tutta la Campania. Al di là del concetto di Urban Winery, la nostra filosofia aziendale è infatti quella di produrre vini tipici con una spiccata’ personalità’ fortemente legati al vitigno e soprattutto ai diversi areali di produzione che compongono il mosaico di terroirs della Campania, nonché offrire al consumatore finale vini buoni e salubri con un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Per concludere, quante persone lavorano a questo progetto?
Siamo tanti e la nostra anima, lo dico con il cuore, sono i nostri conferitori.
Pensa che oltre 100 famiglie ci conferiscono le uve da vigneti sparsi in ogni angolo della Campania, curati nel rispetto della natura e della biodiversità.
Guido personalmente gli agronomi che assistono i contadini durante tutto l’anno, così che in cantina arrivino uve di grande qualità […] Produrre un buon vino però non dipende solo dall’alta qualità dell’uva, dalle condizioni climatiche e dalle vigne ma anche – e forse soprattutto – da un gruppo di persone e di tecnici qualificati che, in un clima fatto di professionalità, condivisione, sana collaborazione e familiarità, siano in grado di ascoltare in maniera etica e sostenibile l’ambiente che li ospita interpretando la materia prima.

Agriflegrea
Via Nelson Mandela, 95 lotto c – 80126 Napoli
info@agriflegrea.cm
Tel +39 081 2416795

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