AGRICOLTURA: la CIA e il nuovo Rinascimento. I redditi agricoli calano ancora…

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“Sono lontani i tempi nei quali si esaltava il ‘nuovo rinascimento dell’agricoltura italiana’. Lo scorso anno, i redditi agricoli sono calati in Europa del 12,2 per cento, in Italia del 25,3 per cento. Nascondere la realtà per tanto tempo, purtroppo, ha fatto perdere al nostro mondo agricolo occasioni importanti per aggredire le cause delle difficoltà e indicare le soluzioni possibili. Avevamo proposto – e proponiamo oggi – la convocazione della Conferenza nazionale sull’agricoltura e lo sviluppo rurale come sede di alto confronto per definire le scelte da compiere per un nuovo progetto di politica agraria. Dal ministro Galan attendiamo una risposta chiara a questa proposta. Lo scenario che proponiamo è, quindi, un futuro con più agricoltura”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nella relazione tenuta a Roma nel corso dell’Assemblea nazionale dell’Organizzazione.

“Il settore primario – ha aggiunto Politi – vive una situazione molto complessa, per cui risultano velleitarie e sbagliate soluzioni protezionistiche; sono altrettanto illusorie scorciatoie localistiche o autarchiche. Al di là dell’indiscutibile valore etico e pedagogico, il mercato corto e la vendita diretta non aiutano ad affrontare, oggi, le sfide dei mercati”.

“Anche in agricoltura è l’insicurezza il vero ‘virus’ che domina la realtà di questi anni. Essa produce o deriva dall’incertezza delle prospettive a breve termine, pesa sulle scelte colturali e di investimento. Allontana i giovani. Solo 112 mila aziende sono condotte da giovani. In agricoltura non abbiamo ricambio generazionale. Accentua i fenomeni di abbandono. Nel 2010 l’agricoltura ha perso oltre 25 mila imprese”.

“Nonostante questa complessa situazione e le difficoltà ad intravedere delle prospettive, non abbiamo un’agricoltura in disarmo. Al contrario, abbiamo un nucleo forte di imprese che reagisce e lavora per consolidarsi, che produce le eccellenze alimentari delle quali il nostro Paese va fiero. Su queste aziende occorre puntare: esse chiedono risposte e politiche che innanzitutto lo Stato deve fornire”.

“È certamente positivo, lo riconosciamo, che la legge di stabilità abbia reso permanenti le agevolazioni fiscali e contributive a favore della piccola proprietà coltivatrice e delle imprese che operano nelle zone svantaggiate. Non è stata confermata l’agevolazione fiscale per l’acquisto del gasolio per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra, che avrebbe comportato un vantaggio stimato di circa 14,5 milioni. Chiediamo – ha insistito il presidente della Cia – che l’agevolazione sia ripristinata nel decreto ‘Milleproroghe’ che il governo si appresta a varare”.

Il presidente della Cia ha evidenziato che “la causa principale della crisi dell’agricoltura è stato il crollo dei prezzi all’origine e, soprattutto, l’incapacità degli agricoltori di mettere in campo strumenti per fronteggiare l’instabilità dei mercati, contrastare le manovre speculative, rendere più eque le relazioni di scambio tra i vari attori della filiera. Da questa premessa facciamo discendere la convinzione che la via principale per correggere inefficienze e distorsioni del mercato risieda nel rafforzamento delle organizzazioni economiche, negli accordi contrattuali, nell’interprofessione, nella politica di concorrenza e in una migliore trasparenza delle informazioni a partire dalla indicazione di origine”.

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