In America boom di ricoveri per gli energy drink. Trend preoccupante anche in Italia

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Sempre vivo il dibattito intorno alle bevande energizzanti. A riaccenderlo è il rilevamento di abuso crescente tra i giovani di questi prodotti, la maggior parte dei consumatori presenta infatti un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, ma ciò che preoccupa maggiormente è il trend dell’allarmante seguito di questi energydrinks (EDs) tra gli adolescenti.
ED02In Europa la diffusione degli EDs risale al 1987, con la commercializzazione della prima e più nota bevanda di questo tipo. Da allora la popolarità ha subito una rapida cresciuta, registrando un trend sempre positivo, fino ad arrivare ad un consumo di 487 milioni di litri con un valore al dettaglio di 3.757 milioni di euro: è quanto emerge dall’ultimo rapporto di mercato della Zenith International, società leader nella consulenza e informazione sul settore bevande.
In Italia, uno studio effettuato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Messina, ha messo in evidenza un consumo di EDs da parte di circa il 57% degli studenti.
I claims pubblicitari colpiscono soprattutto sulla capacità di migliorare il livello di concentrazione e la velocità di reazione, sul bisogno di “aiuto” nei periodi di maggiore sforzo o stress mentale e fisico, in grado di aumentare le performance, in quanto questi prodotti appartengono ad una particolare categoria di bevande analcoliche contenenti sostanze (soprattutto caffeina, guaranà, taurina, carnitina, glucoronolattone e altre ancora) che, per le loro caratteristiche, sono in grado di fornire effetti “energizzanti” e l’ alterazione della percezione di stanchezza in seguito alla loro assunzione.
L’introito moderato di caffeina agisce come stimolante del sistema nervoso centrale ed è stato associato al miglioramento di molti aspetti delle performances cognitive quali livello di attenzione, tempi di reazione, memoria, reattività psicomotoria ed altre; al contrario, l’abuso causa effetti collaterali e segni da intossicazione come insonnia, nervosismo, tachicardia, palpitazioni, tremore e vertigini.
Questi possibili effetti avversi sono stati associati infatti al contenuto particolarmente elevato di caffeina degli EDs, variabile tra circa 50 mg e circa 500 mg. Secondo gli esperti però, la dose giornaliera di caffeina ritenuta accettabile per un adulto in buone condizioni di salute è pari a 400 mg; per gli adolescenti la quota scende a 100 mg.
La preoccupazione aumenta dalla moda di associare tali bevande ad alcol come accade nella preparazione di alcuni cocktail. Alcuni giovani arrivano a consumare anche 3 drink in una serata, immettendo nel fisico una quantità di caffeina che può raggiungere oltre i 1000 mg, più o meno come bere 15 tazze di caffè, con tutta la pericolosità aggravata dalla miscela con alcol.
Il consumo associato di EDs e alcol rappresenta un rilevante problema di salute pubblica, dovuta ai potenziali effetti dannosi come alterazioni ritmo cardiaco, alterazioni funzionalità renale, alterazione del bilancio idroelettrolitico con conseguente rischio di disidratazione, mascheramento dell’effetto depressivo di alcol associato a un maggior rischio di dipendenza.
Secondo il rapporto dell’agenzia governativa SubstanceAbuse and MentalHealth Services Administration (Samhsa) pubblicato nel gennaio 2013, l’abuso di energy drinks ha fatto raddoppiare il numero di giovani finiti ai pronto soccorso negli Stati Uniti dove le visite sono passate in quattro anni da 10.068 a 20.783.
Tanti sono i casi sospetti di ricoveri, anche gravi, legati all’assunzione di tali bevande, ma nel frattempo il volume di vendite di energy drinks è aumentato del 17 per cento. Un delicato giro di affari con un fatturato di quasi 8 miliardi.

Claudia Caselli

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