• Nel 2021 il mondo ha consumato quasi 17 milioni di tonnellate di pasta, il doppio di 10 anni fa. Italiano un piatto su quattro. Nei primi 6 mesi del 2022 export a +9%. Germania, UK, Francia e USA al top, Colombia, Olanda e Arabia Saudita sugli scudi.
  • Una ricerca internazionale di Unionfood, FIC e ITA rivela come la pasta viene servita nel mondo. Consumi di pasta in crescita per 8 ristoranti italiani all’estero su 10. Dove la si cucina e propone e all’insegna della tradizione regionale e mediterranea, sempre più al dente e con porzioni generose.
  • La pasta fa tendenza sui social: nel 2022, l’hashtag #pasta ha coinvolto 100 milioni di persone.
  • Pasta alimento anticrisi, con poco più di 2 euro un piatto gustoso ed equilibrato per una famiglia di 4 persone.

Il mondo che ne ha sempre più voglia (raddoppiati in 10 anni i consumi totali, da 9 a quasi 17 milioni di tonnellate) la chiama noodle, nudel, pâte, massa, fideos, macarrão… ma dappertutto se mangi pasta pensi Italia. Ne siamo i più grandi consumatori, con circa 23 chili annui pro-capite, ma anche quelli che più di tutti, producendola nei nostri pastifici o preparandola nelle cucine dei ristoranti di 5 continenti (oltre 2000 i locali certificati, secondo Fipe), la fanno conoscere al resto del mondo: nel 2021 il 61% della produzione nazionale di penne, fusilli &co è stata destinata all’estero. Parliamo di 2,2 milioni di tonnellate, in pratica 75 milioni di porzioni di pasta italiana che ogni giorno sono state proposte nelle case e nei ristoranti di quasi 200 Paesi.

Il 25 ottobre ricorre il World Pasta Day, un’occasione per celebrare uno dei piatti tricolore più famosi e amati nel mondo.

Per l’occasione, Everli ha voluto approfondire il rapporto degli abitanti dello Stivale con la pasta, analizzandone i consumi e investigando il loro approccio verso quelle “alternative”, ovvero quelle diverse dalla pasta all’uovo, di semola di grano duro e ripiena.

Dai dati emerge il forte interesse verso questi prodotti: infatti, l’80% dei consumatori tricolore ha comprato almeno una volta pasta “alternativa”. Tra gli sperimentatori, spiccano le donne – che sono oltre la metà (60%) – e di queste il 58% ha tra i 25-39 anni.

Tuttavia, gli italiani per ora preferiscono continuare a mangiare entrambe: solo meno di 1 su 10 (8%) ha completamente abbandonato la pasta “tradizionale” in favore di quella “alternativa”.

Ma quali sono le paste più consumate nel Paese?

“Pasta addicted”: è a Grosseto, Trento e Bolzano dove si spende di più per l’acquisto di pasta.

Benché l’acquisto di pasta sia esteso da nord a sud del Paese, secondo quanto rilevato da Everli nel 2020 ci sono alcune regioni più “pasta addicted” di altre: in primis la Lombardia con ben 3 province incluse nella top 10 di quelle in cui si è speso di più per l’acquisto di pasta (Lodi 7°, Sondrio 8° e Varese 9°), seguita a pari merito da Trentino Alto Adige e Abruzzo con due città ciascuna, rispettivamente Trento (2°) e Bolzano (3°) e L’Aquila (4°) e Pescara (5°). Anche se la corona di città più innamorata della pasta è la toscana Grosseto (1°).

Paiono non esserci dubbi su quale tipologia di pasta prediligano gli italiani: quella di semola e corta!

Nello specifico, se si guarda al ranking delle 10 province in cui nel 2020 si è speso di più per l’acquisto di pasta, fanno eccezione solo Biella, Bolzano e Lodi, dove ravioli e tortellini la fanno da padrone –seconda scelta questa invece per quasi tutte le restanti province, fatta eccezione di Caserta, dove sono gnocchi e la pasta “alternativa” a chiudere il podio. Curioso notare che solo 3 province su 10 (L’Aquila, Sondrio e Pescara) inseriscono tra le prime tre preferenze di acquisto anche la pasta di semola lunga.

Considerando i 10 prodotti più comprati dagli italiani, la tipologia di pasta “alternativa” più apprezzata è quella integrale (8 su 10) e corta (7 su 10).

Chi non opta per l’integrale è perché compra pasta gluten free oppure pasta di mais e riso (sempre senza glutine).

Interessante approfondire poi le motivazioni che spingono gli italiani verso le paste “alternative”. Nonostante per quasi la metà (49%) l’assaggio di pasta non classica sia stato dettato da un sentimento di semplice curiosità, per ampie fette di rispondenti i motivi sono ben ponderati e frutto di scelte personali consapevoli.

Infatti, i consumatori tricolore pensano che la pasta “alternativa” sia più sana di quella tradizionale (35%), più digeribile (31%) e che possa contribuire ad aumentare l’apporto di fibre (23%); inoltre, viene considerata un alimento “amico” della linea, scelto da oltre 1 consumatore su 10 (13%) che desidera perdere peso.

Se per il 31% degli italiani, questo nuovo approccio più healthy è stato dettato da un’iniziativa personale, quasi 1 consumatore su 3 (30%) è stato supportato e consigliato nell’optare per la pasta “alternativa” da medici o nutrizionisti, mentre un quinto (20%) si è lasciato ispirare dalle esperienze di amici e parenti.

Infine, guardando a quanto queste paste facciano ormai parte della quotidianità degli italiani, è interessante notare che oltre un quinto dei rispondenti (21%) consuma in egual misura pasta tradizionale e pasta “alternativa” e quasi 1 su 5 (18%) mangia più spesso paste “alternative” rispetto a quelle tradizionali.

Infine, per ben oltre un terzo dei rispondenti (35%) la pasta “alternativa” è prevista in tavola almeno una o due volte la settimana e una percentuale analoga di consumatori (34%) acquista tendenzialmente dai tre ai cinque tipi differenti di pasta “alternativa”.

ITALIA LEADER DELLA PASTA, +9% EXPORT NEL 2022

ECCO COME LA MANGIA IL MONDO

Secondo i dati di International Pasta Organisation, l’Italia è il primo Paese produttore di pasta (con 3,6 milioni di tonnellate, precediamo Turchia e USA), e siamo anche i primi consumatori, con 23 kg procapite annui, davanti a Tunisia (17), Venezuela (15), Grecia (12,2). Se il 2021 ha registrato 2,2 milioni di tonnellate di pasta esportata, le elaborazioni di Unione Italiana Food su dati Istat rivelano nei primi sei mesi del 2022 un’ulteriore crescita (+9%). In valori assoluti, Germania, UK, Francia, USA e Giappone sono i mercati più strategici. Ma la voglia di pasta italiana registra crescite superiori al 40% verso Colombia, Paesi Bassi, Arabia Saudita.

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