WAITING for BAI (parte III). Il tour birrario prosegue in Puglia…

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Bellissima mattinata di sole, bussola puntata verso sud-est e il bizzarro pensiero che mi salta in mente – mentre da Taranto ci dirigiamo verso Bari – è che gli antichi romani la sapevano davvero lunga!!

La Statale 7, l’antica via Appia che univa Roma a Brindisi, si srotola – nel suo ultimo tratto – in un panorama talmente incantevole che nemmeno l’irrispettosa mano dell’uomo è riuscito ad intaccarlo. Distese sterminate di uliveti, fioritura in piena esplosione, un’aria deliziosa da primavera molto avanzata ci accompagna in questo raid birresco che vede come obiettivi tre birrifici salentini.

Il primo ci aspetta nel cuore di Brindisi. Il Birrificio Gruit ha sede in un antico monastero degli agostiniani nel centro della città, perfettamente conservato e riadattato all’attuale uso. Le ampie sale con il soffitto a croce ospitano, da un lato, il birrificio vero e proprio dotato della più capiente caldaia del centro-sud, ben 1600 litri; e dall’altra la zona birreria-pub-pizzeria, aperta a pranzo e cena.

Una parte della vetrata del Gruit

Le due aree sono separate da ampie vetrate, un’idea molto carina. Pranzare e degustare le birre potendo guardare il mastro birraio mentre dall’altra parte del vetro realizza i suoi prodotti, è molto suggestivo.

Ci accoglie con molta cordialità Carlo Ancona, rammaricato perché non potrà seguirci con attenzione nella degustazione, perché impegnato nella “cotta”. In realtà trova il modo di presentarci le sue birre e di raccontarci un po’ di notizie e curiosità.

La sua formazione di birraio lo ha visto per un bel po’ di anni in Trentino per poi seguire il suo mastro birraio in Cecoslovacchia e poi in Ungheria, una bella gavetta che lo ha portato alla fine a scommettere sulla sua terra d’origine.

Ci accomodiamo ad un tavolo e comincia la sfilata delle birre, servite in piccole brocchette fatte apposta per una degustazione “controllata”, senza eccedere nelle quantità. Si parte con la Weizen molto limpida nonostante non sia filtrata, grazie alla rigida catena del freddo che a 3°C consente un rapido deposito dei lieviti nel tank.

Ha un leggero retrogusto di frumento mentre all’olfatto si percepisce appena un sentore di banana, perfetta per la bella stagione.

La Chiara ci colpisce particolarmente col suo profumo di crosta di pane, morbida, aromatizzata con luppoli cecoslovacchi, il saaz e l’allertau, e la immaginiamo accompagnata da una bella caponata con biscotto di grano e mais, pomodori, olio d’oliva e basilico.

Passiamo poi alla Rossa in stile Marzen, con sentori di melograno e caramello, molto piacevole; l’Ambrata la proviamo sia alla spina che in bottiglia, una doppio malto con note di caramello e di frutta; nettamente superiore alle altre, la Super, una chiara doppio malto, che ci conquista in modo assoluto: un sapore caldo e avvolgente, con note di albicocca e un leggerissimo amarognolo, 7° alcoolici è una birra perfetta su carni glassate o in agrodolce.

Anche la Nera ci sorprende per il suo equilibrio, cacao, caffè e liquirizia, senza eccessi e grande bevibilità.

Ma il colpo di scena arriva nel finale…Carlo ci fa saggiare una specialità che per il momento abbiamo deciso di tenere segreta perché sarà una delle sorprese che vi faremo il 22 aprile all’inaugurazione di BAI…

Nel complesso birre molto equilibrate, gradevoli e facilmente bevibili, nessun eccesso né sbavature. Sicuramente qualche voto in più lo meritano la Chiara e la Super, due ottime birre. Unica piccola nota dolente il menù del pub, poco attraente, piatti eccessivamente semplici con poco carattere. Ma Carlo ci sorride sornione, a lui interessa la birra!!!

 ...la misteriosa firmata Gruit...;)

Dopo pranzo bussola verso sud in direzione Lecce. Speriamo che anche questo birrificio sia in pieno centro come Gruit in modo da godere un po’ del magnifico barocco leccese. Invece il Birrificio B94 è lungo la strada che da Lecce porta a Cavallino, in periferia. La struttura però è molto bella, seminascosta in mezzo a concessionarie di auto e rimesse di barche, ricoperta di vetro a tutta altezza che la riempie di luminosità e calore.

L’idea di Raffaele Longo è nata molti anni fa, nel ’94 appunto, quando collezionava bottiglie di birra, passando poi a farsi la sua birra in casa, ma è solo da pochi anni che ha realizzato il suo personale impianto.

Quando da homebrewer ha cominciato a puntare seriamente su questo suo talento, riconosciuto tra l’altro da numerosi premi che campeggiano alle spalle della sua scrivania, si è appoggiato ad altri birrifici pugliesi fino al grande salto avvenuto nel 2008.

La scommessa è stata fino ad ora vincente, le birre di B94 sono tra le più bevute ed apprezzate della Puglia, grazie soprattutto all’infaticabilità e la passione di Raffaele. Nelle sue birre, infatti, si legge, oltre ad una grande esperienza e competenza maturata con pazienza e tenacia, anche un profondo legame con la sua terra che lo ha portato, tra l’altro anche a lasciare il “comodo” posto fisso in Emilia Romagna per ricominciare da zero ma nella sua “Terrarossa”.

Tre delle sue birre speciali si sposano amabilmente con prodotti della regione: la Malagrika con mela cotogna, la Sant’Ironzo con caffè di torrefazione leccese e la Sant’Irene con miele di timo. Oltre queste birre speciali, da segnalare la Terrarossa, dedicata appunto alla terra di Puglia, premiata da Unionbirrai come Birra dell’anno 2011 tra le birre di basso grado alcoolico di ispirazione anglosassone, una extra special bitter ambrata dal delicato profumo di caramella mou.

E poi un abbinamento ben riuscito: abbiamo sperimentato la November Ray, una chiara molto carica, quasi aranciata, in stile classico pale ale, fresca, con aromi di frutta e finale leggermente amaro, con un tris di cereali (riso, farro e orzo) preparati a risotto con basilico e finocchi.

Lasciamo il nostro amico Raffaele per metterci di nuovo in viaggio, questa volta con la bussola diretta a nord.

 

…l’avventura continua il 5 aprile…


Sabrina Prisco

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