Colombe e uova di cioccolato: scegliamole con consapevolezza. Ecco i criteri utili…

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La colomba alla nocciola di Emilio Soldivieri

Mancano pochi giorni a Pasqua e gli scaffali dei supermercati e delle pasticcerie sono invasi da dolci tipici, colombe e uova di cioccolato.

Gli spot pubblicitari in tv ci tormentano influenzando le nostre scelte. Ciò che andremo ad acquistare potrebbe perciò non essere un prodotto di qualità: come scegliere consapevolmente allora?

Il Dipartimento Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino (www.mdc.it) ogni anno, in occasione di questa festività, ricorda quali sono i criteri di scelta secondo il Decreto del 22 luglio 2005 interministeriale (Ministero delle Attività Produttive e Ministero delle Politiche Agricole e Forestali).

La denominazione “Colomba” è dunque riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma irregolare ovale simile alla colomba, una struttura soffice ad alveolatura allungata, con glassatura superiore e una decorazione composta da granella di zucchero e almeno il 2% di mandorle, riferito al prodotto finito e rilevato al momento della decorazione.

Gli ingredienti obbligatori (è possibile consultarli sulla confezione del prodotto stesso) sono: farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo; materia grassa butirrica (cioè burro), in quantità non inferiore al 16%; scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 15%; lievito naturale costituito da pasta acida; sale.

I prodotti venduti direttamente nei laboratori possono essere commercializzati anche senza etichetta purché sul banco di vendita ci siano un cartello o un registro che indichino la denominazione di vendita e la lista degli ingredienti.

Quanto alle uova di Pasqua, è essenziale valutare e la qualità del cioccolato. In particolare, è importante controllare la percentuale di cacao e la presenza di altre sostanze grasse vegetali diverse dal burro di cacao. Se il cioccolato contiene fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, la denominazione resta immutata ma l’etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: “contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”.

Per “cioccolato” si intende il derivato ottenuto da cacao e zuccheri. E’ necessario che contenga almeno il 35% di sostanza secca totale di cacao, almeno il 18% di burro di cacao e non meno del 14% di cacao secco sgrassato.

Per “cioccolato al latte” si intende invece il prodotto ottenuto da prodotti di cacao, zuccheri e latte (o suoi derivati). Deve contenere almeno il 25% di sostanza secca totale di cacao, il 14% di sostanza secca totale di origine lattica e il 25% di materie grasse totali.

Quando a queste denominazioni vengono aggiunte ulteriori diciture, come: cioccolato “fine”, “finissimo” o “extra”, il prodotto allora conterrà:

– nel caso del “cioccolato”, non meno del 43% di sostanza secca totale di cacao, di cui non meno del 26% di burro di cacao;

  • nel caso del “cioccolato al latte”, non meno del 30% di sostanza secca totale di cacao e del 18% di sostanza del latte ottenuta dalla disidratazione parziale o totale di latte intero, parzialmente o totalmente scremato, panna, panna parzialmente o totalmente disidratata, burro o grassi del latte, di cui almeno il 4,5% di grassi del latte.

Ora potete scegliere…

…e Buona Pasqua!

 

Federica Caiazzo

 

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