Waiting for BAI (PARTE I). Un tour birraio tra il Lazio e la Toscana…

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Partire è sempre un momento emozionante. Ogni viaggio, piccolo o grande che sia, ha in sé un piccolo germoglio di qualcosa che sta per nascere, l’attesa, l’ignoto, l’imponderabile…Questa volta, più del solito, l’eccitazione che si respira nell’aria di una domenica pomeriggio finalmente primaverile, è così tangibile che sembra quasi che ti intralci i movimenti, mentre prepari un bagaglio leggero. Ma finalmente si parte!

La destinazione è plurima: due tappe laziali, tre toscane alla scoperta di alcuni tra i migliori birrifici artigianali italiani. Ma la prima sosta, immancabile e beneaugurante per il saggio viaggiatore verso nord, è la mitica area di servizio La Macchia per un caffè e per comprare l’essenziale per il viaggio! Dopo di ché niente ci può fermare…

L’appuntamento col nostro amico Paolo Mazzola, grandissimo conoscitore e degustatore di birra, nostra “guida spirituale”, è al 4:20, bellissimo pub in via Portuense a Roma. A volte ti fai un’idea di un locale guardando i visi degli avventori.

Qui, appena entrata, ho avuto subito la sensazione di un posto di qualità essenziale, senza molti fronzoli. Facce pulite, discorsi interessanti, abbigliamenti sobri con una leggera deriva hippy e vintage e un ché di intellettuale.

La struttura è imponente, ricavata da vecchi magazzini,mattoni, acciaio e pietre, con 28 impianti alla spina di cui 13 a pompa, grosse lavagne con il menù e le birre scritte a gesso e cespugli di luppolo cascanti dall’alto. Il cibo e le birre vanno di pari passo. Ricette semplici impreziosite da ingredienti di alta qualità, tutte col comune denominatore della birra. Ordino un banalissimo hamburger, anzi un Hop-burger e tutto sento tranne la banalità.

La carne mi stupisce subito con la sua succulenza e la cottura perfetta, quasi fosse una bistecca di chianina! Completo il menù con un brownie preparato con la Double Chocolate Stout, una birra americana dal caldissimo sapore di cioccolata. Ottima anche una birra norvegese, la Nogne-O, dal delicatissimo sapore affumicato. Bella l’idea dei Growlers, fiaschette per la birra take away con 40% di sconto. Fantastica la collezione di birre Vintage, custodite in un frigo all’ingresso, da non perdere!

Il risveglio al mattino è molto british, ci inoltriamo nelle campagne a nord di Roma in mezzo alle nebbie di Avalon che ricoprono tutto il panorama con un pallido velo lattiginoso. Percorriamo un bel nastro di strada fiancheggiato dalle vigne Poggio del Cardinale appena potate, campi con macchine agricole al lavoro, davanti una casa una targa di legno massiccio enorme con su scritto: “Vendesi camelie”.

L'ingresso del Birrificio Turan

La prima tappa è il Birrificio TURAN di Montefiascone (VT). Davanti il capannone una moto molto vissuta, all’ingresso, appeso alla spalliera di una sedia, un giubottone di cuoio da vero bikers. E Massimo, in effetti, è un vero appassionato. Ci offre alcuni assaggi: la Ultrasonica, una birra speciale ad alta fermentazione, una ale belga appena ramata, con una schiuma densa e persistente, da degustare assolutamente non fredda; e la oOps una ambrata leggermente meno alcoolica con l’intenso sapore di cardamomo. Il birrificio è in fase di trasferimento in un capannone più grande, le richieste aumentano e la piacevolezza delle birre, sebbene gustate al mattino, ci spiegano bene il perché!

Salutiamo Massimo e ci dirigiamo alla volta di Tuscania, un delizioso borgo laziale ricco di scorci affascinanti, chiese premedievali e stradine lastricate. Ad accoglierci nel capannone nuovo di zecca, Andrea Fralleoni, dal cui cognome, un po’ manipolato, ha origine il nome del birrificio.

Tuscania

Andrea ci ospita nell’angolo di “rappresentanza”, un paio di divanetti di fronte un camino in un angolo del birrificio, ambiente che ci lascia immaginare lunghe serate trascorse a grigliare salsicce e a pianificare il lavoro. In effetti questo spazio è l’immagine più adatta a descrivere la dedizione di questo giovanissimo birraio, che, dopo 25 anni in IBM si è convertito da poco al mondo della birra, investendoci energie, competenze e 24 ore al giorno di tutti i suoi giorni.

Un altro scorcio di Tuscania

Il posto invita ad una degustazione approfondita e infatti le birre meritano tutta la nostra attenzione. Quattro etichette più una nuova, la +39 fatta con pils laziali e frumento italiano. Si comincia con la Morgause, una strong bitter che prende il nome dalla sorella subdola di re Artù e, come lei, ci conquista immediatamente senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Degustandola immediatamente ci viene spontaneo l’abbinamento con una zuppa di legumi e cereali, magari cicerchie con aggiunta di salsiccia. La +39, pur non essendo filtrata, ci colpisce per la sua limpidezza, ottenuta con l’abbattimento repentino della temperatura dal 95 a 20 gradi. La Area51, realizzata con luppoli americani, cascade e amarillo, e col lievito US05, colpisce per la sua amarezza molto delicata. E, infine, la Neverending, una stout di ispirazione irlandese, che ci sorprende col suo equilibrio persistente e perfetto, sapore intenso di caffè ma senza eccessi. Comune denominatore delle Free Lions è l’equilibrio e il corpo leggero.

Ciò che talvolta potrebbe sembrare un difetto, la scarsezza di corpo, in queste birre è una precisa scelta di disciplina birraia. Troppo facile cadere nella tentazione di caratterizzare fortemente una birra con spezie o aromi. Molto più complesso ricercare l’equilibrio, un’armonia di sapori in cui sentire i lieviti, il malto, i luppoli, gli aromi, senza che nessuno prevalga sugli altri. E sembra che Andrea ci stia riuscendo egregiamente.

Usciti piuttosto allegrotti dalle piacevoli attenzioni di Andrea, dopo un ottimo pasto riequilibratore, ci spostiamo verso la Toscana…

…segue

 

Sabrina Prisco

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