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Tutti al mare! Breve (e curiosa) storia della balneazione
La balneazione, ovvero l’atto di immergersi in acqua per scopi igienici, terapeutici, religiosi o ricreativi, accompagna la storia dell’uomo sin dagli albori della civiltà.
In ogni epoca e cultura, l’acqua ha rappresentato non solo una risorsa vitale, ma anche un elemento simbolico e sociale.
Già nelle civiltà mesopotamiche e nell’antico Egitto l’acqua rivestiva un significato sacro. I Sumeri e i Babilonesi praticavano abluzioni rituali in occasione di cerimonie religiose. Nell’antico Egitto, il Nilo non era solo fonte di vita ma anche luogo di pulizia e purificazione. I sacerdoti egizi, ad esempio, si lavavano più volte al giorno prima di officiare i riti.
In India, la pratica della balneazione è attestata sin dal 2500 a.C., con la celebre “Grande vasca” di Mohenjo-daro, nella valle dell’Indo. Le abluzioni rituali nel Gange e in altri fiumi sacri sono ancora oggi una tradizione viva nell’induismo e mostrano la continuità culturale millenaria del valore purificatorio dell’acqua.
I Greci, oltre a riconoscere il valore igienico della balneazione, ne apprezzavano anche gli effetti terapeutici e ricreativi. Le terme erano luoghi di ritrovo sociale, e i ginnasi ospitavano vasche per il bagno e stanze per massaggi e oliature. I medici greci come Ippocrate sottolineavano l’importanza dell’idroterapia per la salute.
L’Impero Romano portò la balneazione a livelli di raffinatezza e diffusione senza precedenti. Le terme romane erano vere e proprie istituzioni sociali: gratuite o a basso costo, aperte a uomini, donne (a orari separati) e bambini, includevano una sequenza rituale (apodyterium, tepidarium, calidarium, frigidarium) e talvolta anche piscine all’aperto (natatio).
Le terme non erano solo luoghi per lavarsi, ma anche centri di socializzazione, cultura e benessere. Alcune, come le Terme di Caracalla o le Terme di Diocleziano, erano immense e ornate di marmi, mosaici, biblioteche e giardini.
Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, anche la cultura termale andò progressivamente scomparendo in Europa occidentale, mentre sopravvisse in parte nell’Impero Bizantino e nel mondo islamico.
Nel Medioevo europeo, la balneazione cadde in disuso per diversi motivi. L’influenza della Chiesa, la paura della nudità e il crescente sospetto nei confronti dell’acqua come veicolo di malattie portarono a una cultura dell’igiene più austera.
Nel mondo islamico, invece, la balneazione mantenne un ruolo centrale: gli hammam (bagni turchi) erano spazi di preghiera, purificazione e relax, strettamente legati alla ritualità islamica e al concetto di purezza.
A partire dal XV secolo in Europa vi fu una riscoperta graduale del bagno. Sebbene il sapone fosse ancora poco usato, si diffusero i bagni termali e curativi.

In pieno Illuminismo, la scienza medica rivalutò l’idroterapia e vennero create le prime stazioni termali moderne.
L’idea di fruire del mare era ancora lontana ma la svolta arrivò nella seconda metà del Settecento, quando l’idea di balneazione iniziò a comprendere anche i bagni marini, in particolare in Inghilterra e in Francia, dove le élite aristocratiche iniziarono a recarsi sulle coste per godere dell’aria salubre e dei benefici dell’acqua salata. Nacquero così le prime località balneari, come Brighton o Biarritz.

Nel XIX secolo, la rivoluzione industriale, i progressi dell’igiene pubblica e la crescita delle classi medie portarono a una vera democratizzazione della balneazione. Le terme e le località balneari divennero mete turistiche. Nacquero nuove infrastrutture: stabilimenti balneari, cabine, costumi da bagno.
In Italia nel 1827 sorse a Viareggio lo “Stabilimento de’ Bagni”, concepito per offrire comodità e privacy ai bagnanti, segnando una pietra miliare nello sviluppo del turismo balneare del nostro paese. In seguito a Rimini venne realizzato lo “Stabilimento privilegiato dei Bagni Marittimi” (1843), sulla scia del quale si attrezzarono aree analoghe sulla riviera romagnola. E poi ne spuntarono altri a Livorno (1846), al Lido di Venezia (1857), sulla costa ligure e in città di mare come Napoli e Palermo.

Negli anni ’20 e ’30 dello scorso secolo esplose la moda dei bagni al mare, con il costume intero che lasciava scoperte braccia e gambe. Tale tendenza venne fortemente incoraggiata durante il fascismo con l’istituzione delle colonie marine, gestite dall’Opera Nazionale Maternità e Infanzia allo scopo di irrobustire la gioventù fascista con attività fisiche e ricreative. Il boom economico del secondo dopoguerra portò a una crescita esponenziale del turismo balneare. L’agosto italiano si trasformò nel mese dell’esodo estivo: un fenomeno tipicamente nostrano, nato con le chiusure delle grandi fabbriche, Fiat in testa, e del loro indotto.



A bordo delle mitiche Cinquecento e Seicento, con tanto di ombrellone, sdraio e provviste varie stipate sul tettuccio, le famiglie italiane intasavano le prime autostrade per raggiungere le agognate spiagge lungo gli oltre 8.000 chilometri di litorale, ormai ricoperto da migliaia di stabilimenti balneari. Alcuni fra questi divennero iconici, come la “Rotonda a Mare” di Senigallia (completata nel 1933 ma resa famosa dalla canzone di Fred Bongusto del 1964) o il “Kursaal” di Ostia, ripreso nel film di Federico Fellini “I Vitelloni” (1953).
Oggi la balneazione è praticata per motivi estetici, sportivi e terapeutici ma è soprattutto una sorta di rappresentazione del benessere della società moderna alla portata di tutti, in cui ciascuna cerca la sua “fetta” di mare, popolare o esclusiva.
E da primi timidi approcci verso il mare dell’Inghilterra vittoriana di quasi tre secoli fa, si è propagata definitivamente in tutti i continenti.





