Sicurezza alimentare. L’avvocato Bove ne racconta la storia e l’evoluzione…

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Con questo articolo diamo il via ad una serie di contributi relativi al diritto ed alla legislazione alimentare, grazie alla straordinaria disponibilità dell’avvocato Stenio Bove, specializzato in questa materia. Una bella occasione per riflettere su alcune tematiche scottanti del settore e dare qualche notizia in più a tutti gli imprenditori attenti al rispetto delle regole. Buona lettura! (il direttore)

 

Sono circa tre lustri che la produzione legislativa in materia di sicurezza ed igiene degli alimenti è divenuta prolifica a livello europeo, in quanto la tutela della salute dell’uomo, principio costituzionalmente garantito anche in Italia, promana anche da una sana e corretta alimentazione e dalla garanzia e dalla certificazione che i prodotti consumati sono “igienicamente sicuri”.

In Italia il primo grosso movimento normativo avvenne nel 1997 con l’emanazione del decreto legislativo 155, ‘pensionato’ successivamente con l’entrata in vigore, nella prima metà del decennio scorso, dei famosi regolamenti europei meglio noti come “pacchetto igiene”.

Il predetto testo normativo (155/97), che rappresenta l’antesignano della sicurezza alimentare, ha posto le basi per l’avvio di una metodologia nuova ed innovativa nel settore, ponendo a carico dei vari operatori del settore alimentare l’onere commisto all’obbligo di valutare e controllare il sistema di igiene e di sicurezza degli alimenti nel proprio ambito strutturale, oltre che di eliminare le cause che minano la stessa sicurezza degli alimenti.

Nasce così il concetto dell’autocontrollo alimentare che rappresenta la sintesi di una attività espletata per tenere sotto controllo tutte le attività inerenti l’igiene degli alimenti compiute all’interno dell’industria alimentare; tale atteggiamento non deve essere confuso con quella metodica, generalmente nota come HACCP, che serve ad identificare i punti critici della struttura, della ricezione e dello stoccaggio merci, nonché effettuare un’azione di monitoraggio, predisporre misure correttive, eseguire procedure di verifica e registrazioni ivi comprese le temperature dei luoghi in cui vengono conservati gli alimenti.

L’autocontrollo, correlato al sistema di HACCP, ha subito assunto un rilievo preciso e determinante sin dai primi anni duemila in numerosi arresti della Corte di Cassazione (Cass. 1538/02; Cass. III sez. penale sent. del 08.03.2003) poiché esse evidenziano l’esclusione di sanzioni anche penali in capo al responsabile del settore alimentare se questi ha : a) predisposto un valido ed efficace piano di autocontrollo ed attuato quanto in esso riportato; b) costantemente monitorato la sicurezza degli alimenti prodotti o commercializzati e registrato i dati del monitoraggio; c) aggiornato il piano di autocontrollo adeguandolo in caso di qualunque innovazione all’interno dell’industria alimentare di cui è titolare.

Una condizione fondamentale è data dal fatto che il piano di autocontrollo sia “reale e leale”, nel senso che non deve essere posto solo sulla carta ma deve essere realmente e lealmente applicato; così come è importante registrare tutte le non conformità che si verificano: infatti un piano di autocontrollo che non abbia mai evidenziato delle non conformità può essere considerato sospetto o perché non efficiente o perché falso.

Numerose sentenze di merito (Tribunale e Corte d’Appello) hanno sentenziato che può costituire un fondamentale elemento probatorio a favore della mancanza di colpa del responsabile dell’industria alimentare, in occasione di causazione di danni, la presenza di un piano di autocontrollo in cui sono stati valutati opportunamente i rischi connessi alle attività che si svolgono in un punto vendita, che descriva tutte le procedure adottate per garantire la salubrità ed igienicità dei prodotti alimentari e che viene realmente ed onestamente attuato.

Inoltre, l’autocontrollo deve avere la caratteristica della semplicità, limitato all’essenziale e compatibile con le dimensioni dell’azienda. In effetti esso può considerarsi completo quando vengono previste anche le misure correttive da adottarsi in seguito al mancato rispetto delle condizioni prefissate per ciascun punto critico. 

Come è importante chiarire che il piano di autocontrollo deve essere “specifico” per singola realtà e, di conseguenza, deve essere evitata l’adozione e l’applicazione di manuali precostituiti, elaborati a tavolino (meglio dire elaborati da internet) o applicati a realtà aziendali diverse.

Nell’ambito di un discorso generalizzato si inserisce anche la funzione di controllo operata dalle diverse Autorità (ASL e Carabinieri del NAS precipuamente) la cui funzione è quella di accertare che le procedure adottate per l’autocontrollo consentano di garantire effettivamente la sicurezza e la salubrità dei prodotti alimentari in relazione alla effettiva attività svolta.

Infine, nell’ottica della tutela della salute pubblica garantendo la sicurezza alimentare, diventa fondamentale la figura del responsabile dell’industria, quale unico soggetto titolare di oneri, obblighi e doveri, a nulla rilevando se questi si avvale o meno dell’operato di terze persone: chi garantisce l’igienicità dell’alimento prodotto o commercializzato è sempre il titolare dell’industria ed è sempre questi responsabile di inadempimenti circa la corretta procedura di autocontrollo o la eventuale produzione di danni. Si tenga presente che, in ambito penale, la responsabilità è sempre personale e, pertanto, addebitabile unicamente al titolare dell’industria alimentare; in ambito civile risulterebbe difficile anche una eventuale azione di regresso nei confronti di terzi responsabili, anche in presenza di un preciso rapporto contrattuale di collaborazione o di mandato.

Per tale motivo occorrerebbe che il titolare dell’industria alimentare impegnasse personalmente poche ore al mese ad occuparsi di igiene  e sicurezza degli alimenti e/o di avvalersi di collaboratori veramente capaci e competenti e che non facciano della loro attività un mezzo per lucrare su ogni cosa, ma che mirino a garantire effettivamente la sicurezza alimentare.

 

Avv. Stenio Bove

studiolexbove@libero.it

www.avvocatosteniobove.it

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