Pile e accumulatori: quali riciclare e dove buttarle?

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Le pile e gli accumulatori esausti che usiamo ogni giorno sono molto inquinanti per i metalli che contengono, come zinco, piombo, cromo, cadmio, ma soprattutto mercurio, il più pericoloso.

Non devono quindi essere assolutamente dispersi nell’ambiente, né tanto meno nelle acque, perché se assimilati dagli animali o dall’uomo, portano gravi danni alla salute.

La raccolta delle pile è indispensabile, considerando soprattutto che ogni anno circa 160.000 tonnellate di pile (di cui il 30% ricaricabili) vengono immesse nell’Unione Europea. Si aggiungono a queste 800.000 tonnellate di pile per automobili e 190.000 tonnellate di pile industriali.

 

Le pile e gli accumulatori che possono essere raccolti (secondo il D.Lgs. 188, datato 20 Novembre 2008) sono:

• le batterie primarie (pile non ricaricabili) di tipo:

– Zinco-Carbone (apparecchi a basso consumo, es. sveglie)

– Alcalino-Manganese (apparecchi ad elevato fabbisogno di energia, es. walkman)

– Litio (es. fotocamere, orologi da polso o calcolatrici tascabili)

– Zinco-Aria (batterie per usi specifici, es. apparecchi acustici)

– Ossido d’Argento (celle a bottone, es. orologi o calcolatrici tascabili)

• le batterie secondarie/ricaricabili (accumulatori):

– Piombo (utilizzati per l’alimentazione automobili e camion)

– Nichel-Cadmio (batterie economiche per apparecchi ad elevato consumo di energia)

– Nichel-Idruro metallico (per giocattoli, videocamere, apparecchi radio; meno nocive degli accumulatori al nichel-cadmio)

– Ioni e polimeri di litio (per cellulari, notebook o fotocamere digitali)

Per differenziare le pile potete dunque gettarle negli appositi raccoglitori nella vostra città, portarle direttamente nei centri di raccolta più vicini a casa vostra o consultare online i siti dei consorzi come www.cobat.it.

 

Federica Caiazzo

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