Fare sistema per crescere. Dalla BIT un nuovo spunto per analizzare la risorsa “enogastronomia”

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Si è conclusa da poco l’edizione 2010 della borsa del turismo. Nell’edizione di quest’anno sono state sottolineate alcune tendenze interessanti, che possono considerarsi ormai consolidate. Attualmente l’offerta turistica nazionale raggiunge il maggior tasso di attrazione quando è sostanzialmente legata all’enogastronomia.

Tale tendenza sembra essere la strategia più efficace per un settore come quello turistico che ha risentito in maniera considerevole della crisi economica. In Campania le potenzialità di un turismo concepito in armonia con il territorio resta ancora oggi una potenzialità che stenta a raggiungere la sua massima espressione.

La riprova si è avuta proprio nel corso della Borsa del Turismo di Milano. Alcuni esponenti di una non meglio precisata società di sviluppo territoriale della Piana del Sele hanno incontrato il Ministro dell’Agricoltura Zaia per decantare le eccellenze produttive della Piana del Sele legate alla filiera lattiero casearia.

Tutta l’operazione è stata suggellata con alcuni articoli su diverse testate. Fin qui nulla di strano se non fosse per alcune considerazioni che sarebbe utile se non doveroso evidenziare. Il Ministro Zaia com’è noto a breve lascerà i suoi impegni governativi per assumere con molta probabilità la carica di Governatore della Regione Veneto.

Il Ministro si è distinto nell’esercizio delle sue funzioni per una strenua difesa delle esigenze produttive del Nord, mi riferisco in particolare al famigerato popolo delle quote latte del bresciano, protagonista di un eterno contenzioso con la Comunità Europea, resasi colpevole di voler ingabbiare le capacità produttive di quei territori.

Per dirla in maniera diretta il Ministro Zaia ha rappresentato un’efficace punta di diamante del leghismo applicato all’agricoltura. Questa politica alquanto miope è una delle cause dello stato di crisi del settore primario. Oggi chi ha scelto di vivere di agricoltura è sempre più schiacciato dalle discrepanze di una filiera produttiva con troppo passaggi e che favorisce la grande distribuzione.

Di fronte a tutto ciò non sarebbe utile mettere in piedi una conferenza agraria in grado di riunire intorno allo stesso tavolo tutti i soggetti legati al settore agricolo per affrontare in modo serio il problema? Il Ministro Zaia non sembra di questo avviso.

Poco male in un Paese come l’Italia che brilla per l’assoluta mancanza di una politica industriale. Basti pensare che attualmente l’unica politica industriale presente è quella legata al ciclo dei rifiuti.

C’è però un altro aspetto che non va trascurato. Chi ha incontrato il Ministro lo ha fatto con l’intenzione sottolineare la differenza dei produttori di mozzarella salernitani rispetto ad alcuni truffaldini colleghi casertani protagonisti dell’ennesimo scandalo.

Ora non è mia intenzione difendere chi si è reso protagonista di atti criminosi che vanno denunciati in tutta la loro gravità, ritengo però utile ricordare due semplici cose a queste persone. La prima è che l’unico marchio DOP riconosciuto appartiene alla mozzarella di bufala campana e non a quella salernitana piuttosto che a quella casertana. La seconda è che forse sarebbe utile scegliere con più attenzione i propri alleati se si vuole difendere realmente un comparto così importante per l’agricoltura della nostra regione.

Vito Aita

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