Orange wine: odi et amo! E tu sei pronto a provarli?

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Capita col vino quanto capita, a volte, con l’amore: il colpo di fulmine che, nel caso dell’amore, ti fa balzare il cuore in petto e, nel caso del vino, ti stimola le papille gustative. Il mio colpo di fulmine l’ho avuto con gli orange wine, i vini cosiddetti arancione per il colore giallo così intenso da rasentare l’arancio ma senza la colorazione mattonata dei vini che stanno per tradire.
Gli orange wine sono vini di frontiera del gusto, la superi e diventano imbevibili, rimani al di qua e godi di emozioni accattivanti e insolite. E’ un vino da bacche bianche che è meglio bere a temperatura ambiente (è il mio parere, non condiviso da parte dei ristoratori che lo servono freddo al pari di un qualsiasi bianco) e sorseggiare anche lontano dal pasto, un vino da meditazione più che da abbinare al cibo.

E poi quale cibo consumare con un vino così strutturato non è facile dire, non certamente il pesce poco elaborato della nostra cucina né le minestre e neppure i latticini a pasta filata tipo mozzarella di bufala.
Nel dubbio dell’abbinamento lo beviamo così, da solo, attente a non agitare troppo il bicchiere in cerca degli archetti, che ci stanno e sono alquanto pesanti essendo il vino molto strutturato.
Mi è piaciuto molto un orange wine toscano, il Fontenasso della Famiglia Fabiani, che mi ha colpito nel gruppo non molto numeroso dei bianchi a lunga macerazione. Il Fontenasso è prodotto a Cinigiano, in Maremma, in una zona che fino a qualche anno fa era ritenuta marginale rispetto al Chianti e alla Val d’Orcia di Montalcino e Montepulciano.
Si diceva che la vicinanza del mare influenzava negativamente la qualità del vino che invece, da tradizione toscana, voleva al freddo dell’interno, la neve che si posa sulle vigne del Sangiovese e lo rende così robusto al palato.

Questo finché nell’Alta Maremma arrivò il maestro degli enologi italiani, Giacomo Tachis, a mettere mano all’esperimento del Sassicaia. Di Tachis al mio corso AIS si parla con il rispetto che si deve a chi ha lanciato una diversa immagine del vino italiano, i nostri docenti ne pronunciano il nome stando idealmente sull’attenti e a noi che per età non l’abbiamo conosciuto, consigliano di leggere l’opera nei manuali.
Cinigiano è un paese nella Maremma grossetana circondato dai boschi e schiacciato da un lato verso il Mare Tirreno. La Famiglia Fabiani ha tentato l’esperimento, di successo, di mescolare Trebbiano e Malvasia, i vitigni bianchi tipici di Toscana, per ricavare un vino di carattere e di profumi. La lunga macerazione gli conferisce il colore tendente all’ambrato ed una pienezza di sentori che rimanda al gusto dello sherry senza però avere il senso di ossidazione.
I produttori applicano lo stesso metodo al loro rosso, ci riserviamo di gustarlo e commentarlo per i lettori.

Qui possiamo consigliare il Fontenasso a tutte coloro, e sono numerose nella platea femminile delle allegre bevitrici, vogliono andare oltre il solito bianco fruttato e un poco acidulo che viene loro offerto a cena.

Questo vino somiglia ad un compagno o una compagna non giovani e non sfioriti, qualche anno in più li fa maturare al punto giusto da essere perfetti commensali. Non aspettate troppo, mi raccomando, il punto di svolta per il vino e le persone può essere vicino.

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