NO alle bibite gassate. Colpevoli di aprire le porte a obesità e patologie

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BIBITE GASSATE260 miliardi di litri di bibite consumate globalmente all’anno, di cui circa 200 miliardi di litri gassate. Gli Usa ne sono i più grandi consumatori, l’infatuazione degli americani per le bollicine iniziata verso gli anni 80 con le intese campagne pubblicitarie di note aziende, è sfociata in un vero idillio con il consumo pro-capite di oltre 200 litri annui. Seguono Cina e Messico.

In Italia il comparto tra bevande gassate e piatte, esclusa l’acqua, si caratterizza per 3.500 milioni di litri,  62 litri medi annui pro capite. Riguardo le sole bevande gassate la produzione in Italia è pari a 2.900 milioni di litri che equivalgono ad un consumo medio annuo pro-capite di circa 50 litri.

Sono quasi 23 milioni gli italiani che dichiarano di bere bevande gassate e di questi ben 6,5 milioni circa dichiara di farlo regolarmente. E’ quanto emerge da una indagine Censis-Coldiretti in riferimento all’allarme lanciato dal maxi-studio globale, presentato alle sessioni scientifiche del meeting American HeartAssociation’s Epidemiology and Prevention/Nutrition, Physical Activity and Metabolism 2013.

Come spiegano i ricercatori, il consumo eccessivo di queste bevande porta le persone ad aumentare di peso e l’obesità incrementa notevolmente il rischio di sviluppare patologie croniche come diabete, malattie cardiovascolari e addirittura alcune forme di tumori.

Combinazione dai pericolosi risvolti è la registrazione di un associato abbandono dei principi base della dieta mediterranea, universalmente conosciuta come importante nella prevenzione di malattie e vero e proprio elisir di lunga vita.

Nel 2012 – sottolinea la Coldiretti – sono stati acquistati in media dalle famiglie italiane 331 chilogrammi di frutta e verdura per un totale di appena 8 milioni di tonnellate con un calo su base annua sia nel comparto frutticolo (-2,3% con 4,3 milioni di tonnellate) che in quello degli ortaggi (-1,6% a 3,7 milioni di tonnellate).

Il cambio di rotta sulle nostre tavole, conseguenza anche della crisi economica, provoca un aumento delle spese socio-sanitarie correlate alle cattive abitudini alimentari stimato in Italia in circa 23 miliardi di euro annui.

Siccome i numeri, si dice, non mentono, ecco che diventa sempre più importante rivalorizzare una dieta che si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità,garantendo la conservazione e lo sviluppo delle attività collegati alla pesca e all’agricoltura, la Dieta Mediterranea. Difendere questo patrimonio dell’Umanità e risaldare quindi quel legame che affonda le proprie radici nella storia più antica del mondo e di tutti i suoi abitanti.

 

Claudia Caselli

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