La viticoltura eroica delle colline flegree. La storia di Raffaele Moccia

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Non so a quanti sia capitato, percorrendo la tangenziale di Napoli tra Agnano e Pozzuoli, di osservare le pendici del cratere degli Astroni che guardano verso l’ippodromo e di pensare a chi possa mai aver sistemato e coltivato in quel modo quella terra sospesa.

A me è capitato spesso di guardare il profilo a scalini delle pendici e le terrazze che ci girano intorno e non molto tempo fa, l’11 dicembre 2009, mi è anche capitato di salire fin lassù, quasi sospinta da Raffaele Moccia, altro personaggio eclettico come Vincenzo Amoroso della cantina sotterranea.

Questa volta, però, invece di scendere nelle viscere di Napoli, risaliamo verso la luce della montagna, arrampicandoci come capre tra una terrazza e l’altra.

L’occasione viene dall’incontro conclusivo di un corso per il riconoscimento dei vitigni campani per i tecnici dello Stapa-CePiCa di Napoli, ospitato proprio nella cantina Agnanum di Raffaele Moccia che ci saltella intorno, quasi con il timore di non avere tempo sufficiente per raccontarci tutto e farci vedere ogni più piccolo particolare della sua azienda.

E’ inevitabile: se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, come si dice un po’ banalmente, dietro ogni viticoltore “eroico” ci deve essere un grande padre, perché, anche per Raffaele, come per Vincenzo, la passione gli è venuta dal padre e lui non smetterà di coltivare le viti, fin quando ne avrà la forza, perché quella vigna l’ha impiantata suo padre ed il rispetto che nutre per lui gli impedisce di “mollare”, nonostante le difficoltà.

E allora comincia a salire in fretta, spingendo noi ”capre” per farci arrivare fino alla cima, lì dove comincia il muro borbonico che segue il crinale del cratere degli Astroni. Ci affacciamo da una piccola breccia nel muro: sotto il fitto e ombroso bosco, in fondo piccoli lampi azzurri del laghetto. Da quell’altezza lo sguardo abbraccia un panorama sorprendente: per la bellezza antica, non ancora completamente distrutta dall’uomo, per il Vesuvio lontano, per le dolci colline dei crateri.

I piedi affondano nel soffice terreno vulcanico, così docile da coltivare ma così ribelle alla staticità: ogni pioggia ne porta via un bel po’ e se non ci fossero persone come Raffaele a coltivare le terrazze, sistemare i canali di scolo e regimentare le acque, quante volte il crinale sarebbe franato a valle!

Riconosco nella forma delle piante e nella disposizione dei pali l’antico modo di coltivare la vite sulle colline flegree: un compromesso tra forze fisiche, quella di gravità che tira verso il basso e quella dell’uomo che porta le piante verso l’alto, costringendole a cammini tortuosi per arrampicarsi ai pali. Piedirosso e Falanghina sono le varietà che coltiva Raffaele per i suoi vini: il Piedirosso lo fa dannare perché non vuole produrre come lui vorrebbe ma la Falanghina gli obbedisce ciecamente, entrambi costano una fatica enorme.

La passione ha molte forme e persone come Raffaele e Vincenzo non si accontentano di produrre solo il vino: come Vincenzo fa “anche” il macellaio, così Raffaele alleva “anche” polli e conigli.

Curiosa coincidenza: due destini lontani nello spazio, l’uno sotto terra e l’altro in cielo, accomunati dal vino e dagli animali, oltre che dallo stesso enologo Gianluca Tommaselli, quasi che il produrre vino possa addolcire un mestiere cruento.

I vini prodotti dall’azienda Agnanum per un totale di circa 15000 bottiglie sono:

Falanghina DOC Campi Flegrei circa 10000 bottiglie

Piedirosso DOC Campi Flegrei circa 2000 bottiglie

Piedirosso DOC Campi Flegrei Vigna delle Volpi 600 bottiglie

Falanghina DOC Campi Flegrei Vigna del Pino circa 900 bottiglie

Dopo il grande lavoro effettuato durante l’anno in vigna, si esegue una vendemmia tardiva, infatti si attende la fine del mese di ottobre per la raccolta delle uve, occhi al cielo sperando sempre nella clemenza del clima.

Dopo la pigiodiraspatura si procede all’inoculo dei lieviti per l’innesco delle fermentazioni alcoliche, le fermentazioni e le successive vinificazioni avvengono in serbatoi in acciaio a temperatura controllata.

I due prodotti base – Falanghina e Piedirosso Campi Flegrei DOC – seguono la sola vinificazione in acciaio, mentre per i due prodotti a tiratura limitata -Vigna del Pino e Vigna delle Volpi – alla fermentazione in acciaio segue un affinamento in tonneaux di rovere francese, per circa 8/10 mesi a seconda delle annate.

E’ curioso descrivere da dove derivano i nomi dei due vini Vigna del Pino e Vigna delle Volpi: il primo prende il nome dal pino marittimo che si erge tra le vigne di Falanghina, Il secondo invece si chiamata così perché la vigna si trova ai confini con il parco degli Astroni da dove di notte le volpi sbucano e scorrazzano tra i vigneti alla ricerca dei dolci grappoli.

Tutti i vini dell’azienda Agnanum seguono la filosofia di Maurizio De Simone, ispirata ad un’ enologia di “non intervento”, attendendo cioè che tutto il processo della maturazione ed affinamento avvenga al trascorrere naturale del tempo, senza troppe manomissioni e forzature.

Non vengono, per esempio, effettuate filtrazioni estreme, né stabilizzazione tartarica, certo con il rischio nel tempo di possibili precipitazioni in bottiglia che possono far storcere il naso a qualcuno, ma l’obiettivo è di conservare il più possibile intatta la naturalezza che fa di questi prodotti la massima espressione di tipicità del territorio.

Azienda Agricola Agnanum di Raffaele Moccia. – Via Vicinale abbandonata agli Astroni, 3 – 80125 Napoli Tel/Fax 0812303507 Servizio Cortesia +39 3385315272 – info@agnanum.it

Antonella Monaco e Gianluca Tommaselli

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