La vendemmia 2012 secondo Assoenologi. La più scarsa (quantitativamente) dal 1950

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La vite è più forte del clima impazzito. Nonostante i cambiamenti climatici che hanno caratterizzato le ultime annate e il pazzo andamento che ha segnato il ciclo vegetativo 2012 – spiega il dottor Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi, ovvero dell’Organizzazione nazionale di categoria che nel nostro Paese raggruppa e rappresenta i tecnici del settore vitivinicolo – la vite manifesta la sua capacità di adattamento, riuscendo a superare i momenti di criticità che hanno invece fortemente compromesso l’esito di altre importanti colture.

Prova ne è l’andamento di questa vendemmia che, se pur abbia alle spalle un’annata contraddistinta da nefasti anticicloni che hanno “bruciato l’Italia” e da una carenza di piogge estive che ha battuto ogni record, si sta orientando, almeno per i vini rossi e grazie alle piogge cadute nell’ultima settimana, verso un risultato che, se il mese di settembre decorrerà nel migliore dei modi, ossia con temperature adeguate, giuste precipitazioni e forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, non è escluso che possa ancora firmare un sostanziale recupero.

Le prime regioni a tagliare i grappoli per le uve precoci e base spumante sono state, tra il 2 e l’8 agosto, la Sicilia, la Puglia e la Lombardia – spiega Martelli -. Il pieno della raccolta in tutt’Italia avverrà nella seconda decade di settembre, per concludersi entro la fine di ottobre e i primi giorni di novembre con i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna.

Poteva essere una vendemmia memorabile sia per quantità che per qualità. Sarebbe bastato che l’estate ci avesse regalato meno sole  e qualche pioggia, ma così non è stato – aggiunge il direttore Assoenologi -. Siamo di fronte ad un’annata che deve ancora giocare buona parte delle sue potenzialità. I dati scaturiti dai rilievi fatti in maggio erano assai promettenti da Bolzano a Pantelleria sia quantitativamente che qualitativamente. A fine giugno le valutazioni sono scese, ma con la sicurezza che le consuete piogge estive avrebbero “raddrizzato” la situazione. Purtroppo invece i mesi di luglio e di agosto sono stati inesorabili.

Sette anticicloni non hanno “bruciato” la vendemmia. Eravamo abituati a prendercela con l’anticiclone delle Azzorre, ma quest’anno abbiamo dovuto fare i conti non con uno, bensì con sette disperati fenomeni dai nomi più suggestivi – ironizza Martelli che è anche presidente del Comitato nazionale vini del Dicastero dell’agricoltura -. In primavera abbiamo accarezzato Hannibal. Abbiamo quindi conosciuto Scipione che, dal 17 al 27, ha fatto evaporare giugno. Poi abbiamo maledetto Caronte che, dal 29 giugno al 9 luglio, ci ha traghettato verso questa torrida estate facendoci boccheggiare alla soglia dei 40 gradi.

E che dire di Minosse che, dal 10 al 15 luglio, ci ha regalato sei giorni di fuoco privilegiando Sicilia, Sardegna e Puglia. Dal 29 luglio al 5 agosto abbiamo dovuto fare i conti con Ulisse. Dal 7 al 15 agosto è stato Nerone a far parlare, o meglio “boccheggiare” l’Italia tutta, seguito da Caligola (17/19 agosto) che ha lasciato il posto a Lucifero (20/25 agosto). Beatrice, purtroppo, non ci ha portato le tanto auspicate piogge di fine agosto, che invece sono cadute nei primi giorni di settembre grazie a Poppea che ha portato basse pressioni con ampie escursioni termiche tra giorno e notte.

Dalla neve al caldo torrido: un ciclo vegetativo bizzarro. L’andamento climatico che ha caratterizzato la stagione 2011/2012 e il conseguente ciclo vegetativo della vite è stato alquanto eterogeneo e bizzarro, ricco di capovolgimenti – spiega Martelli -. Il primo periodo invernale è stato piuttosto mite; tanto che in dicembre in alcune regioni del Nord Italia si sono raggiunte temperature di 15/16°C, per scendere in gennaio anche a meno 20°C come è avvenuto in Piemonte.

Nella fascia Adriatica invece l’inverno è stato alquanto piovoso e con copiose nevicate anche a bassa quota che hanno, in particolare, interessato le Marche e l’Abruzzo. Contrariamente la fascia tirrenica in generale e la Toscana in particolare, hanno avuto un inverno scar-samente piovoso fatta eccezione della Campania in cui, oltre alle piogge, ha visto cadere abbondanti nevicate. Nell’ultima decade di marzo le temperature massime al Centro Nord hanno superato anche i 25°C per ritornare su valori bassi nel mese di aprile dove, in alcune zone, nella notte del 9 aprile la temperatura è scesa molto vicina agli 0°C.

Il periodo primaverile al Nord è stato turbato da forti grandinate che hanno coinvolto vaste zone dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte al Trentino. In seguito alle piogge, in diverse zone del Centro Nord, la fioritura non è stata favorita; ciò ha determinato minore fertilità e un numero inferiore di acini per grappolo. Nel Centro Sud, da fine aprile in poi, le belle giornate e le alte temperature hanno favorito lo sviluppo di una buona vegetazione con normale formazione di grappoli. Da maggio le temperature sono cresciute per stabilizzarsi su valori alti che in molte zone e per più giorni hanno toccato i 40°C. Al Centro Nord  il caldo è scoppiato a giugno inoltrato, mentre le piogge sono praticamente scomparse (fatta eccezione per i territori a ridosso dei rilievi montuosi dove si sono manifestati diversi temporali), per ricomparire solo all’inizio di settembre, quando ormai il 20% del prodotto era già stato conferito alle cantine. Ciò ha determinato un consistente abbattimento della produzione delle uve precoci, in particolar modi di quelle a bacca bianca.

Da un punto di vista quantitativo l’Italia è divisa in due, – afferma il direttore generale di Assoenologi – . Quella Centro Settentrionale, Lazio compreso, fa registrare dei livelli produttivi inferiori rispetto al 2011 con percentuali di decremento che vanno da -5% a -20%, mentre l’Italia Centro Meridionale registra dei valori pari o superiori, oscillanti da 0 a +10% rispetto allo scorso anno. Anche se va sottolineato che la Puglia rimane stabile, così come la Sicilia il cui aumento di 10 punti, rispetto al 2011, è dato unicamente dalla rimessa in produzione dei vigneti “bloccati” con la cosiddetta “vendemmia verde”.

Si produrranno 40,3 milioni di ettolitri di vino. Un quantitativo inferiore del 5,6% rispetto a quello dello scorso anno che fece registrare una produzione di 42,7 milioni di ettolitri (dato Istat) e del 10% rispetto alla media dell’ultimo quinquennio. Il periodo siccitoso dell’estate ha fatto cambiare le valutazioni sulle quantità della produzione visto che in diverse zone, anche se si è intervenuti con adeguate irrigazioni di soccorso, l’ingrossamento degli acini è stato penalizzato. Se nelle prossime settimane – ipotizza il Centro studi Assoenologi – tornerà il caldo senza adeguate precipitazioni, si potrà verificare un ulteriore abbattimento dei valori quantitativi che potrebbero abbassare a meno di 40 milioni di ettolitri la produzione 2012.

La vendemmia più scarsa dal 1950. Per meglio focalizzare il livello della produzione 2012 diamo un’occhiata ai dati degli ultimi decenni. La vendemmia 2012 per scarsità di produzione si pone al primo posto, seguita da quella del 1950 (41 milioni di ettolitri) e da quella del 2007 (42,5 milioni di ettolitri). Va detto comunque – specifica Martelli – che negli anni 1950/80 la superficie vitata italiana di uva da vino era decisamente più elevata dell’attuale (nel 1980 era di 1.230.000 ettari. Oggi è di 694.000 ettari – dati Istat). Per contro dal 1950 ad oggi le annate più produttive risultano, sempre secondo i dati Istat, quelle del 1980 (86,5 milioni di ettolitri di vino), del 1979 (85,1 milioni di ettolitri di vino) e del 1983 (83,3 milioni di ettolitri di vino). Nel 1983 si è quindi prodotto più del doppio di quanto si stima per il 2012.

Per la qualità tutto dipende dal mese di settembre. Il grande caldo che i sette anticicloni ci hanno imposto non è bastato a “bruciare” le speranze per ottenere un millesimo interessante. Il risultato della vendemmia 2012 dipenderà dall’andamento climatico e meteorico delle prossime settimane. Se il caldo non darà tregua e non si verificheranno adeguate escursioni termiche, ci si dovrà accontentare di una produzione buona ma con poche punte di ottimo. Viceversa se le condizioni climatiche e meteoriche saranno propizie si potrà sperare in un migliore risultato, in particolar modo per i vini rossi.

Attualmente qualità eterogenea. Il gran caldo e la scarsità di precipitazioni hanno bloccato l’insorgere delle tradizionali ampelopatie della vite. In tutt’Italia quindi l’uva è sana. Nelle zone in cui la fioritura è stata contrastata dalle avversità meteorologiche i grappoli si presentano spargoli e non uniformi. Nei vigneti che non sono stati soccorsi, nei momenti di massima calura con adeguate irrigazioni, la resa uva/vino è decisamente inferiore alla media. Tutto ciò giustifica – aggiunge il direttore di Assoenologi – la forte eterogeneità che caratterizza la produzione 2012, visto che anche nella stessa regione il buono si scontra con l’ottimo ed il mediocre con l’eccellente. Molto ottimismo rimare per i vini che saranno ottenuti da uve a bacca rossa per i quali sono possibili livelli di tutto rispetto.

Il vino italiano piace e rimane il più venduto al mondo. Mentre i consumi interni continuano a calare: siamo a 42 litri a persona contro i 45 del 2007, con una tendenza ad un ulteriore decremento, tanto che Assoenologi ritiene che chiuderemo il 2012 a 40 litri pro-capite, le nostre vendite all’estero, nonostante il periodo difficoltoso, crescono. Il 2011 si è chiuso con un incremento del 12% in valore e del 9% in volume rispetto al 2010. Gli ultimi dati del 2012 mettono in luce un decremento in volume del 11,5% ma una crescita di ben l’8,3% in valore rispetto al 2011. Il che vuol dire che mandiamo all’estero meno prodotto ma guadagniamo di più. Decisamente interessante anche l’incremento del prezzo al litro delle nostre vendite all’estero all’ingrosso che, negli ultimi mesi, è aumentato del 22,3% passando da 1,76 a 2,13 euro.

Il mercato all’ingrosso dei prodotti 2012. Il mercato all’ingrosso di mosti e vini è stato calmo fino a Ferragosto. Oggi è agitato, soprattutto per alcuni prodotti fortemente richiesti. In sintesi le contrattazioni risultano deboli in Emilia Romagna, Toscana e Sicilia, piuttosto sostenute in Piemonte e Veneto, con prezzi in crescita rispetto al 2011. Decisamente in rialzo le quo-tazioni del Pinot grigio, visto anche la scarsa quantità di prodotto disponibile. Nelle Marche e in Puglia o prezzi di alcune varietà sono lievitati anche del 10%. In Abruzzo alcune partite di vini e mosti hanno raggiunto +25% rispetto al 2011. In Friuli Venezia Giulia si contrattano al rialzo, oltre al Pinot grigio, Sauvignon e Ribolla gialla; queste le ultime rilevazione di Assoenologi.

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