La pasta e la pizza non parlano più italianoA rischio anche le aziende cerealicole campane

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SALERNO. A pochi giorni dalle operazioni di mietitura, molte imprese cerealicole rischiano di chiudere i battenti. I  prezzi pagati agli agricoltori sono in caduta libera,  si passa dai 33 euro per quintale di grano pagati nel 2008, ai 23 euro del 2009 ai 13-15 euro del 2010.

La Cia di Salerno esprime preoccupazione per la crisi che sta investendo il settore cerealicolo, le conseguenze potrebbero essere disastrose per l’economia agricola regionale, con la chiusura di tante aziende e la diminuzione delle superfici coltivate.

I prezzi sono addirittura più bassi di venti anni fa, quando le quotazioni erano di 50.000 lire, pari ad euro 25,82, un “taglio” drastico quasi del 50 %. I produttori sono al collasso, anche perché costretti a sostenere costi (produttivi, contributivi e burocratici) in crescita record (più 30 per cento rispetto allo scorso anno).

I prezzi all’origine  sono sempre più stracciati. Basti pensare che produrre un ettaro di grano duro costa all’agricoltore circa 900 euro, mentre, in queste particolari condizioni, i ricavi non arrivano a 600 euro. Gli agricoltori sono  ancora una volta usurpati del loro diritto ad avere un giusto reddito.

Occorre correggere la disfunzione economica che esiste nelle filiere produttive, garantendo la giusta redistribuzione delle risorse tra produzione, trasformazione e distribuzione.

Così non va, non è possibile che la materia prima prodotta dall’agricoltore venga pagata sempre meno, e nello stesso tempo constatare continui aumenti, soprattutto per i prodotti agroalimentari “trasformati”, di cui sono vittime principalmente i consumatori.

E’ essenziale, inoltre, garantire la massima trasparenza nei confronti degli stessi, che devono essere in grado di scegliere, avendo possibilità di leggere sulle etichette anche l’origine dei prodotti.

La crisi sta investendo i produttori di grano duro che, oltretutto, sono penalizzati dall’invasione dei mercati di produzioni estere, soprattutto da parte dei paesi extracomunitari, come gli Stati Uniti, il Canada, il Messico, l’Australia e la Turchia .

I prodotti come pane, pizza e pasta, simboli della nostra Regione, espressione  del “made in Italy” , saranno fatti con grano proveniente dall’estero, con seri dubbi sulla  qualità e sanità del prodotto. Un dato sconfortante se si considera che già oggi,  per produrre  pasta italiana, vengono impiegati grani duri per il 50-60 % di origine estera.

Sono gravi le responsabilità, insomma, di chi invece che premiare la qualità che gli agricoltori italiani si sforzano di produrre, ricorre – rimarca la Cia di Salerno – all’utilizzo di produzioni estere in situazioni anche non strettamente necessarie.

Obiettivo della Cia è, dunque, quello di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per valorizzare i prodotti cerealicoli, migliorando il reddito degli agricoltori e mettendo a disposizione dell’industria e dei consumatori produzioni di qualità.

La Cia invoca l’istituzione di un tavolo regionale al fine di discutere i possibili interventi immediati per fronteggiare un’emergenza che sta assumendo aspetti catastrofici.

La Cia – Confederazione italiana agricoltori di Salerno –  riunirà  nei prossimi giorni il gruppo di interesse economico cerealicolo, per delineare le linee guida  sulla cerealicoltura di qualità che metta al centro, territori, aziende e agricoltori, quale tassello principale e determinante di una nuova politica alimentare e di prodotto.                                                                     

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