Quest’anno penso che vorrò partecipare a tutte le feste di antica tradizione della mia regione. Sarà una vera impresa perché la Campania è una di quelle regioni così ricca di tradizioni che, per farlo, dovrò trasformarmi in una specie di trottola!
Andrò alla ricerca del vero animo di un popolo che si sa, si può conoscere solo attraverso le sue tradizioni, le sue feste, il suo cibo.
A Somma Vesuviana, nel napoletano, la Festa delle Lucerne è uno spaccato di vita popolare vissuta ai piedi del monte Somma che ci racconta ognuno di questi aspetti.
Una festa antica, le cui tracce si ritrovano in un documento del Settecento dove si annotava la spesa dell’olio per le lucerne.
Una festa viva che cambia continuamente” , come ci racconta uno dei tanti volontari che in questi giorni si sono prodigati per allestire tutto il borgo di Casamale, l’antico borgo fortificato medievale di Somma Vesuviana.
La vera festa per noi è già finita” , continua il volontario, “la vera festa per noi di Somma è la preparazione della festa stessa“.
Ed è forse questo il vero valore della festa. Immaginate il lavorio dei giorni e dei mesi precedenti: allestire tutti vicoli del borgo con le installazioni in legno che daranno luogo a quelle immagini oniriche sospese tra sogno e realtà, con le infinite lucine che con effetti ottici e piccoli trucchetti danno l’idea dell’infinito.
Le lucerne, quelle fiammelle che rappresentano un ponte, un collegamento tra la vita e il mondo dell’Aldilà.
E poi, la raccolta delle felci sul Monte Somma per abbellire i portali, i cortili e i banchi dove la frutta viene composta in modo spettacolare, i frutti di questa che è la Terra Felix e che, grazie alla terra Vesuviana, mantengono gusto e sapori anch’essi antichi come le famose albicocche vesuviane e i pomodorini del piennolo, Presidi Slow Food, gioielli di Madre Natura.
Un evento che, dal 1978, anno in cui il locale circolo ARCI ne ha ripreso la tradizione, si rinnova ogni quattro anni.
Si svolge nei primi giorni di agosto, il 5 agosto è il clou con la processione della Madonna delle Nevi.
Una festa che ha legami ancestrali con il ciclo della Natura, un rito di ringraziamento per il raccolto, un rito propiziatorio per i raccolti futuri.

Il percorso si snoda tra i vicoli addobbati con colorati festoni e può avere diverse chiavi di lettura da quella matematico geometrico, ogni figura geometrica nasconde un significato, a quello artistico a quello culinario.
La pizza con la scarola, il maiale preparato in diversi modi, dallo spezzatino al famoso o per e o muss al baccalà con olio peperoncino e limone oppure con i fagioli.
Un tripudio di colori, sapori e tradizioni.


Si, il vero valore della festa è racchiuso in quel lavorare tutti insieme, dai più piccoli ai più grandi, tutti impegnati a rendere onore al loro luogo, alla Natura e alla Madonna ed in questo lavorare tutti insieme che si rinnova lo spirito della comunità rafforzando il loro valore identitario.

La ricetta O pede e o ‘muss

Ingredienti:
Piede di maiale
Muso di vitello
Si possono aggiungere:
piede di vitello
piede di capretto
e le frattaglie

Procedimento
Questi ingredienti vengono depilati, bolliti, raffreddati, tagliati in piccoli pezzi e serviti freddi, conditi con sale e succo di limone.
A volte il condimento de ‘o pede e ‘o musso prevede, a scelta del cliente, anche l’aggiunta di finocchi, lupini, olive e peperoncino.

Doveroso accennare al fatto che il prologo alla festa per il nostro gruppo è stato assistere allo spettacolo teatrale presso l’Associazione Il Torchio.
Il giardino delle fate imbellite con la regia di Fabio Cocifoglia è stato un bel modo di introdurci nelle atmosfere che poi abbiamo ritrovato nel bordo di Casamale.
Di questo dobbiamo ringraziare Il teatro cerca casa che è per noi il faro da seguire, ogni loro proposta si rivela sempre una perla preziosa di cultura.

Antonella Dell’Orto

biologa contadina

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