ITALIAN SOUNDING: ci costa ben 50 miliardi

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L’italian sounding “scippa” al nostro paese 50 miliardi, con due prodotti alimentari su tre venduti all’estero che di italiano hanno soltanto il nome. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Monti allo stabilimento Barilla di Rubbiano dove saranno prodotti sughi pronti destinati per il 50 per cento all’estero.

Riferendosi al settore agroalimentare, il premier ha puntato il dito contro la concorrenza sleale dei prodotti italian sounding, ma non “italian tasting”, ovvero che suonano italiano, ma non hanno sapore italiano. La "pirateria agroalimentare" nel mondo – ricorda Coldiretti – utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale.

Un inganno favorito dalla mancanza di trasparenza in etichetta per la quale anche nell’Unione Europea non si prevede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima utilizzata negli alimenti come stabilisce una legge sostenuta dalla Coldiretti e approvata all’unanimità dal Parlamento italiano ma rimasta fino ad ora inapplicata.

I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e il Nord America ma a preoccupare sono anche i paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita.

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