In viaggio con Roberto. Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta e il Museo Lapis

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Viviamo in un momento storico particolare in cui è nostro dovere evitare il più possibile i contatti interpersonali e restare a casa.
Ma siamo fiduciosi che questo momento angosciante verrà superato in fretta e a tutti noi tornerà la voglia di visitare la bellezza che ci circonda, come abbiamo sempre fatto.
È in quest’ottica, proiettati al momento in cui finalmente potremo nuovamente spostarci con serenità, che proseguiamo col nostro consueto taccuino di viaggio.

 

Napoli da conoscere:

Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta e il Museo Lapis

Ci vorrebbero decenni per visitare tutti i monumenti, i musei e le meraviglie di Napoli, per cui molti siti rimangono relativamente sconosciuti alla massa dei visitatori del centro storico partenopeo.
Ed è proprio in pieno centro storico, a pochi passi dalla Cappella Sanvevero, dal Monastero di Santa Chiara e dalla sfogliatella di Scaturchio, che si trova una delle chiese più “immersive” di Napoli, sia in senso storico, sia in senso letterale, perché dal suo interno si accede a una cavità ipogeica che s’inoltra nel sottosuolo per ben quaranta metri.
La Piazzetta Pietrasanta si affaccia, infatti, sulla ben conosciuta Via Tribunali e, per quanto di piccole dimensioni, cattura immediatamente lo sguardo per la presenza dell’antichissima torre campanaria costruita interamente in mattoni, di tradizione romana con influssi bizantini, risalente al IX-X secolo.
È interessante notare che la parte inferiore del campanile, il più antico della città, non è visibile perché all’epoca della costruzione il piano di calpestio era più in basso rispetto a quello attuale.
Sulla piazzetta si apre l’ingresso della chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita sui resti di un edificio paleocristiano a sua volta edificato sulle rovine di un tempio pagano dedicato a Diana e di una domus romana.
La data di fondazione della prima chiesa, per volontà del vescovo Pomponio, è fissata al 533 d.C. , ma questo edificio venne gravemente danneggiato da alcuni terremoti, per cui fu integralmente ricostruito nelle fattezze attuali nel 1656 da Cosimo Fanzago.


Attualmente nella chiesa non si tengono più le regolari funzioni religiose, essendovi stato realizzato un polo museale, il Museo Lapis, con una duplice valenza volta sia alla visita del sottosuolo (la cripta e la cavità ipogeica profonda quaranta metri), sia alle mostre temporanee che cambiano di volta in volta (aggiornamenti su http://www.lapismuseum.com).
La cripta, per quanto restaurata e intonacata, mostra ancora la parziale presenza delle antiche mura greche e di una parte delle mura della preesistente domus romana e del suo pavimento, il cui piano di calpestio si trova circa 170 cm al di sopra di quello della cripta stessa, permettendo così di vedere in sezione verticale il mosaico e la struttura sottostante.
Alcune foto storiche documentano lo stato di abbandono in cui la chiesa versava dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, stato che perdurò fino agli anni Settanta, quando incominciò il restauro dell’edificio e delle due cappelle attigue.


Uno spazio multimediale all’interno della cripta permette la visione di un breve documentario che traccia in maniera molto efficace la storia della chiesa e della cavità sottostante.
A quest’ultima si accede mediante una serie di scale che conducono fino al fondo. Ai vari piani sono esposti sia gli oggetti ritrovati nel tempo, sia gli strumenti che venivano utilizzati dai cavatori di tufo e dai pozzari.


A Napoli le cavità scavate nel tufo sono centinaia. Questo straordinario materiale vulcano è stato utilizzato per secoli ed è stato semplicemente prelevato dal sottosuolo per essere poi utilizzato in alto, motivo per cui la città ospita oggi un dedalo di cavità e gallerie di collegamento solo in parte esplorate. Nelle stesse cavità venivano allestiti i pozzi, per cui l’approvvigionamento dell’acqua era semplice e immediato.
Nella cavità di Santa Maria Maggiore, una volta giunti sul fondo, si vedono le pareti in tufo e i segni ancora ben visibili lasciati dal cavatori.

Di recente è stato scoperto un condotto di collegamento della lunghezza di ben ottocento metri, in attesa di essere messo in sicurezza per renderlo fruibile alle visite turistiche che potranno vedere altri ambienti scoperti durante le prime esplorazioni speleologiche.
Il viaggio in questo particolare ambiente del centro storico napoletano viene reso particolarmente interessante dalle guide che accompagnano i visitatori per oltre un’ora raccontando con grande conoscenza e competenza la storia del luogo e della città.

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