In viaggio con Roberto. A Stromboli: l’isola del fuoco!

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A Stromboli, l’isola più settentrionale delle Eolie, ci si avvicina con reverenza, scrutando da lontano il suo fumo di giorno e il suo fuoco di notte.
Il grande spettacolo offerto dal vulcano attira qui più turisti attrezzati con scarponi da montagna che con maschere e pinne, soprattutto in autunno e in primavera. Scendono dal traghetto al mattino presto, zaino in spalla e sguardo rivolto non verso il mare, ma verso la cima, l’obiettivo del loro lungo viaggio iniziato spesso in paesi lontani.


Non è esattamente una passeggiata, né la si può fare da soli. Per motivi di sicurezza si può andare solo con le guide autorizzate, perché il vulcano, per quanto abbastanza prevedibile, non è scevro da pericoli se ci si avvicina troppo alle sue bocche.
L’ascesa, che si fa a metà pomeriggio in modo da arrivare all’imbrunire, dura circa due ore e mezza e richiede una buona forma fisica, soprattutto nei periodi più caldi.
Arrivati a quota 750 metri si è all’altezza giusta per assistere alle esplosioni intermittenti, a intervalli di circa 10 -20 minuti, con l’emissione di lapilli, ceneri e blocchi incandescenti che possono raggiungere anche altezze di centinaia di metri, andando a realizzare uno spettacolo pirotecnico affascinante e pauroso allo stesso tempo.


Iddu”, come gli isolani chiamano la loro montagna eruttiva in genere è benevolo e non fa danni, ma non sempre è stato così. Anche nell’ultimo secolo vi sono state emissioni laviche ed eruzioni violente, come quelle del 1919 e del 1930, in cui le colate si riversarono anche al di fuori della Sciara del Fuoco, arrivando a lambire i centri abitati e causando numerose vittime.
Il colpo di grazia venne dato all’isola dalla comparsa della peronospora che negli anni Trenta sterminò la coltura locale più redditizia, quella della vite, e la maggioranza degli strombolani prese la via dell’emigrazione, soprattutto verso l’Australia e l’America, facendo rischiare all’isola un abbandono definitivo.


Stromboli fu riscoperta dopo la guerra da Roberto Rossellini che, con il film del 1949 Stromboli terra di Dio (con protagonista femminile una giovanissima Ingrid Bergman), la riportò all’attenzione del pubblico.
Oggi ha da anni ha una fortissima vocazione turistica e soddisfa veramente tutti, perché una volta saziati gli occhi con la magia delle luci incandescenti, ha tanto altro da offrire.
Sulla costa nordorientale, nei centri abitati di San Vincenzo, Piscità e Ficogrande le giornate sono scandite da ritmi lenti dal sapore antico, fatti di caffè e aperitivi con vista sullo struggente scoglio di Strombolicchio, alternati alle ore passate sulle spiagge di sabbia nera, bagnate da un mare trasparentissimo che qui diventa rapidamente profondo, perché se il vulcano raggiunge i 926 metri in superficie, sott’acqua continua a scendere a quote che in alcuni punti superano i 2000 metri.


Sulla costa occidentale, assolutamente isolata dal resto dell’isola e raggiungibile solo via mare, c’è la piccola frazione di Ginostra, un luogo estremo dove pochi turisti, il più delle volte stranieri e ambientalisti, scelgono di passare dei giorni che più che a una vacanza somigliano a un eremitaggio condiviso con i 40 abitanti del villaggio.
Ginostra è un’isola nell’isola, dunque, che detiene anche un curioso primato registrato nel “Guinness World Records”, quello di avere il porto più piccolo del mondo. Chiamato a giusta ragione “u pertusu”, può ospitare solo un paio di piccole barche, le altre vengono tirate a secco non appena entrano in porto facendole scivolare sulle caratteristiche “falanghe”.


Fino al 2004, anno in cui fu costruito il pontile in cemento, per sbarcare sull’isola era necessario far arrivare una barca a remi che si affiancava al traghetto ormeggiato a una certa distanza e poi venivano effettuate le operazioni di trasbordo.
Lo stesso anno fece segnare un altro evento epocale per la piccola frazione: l’arrivo della luce elettrica, che tuttavia non ha modificato più di tanto l’atmosfera surreale che si respira in questo grumo di case avvolto dal silenzio.

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