In viaggio con Roberto. A Bomarzo nel Parco dei Mostri

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Bomarzo è un grazioso paese laziale in provincia di Viterbo, arroccato in bella posizione scenografica su una cresta collinare alle falde del Monte Cimino. Il suo impianto medievale invita sicuramente a una visita, ma il motivo per cui il suo nome è diventato estremamente famoso si trova fuori dal centro abitato, ovvero grazie a quello che per molti è conosciuto come il “Parco dei Mostri”, ma che in realtà il suo fondatore chiamò quasi cinquecento anni fa “Sacro Bosco”.

Un parco, diversi nomi

Un altro appellativo con cui è conosciuto è anche “Villa delle Meraviglie” ed è forse quello più appropriato perché la meraviglia è il sentimento prevalente che avvolge chiunque visiti questa incredibile tenuta.
Godibile in ogni periodo dell’anno, l’area monumentale fu progettata in memoria della moglie Giulia Farnese (da non confondere con la più famosa amante di Papa Alessandro VI) dal principe Pier Francesco Orsini con l’aiuto e la direzione del grande architetto e antiquario Pirro Ligorio nel 1547, con l’intento di realizzare un grande giardino popolato da imponenti figure grottesche.
La bellezza dell’area sta proprio nella fusione degli elementi botanici con gli elementi scolpiti nella pietra, resi particolarmente affascinanti dall’inevitabile usura del tempo.

Venti varietà arboree e grandi sculture

Vi si trovano oltre venti varietà arboree (olmi, peri, corbezzoli, fichi, pioppi, sambuchi, salici, pruni, aceri, castagni, noci, capini, lecci, ecc) tra cui si inseriscono le grandi e inquietanti sculture che raffigurano personaggi e animali mitologici, ma anche architetture impossibili, come la famosa “casa storta”, che ignorano qualsiasi regola e prospettiva, probabilmente al solo scopo di confondere e stupire il visitatore.

Scienziati, storici e filologi hanno cercato per molto tempo di spiegare il labirinto di simboli di cui il bosco si compone, cercando tra temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, come il Canzoniere di Francesco Petrarca, l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto e i poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso, ma sono rimasti talmente tanti misteri che uno schema interpretativo di fatto non è stato mai trovato.
Nell’area del Sacro Bosco vi è il tempietto funebre con la cupola modellata sulla base di quella di Santa Maria del Fiore a Firenze che custodisce le spoglie di Giulia Farnese e quelle, più recenti, dei coniugi Bettini.

Ma perchè fu costruito?

È qui che l’iscrizione “Sol per sfogare il core” ci dà la più veritiera chiave di lettura che probabilmente portò alla creazione di questo grande giardino esteso su ben tre ettari: il Principe Orsini pensò di realizzare un luogo che evocasse stupore e ammirazione, per il proprio diletto e quello dei suoi ospiti, ma anche per la meditazione e il ricordo.
Per questo ogni tentativo di interpretazione logica, da parte di artisti dell’epoca e di numerosi studiosi anche successivamente, non ha mai portato ad alcuna conclusione.
Dopo la morte dell’ultimo principe Orsini, nel 1585, il giardino fiabesco fu abbandonato e cadde nell’oblio. Per più di tre secoli nessuno se ne curò più e solo nella metà del secolo scorso fu riscoperto, acquistato e restaurato dalla famiglia Bettini, rendendo oggi possibile la visita a uno dei parchi antichi più originali del mondo.

Per la visita:

Il Parco dei Mostri si raggiunge facilmente in macchina dalle uscita di Orte (da Sud) e di Attigliano (da Nord) dell’A1. É aperto tutti i giorni dell’anno con orario continuato.
Nei mesi di Novembre, Dicembre, Gennaio, Febbraio: h 08.30 – 17.00
Da Marzo (con ora legale) a Settembre: h 08.30 – 19.00
Ottobre: h 08.30 – 18.00
Ingresso a pagamento (adulti 11 euro, bambini 4-13 anni 8 euro).

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