In attesa di Di Vino Profumi. Il Carmignano DOCG si presenta…

0
295

I produttori del Carmignano – sostiene Silvia Vannucci, Presidente del Consorzio dei vini del Carmignano – hanno vinto la duplice scommessa di rilanciare la produzione, cresciuta di pari passo con la qualità e di sviluppare il mercato italiano e straniero, ormai di livello mondiale.

Il territorio pratese è divenuto così punto di riferimento anche per altre produzioni vitivinicole di rilievo, per aver saputo miscelare ad arte innovazione e tradizione, nuove tendenze e storia.

IL CARMIGNANO DOCG

Si narra che i vitigni del Cabernet siano stati trapiantati a Carmignano, nel sedicesimo secolo, per volere della regina di Francia, Caterina de’ Medici. Di fatto, l’uva francesca, come viene da sempre chiamato questo vitigno a Carmignano, è una chiara storpiatura dal francese che probabilmente ne indica proprio la provenienza.

Il Carmignano è comunque un vino che può vantare una grande storia, basti pensare che già nel 1716 il granduca Cosimo III de’ Medici decreta severe norme per la sua vendemmia, delimitandone la zona di produzione, primo esempio al mondo di denominazione di origine controllata.

Attualmente il Carmignano è una delle 9 Docg della Toscana, tra le più piccole del nostro paese con meno di 200 ettari di vigneto, ma una produzione che, per la provincia di Prato, è un patrimonio inestimabile e che è stato, negli ultimi anni, protagonista di un vero e proprio exploit.

Da poco più di 100 ettari di superficie vitata la docg ha, infatti, raggiunto gli oltre 150, con una ricerca della qualità che ha significato investimenti nel rinnovo delle vigne, con filari distanti 1 metro e 80 centimetri (come si usava ai tempi della mezzadria) e la scelta di potature decise, per ottenere meno grappoli a vantaggio di una più elevata qualità delle uve.

All’insegna dell’innovazione tecnologica anche il lavoro, complesso e meticoloso, in cantina dove il controllo di ogni fase della produzione e la qualificazione del personale addetto hanno segnato un ulteriore passo in avanti, nel rispetto della lunga storia di questo vino e del suo disciplinare.

Il disciplinare, le caratteristiche organolettiche – Il Carmignano nasce da una miscela di Sangiovese (almeno per il 50%), Cabernet (dal 10 al 20%), Canaiolo nero (fino al 20%) altri vitigni rossi (fino al 10%).

La sua composizione di “vino blended” viene riconosciuta già nell’Editto Granducale del 1716 ed oggi è ufficialmente e rigorosamente stabilita dal disciplinare in vigore, pubblicato il 9 luglio 1998 sulla Gazzetta Ufficiale, che ha dato risposta alle richieste dello stesso Consorzio dei vini di Carmignano, modificando il primo disciplinare di produzione risalente al 20 ottobre 1990.

Il testo del disciplinare individua come componenti del Carmignano docg: Sangiovese minimo 50%, Canaiolo nero fino al 20%, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, da soli o congiuntamente, dal 10 al 20%, Trebbiano toscano, Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 10%. Inoltre possono concorrere alla produzione le uve di altri vitigni a bacca rossa raccomandati o autorizzati per la provincia di Prato fino a un massimo del 10% del totale.

Il Carmignano docg, detta ancora il disciplinare, all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche: colore rubino vivace, intenso, tendente al granato con l’invecchiamento; odore vinoso con profumo intenso, anche di mammola, e con pronunciato carattere di finezza per l’invecchiamento, sapore asciutto, sapido, pieno, armonico, morbido e vellutato, titolo alcolometrico volumico totale minimo 12,50% vol., acidità totale minima 5,0 g/l estratto secco mino 22 g/l. Infine il periodo di invecchiamento deve essere effettuato in botti di rovere e/o di castagno, rispettivamente per almeno otto mesi per il Carmignano e per almeno dodici mesi per il Carmignano tipologia riserva.

Altri prodotti, stessa qualità: Barco Reale e Vin Ruspo – Dalle stesse uve con cui si produce il Carmignano si ottiene anche il Barco Reale doc, fratello più giovane del docg, vino di più rapido consumo, ma sempre con caratteristiche di alta qualità, il cui nome deriva dalla grande proprietà medicea che copriva gran parte del territorio dei Comuni di Carmignano e di Poggio a Caiano e che era circondata dal Muro del Barco Reale, lungo più di trenta miglia. Se ne producono dai tre-quattrocento ai mille ettolitri all’anno.

E ancora dalla stessa materia prima nasce il Vin Ruspo, Rosato di Carmignano doc (circa 500 ettolitri all’anno), che viene prodotto svinando il 5 o 10% del mosto delle vasche del Carmignano docg prima della fermentazione, e che deriva il proprio nome dall’usanza dei mezzadri di rubare, e da qui vino ‘ruspato’, cioè ‘grattato’, una o due damigiane dagli ultimi tinelli che venivano portati in fattoria. Un ‘furto’ che col tempo si codificò in un diritto.

Il territorio, il suolo, il clima – La zona di produzione del Carmignano si trova sulle pendici orientali del Montallbano, in un’area di circa 40 chilometri quadrati costituita per la maggior parte da splendide colline che vanno dai pochi metri di elevazione di Comeana e Seano, ai 200 metri del capoluogo, Carmignano appunto, ai 600 metri della vetta più alta del Monte Albano: Poggio Ciliegio. Rispetto ad altre zone del Chianti, e soprattutto a gran parte del Chianti Classico, c’è dunque una netta differenza di altitudine media.

Questa è inferiore a Carmignano di almeno 150-200 metri. Pertanto si ha un più lungo periodo vegetativo, una maggiore quantità di calore immagazzinato nel terreno, più regolare e compiuta maturazione delle uve nelle annate meno favorevoli. I suoli sono terreni a libero drenaggio, senza intasamenti o stagnazione di acqua nel profilo, specialmente dopo gli scassi. Di conseguenza sono ben areati, caldi e permettono quindi una buona ripresa vegetativa in primavera. La piovosità media supera di poco i mille millimetri, è evidente qui l’influenza della catena dell’Alto Appennino Emiliano-Pistoiese.

I mercati – Il 40% della produzione viene oggi commercializzato sul mercato italiano, mentre a quello straniero è destinato il 60%. Il Carmignano viene esportato attualmente in tutta la Comunità europea, Francia, Svizzera, Inghilterra, Austria, Belgio, Olanda, Lussemburgo e, con risultati particolarmente lusinghieri anche di immagine, nei paesi del nord Europa, Svezia e Norvegia. Oltre Oceano si esporta negli Stati Uniti, in Canada, Brasile e Messico. Inoltre negli ultimi anni, favorito dal turismo enogastronomico in Toscana, sta avendo un forte sviluppo anche il mercato giapponese.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here