Bisogna risalire il Volturno fin dove è poco più che un torrentello, per rintracciare il Complesso Monumentale di San Vincenzo al Volturno, nel comune di Castel San Vincenzo in provincia di Isernia.
Per iniziare a viverne la storia basta scendere per i pochi gradini che conducono all’interno della Cripta di Epifanio e lasciarsi rapire dagli affreschi vividi e avvolgenti realizzati nella prima metà del IX secolo d.C.; poi, con la fantasia, si può cercare di viaggiare nel tempo.

La storia di questo luogo, al di là della sacralità che emana, va davvero indietro nei secoli e ci riporta all’anno 703 d.C., quando tre giovani nobili Longobardi del Ducato di Benevento investirono i loro averi nella costruzione di quello che divenne uno dei più grandi monasteri benedettini d’Europa, per poi ritirarsi a una vita ascetica.
Anche grazie alla potente influenza di Carlo Magno, nel IX secolo, il grande complesso religioso arrivò ad estendersi su una superficie di ben 60.000 metri quadrati, con la presenza di ben nove chiese, tra cui San Vincenzo Maggiore e San Vincenzo Minore, e circa 1000 residenti, di cui 400 monaci e 600 maestranze altamente specializzate, tra cui scultori, decoratori, marmorari, piastrellisti, fabbri, carpentieri, fabbri, fonditori di campane, gioiellieri e vetrai.
Un centro di opulenza senza pari che proprio all’apice della sua grandezza, il 10 ottobre dell’anno 881 venne distrutto da un’orda di Saraceni che saccheggiò ogni cosa. Quasi tutti i religiosi vennero orribilmente trucidati e l’area rimase abbandonata per 33 anni.
Dopo questi tre decenni i pochi monaci superstiti ritornarono e tentarono un parziale recupero di quanto era andato distrutto. L’opera tuttavia si rivelò estremamente difficile, così, nel corso dell’XI secolo fu deciso di costruire un nuovo monastero meno imponente sulla sponda opposta del fiume.
Versa la metà del Quattrocento, tuttavia, la sua comunità monastica era praticamente estinta e la gestione passò all’Abbazia di Montecassino.
Della parte più antica si perse completamente il ricordo, tanto che al di sopra vi crebbe il bosco nascondendo ogni cosa.

La riscoperta avvenne nel 1832 grazie a un contadino che attraverso una cavità nel terreno scoprì per puro caso quella che oggi è conosciuta come Cripta di Epifanio. Per lo scavo fu però necessario attendere il 1980, quando una squadra di archeologi con a capo l’americano Richard Hodges riportò alla luce l’antica città monastica medievale.
Molte delle notizie riguardanti l’antica abbazia ci sono pervenute dal Chronicon Vulturnense, un codice miniato del 1130 conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.


Il monastero nuovo, sulla sponda opposta del Volturno, solo in epoca recente ha ripreso vita grazie all’insediamento di un gruppo di suore benedettine arrivate dal Connecticut, negli Stati Uniti.
Ai giorni nostri si possono visitare le rovine dell’antico complesso conventuale, la cripta di Epifanio e il nuovo complesso abbaziale.


Va precisato che la visita della Cripta di Epifanio, che faceva parte della chiesa di Santa Maria Insula, rappresenta il vero fulcro emozionale di tutta l’area. Al suo interno custodisce, praticamente intatto, un ciclo di affreschi che mostrano scene di vita di Gesù e della Madonna, il Martirio di Santo Stefano e di San Lorenzo, l’Apocalisse di Giovanni e una sfilata di fanciulle recanti doni. Si tratta di un raro esempio di pittura longobarda, tra i meglio conservati nel Meridione d’Italia.


La restante area archeologica, purtroppo piuttosto trascurata, per quanto lasci immaginare la grandiosità della comunità religiosa dell’epoca, non trasmette le stesse emozioni perché carente di una sufficiente pannellistica, lasciando il visitatore poco esperto a vagare per gran parte dell’area senza catturarne adeguatamente l’interesse.


Va tenuto presente che gli ingressi alla Cripta di Epifanio sono rigidamente contingentati a poche unità al giorno per la preservazione degli affreschi e vanno prenotati via WhatsApp al numero 3336972803.
Nei dintorni si possono visitare anche il grazioso paese di San Vincenzo al Volturno, che offre una bella vista sul lago artificiale omonimo, la cascata del Volturno e il borgo abbandonato di Rocchetta Alta.

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