Avella è un popoloso comune della provincia di Avellino, sul fondo di una conca racchiusa dal massiccio del Partenio. Si tratta di una zona ricca di uliveti e noccioleti e non a caso il nome latino della nocciola è “nux avellana”, mentre in lingua spagnola, in lingua portoghese e in occitano la nocciola è chiamata rispettivamente avellana, avelã e avelana.
La storia della cittadina s’intuisce semplicemente guardandosi intorno, dato che le imponenti tombe romane, l’anfiteatro e il castello longobardo sembrano guardarsi reciprocamente.

Per conoscere meglio le origini della città e la storia dell’area conviene far visita al piccolo Antiquarium, dove sono esposti in tre distinte sale parte dei reperti di epoca preromana trovati nelle necropoli di San Nazzaro e San Paolino, ma anche reperti pre- e protostorici e ceramiche arcaiche greche ed etrusche. Particolarmente interessante anche un’epigrafe osca che ricorda la costruzione di edifici pubblici ad opera del magistrato Maio Vestirikio (fine II sec. a.C.).

In effetti il nome osco della città era Abella, che prosperò sotto l’egemonia degli Etruschi e dei Sanniti, fino al 399 a.C., quando si sottomise volontariamente all’emergente potenza di Roma.
Proprio al periodo romano appartengono due tra i monumenti più importanti dell’antica Abella: le tombe romane e l’anfiteatro.
Gli imponenti mausolei funerari di epoca romana si trovano a breve distanza dall’Antiquarium, in via delle Tombe Romane. Alla fine di questa strada si apre uno slargo da cui si possono ammirare, al di là di una inferriata che permette una buona visione, le quattro tombe che lasciano stupiti per la loro dimensione.

Si tratta di mausolei di tipo conocchia, che sono essenzialmente caratterizzati da due corpi sovrapposti: una base quadrata e una parte superiore simile ad un cilindro. Non sono stati recuperati reperti archeologici o oggetti da corredo per gli spogli subiti nel corso dei secoli.
La maestosità di questi monumenti funerari fa supporre che l’area archeologica in questione fosse, in epoca tardo ellenica e prima imperiale, un nucleo economico di considerevole spessore guidato da una potente classe nobiliare.

Non meno imponente è l’anfiteatro che si trova alla periferia orientale della cittadina, uno dei più grandi e antichi della Campania.
Simile per dimensioni all’anfiteatro di Pompei, fu edificato nel I sec. a.C. sui resti di abitazioni sannitiche.
Di questo antico edificio si conservano strutture in opus reticolatum e la parte centrale ed inferiore della cava con sedili in tufo, mentre la parte superiore non è più conservata. In corrispondenza del lato sud-orientale, il teatro si appoggia in parte alle mura della città di II sec. a.C., di cui è ancora visibile la cortina interna in opus incertum. Nel tardo impero fu iniziata e mai completata la costruzione di stalle per bestie nel podio.

Una sua atipicità è l’assenza di sotterranei e cunicoli. Lo schema di base presenta una cavea con tre ordini, l’ima, la media e la summa cavea (andata distrutta), da cui si poteva accedere agli spalti tramite i vomitoria disposti sull’asse maggiore dell’ellisse, ancora oggi ben conservati.
All’interno di questa struttura avvenivano, oltre agli spettacoli normali, venazioni (ossia la raccolta di sangue dei gladiatori morti in battaglia) e naumachie, entrambe ottenute deviando tramite alcune condotte le acque del fiume Clanio che scorreva non molto lontano dal sito dell’anfiteatro.

Il terzo e, sicuramente, monumento più suggestivo di Avella è visibile da ogni direzione: il castello longobardo-normanno.
Si tratta di una fortificazione di particolare bellezza perché inserito ancora nel perimetro delle sue mura esterne arricchite da torrette di guardia, per buona parte ancora integre.
Costruito dai Longobardi nel VII sec. d.C., fu poi ampliato e rimaneggiato dai Normanni, dagli Svevi e dagli Angioini, come si vede anche dai singoli elementi architettonici (le torrette interne sono longobarde, quelle esterne normanne, il maschio è svevo angioino).
Nella parte più alta si trovano il Palatium e l’alta torre angioina, la strutture più imponenti del castello.

Fu sede dei Baroni di Avella, appartenenti alla dinastia dei Normanni, dei Del Balzo, degli Orsini, Colonna, Spinelli e infine dei Doria del Carretto, che lo tennero fino al 1806. Gli imponenti ruderi lasciano intuire l’antica importanza, anche grazie alla sua dislocazione sopraelevata a 320 metri di altezza, che consentiva e tuttora consente di godere di un vasto panorama he spazia fino al Vesuvio e oltre, potendo vedere, nelle giornate terse, anche la costa napoletana, con il relativo avvistamento, all’epoca, delle incursioni provenienti dal mare.

L’esplorazione di Avella si può concludere con la visita dei più importanti edifici civili e religiosi: il Palazzo Ducale del ‘500, in piazza Municipio, arricchito da un ampio parco con giardino d’ispirazione vanvitelliana; la Chiesa di San Pietro, uno degli edifici religiosi più antichi, sorta sui resti del foro romano, completamente trasformata nel ‘700. La facciata è racchiusa tra due campanili gemelli, l’interno è a tre navate, custodisce diversi resti dell’età classica; nella cappella del SS. Nome di Gesù, dietro l’altare in marmo con colonne di porfido, si trova un sarcofago recante un’iscrizione del V secolo; la Collegiata di San Giovanni Battista (XVIII sec.), che conserva al suo interno importanti opere, come l’altare maggiore in marmi policromi, il sarcofago del cardinale D’Avanzo, una tavola nel 1581, opera del napoletano Decio Tramontano che raffigura il “Cristo redentore, due acquasantiere del ‘500 e diverse tele del ‘700 con figure di santi; la Chiesa della SS. Annunziata (XVI sec.) con facciata in stile rinascimentale ed elementi di grande importanza artistica al suo interno: il soffitto a cassettoni con tele di Giuseppe Castellano, il coro ligneo (XVII sec.) di Gianfranco del Tito, l’altare maggiore in marmi policromi e diverse tavole del ‘ 500 poste nelle cappelle laterali.
Lasciato il centro urbano, per gli amanti della natura la vallata del Clanio e il massiccio del Partenio offrono numerose opportunità escursionistiche tra paesaggi boschivi e stupefacenti panorami.

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