Halloween? No, grazie. Storie, miti e tradizioni di una festa dibattuta

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ZUCCAIn origine c’erano le rape, non le zucche. Le radici celtiche della festa di Halloween ci riportano a quelle lanterne ricavate nell’ortaggio, realizzate per ricordare le anime bloccate nel Purgatorio.

In seguito gli immigrati nel Nord America cominciarono ad usare le zucche locali e così eccoci arrivati fino a noi.

Arriva il 31 ottobre e ci ritroviamo “invasi” da volti spaventosi e immagini horror, nonchè accerchiati (in qualche caso) dalla domanda del giorno “dolcetto o scherzetto”?.

E’ l’al di là che bussa alle porte, anticipando la festa di Ognissanti e quella dei morti. Ma questa influenza che abbiamo ereditato (o subìto) dagli Stati Uniti, comincia a stare stretta a molti, dagli insegnanti ai genitori.

L’Italia, ed in particolare il Sud, è ricchissima di tradizioni proprie che non è giusto cadano nel dimenticatoio. L’identità di un popolo passa per quelle consuetudini, seppure a volte solo simboliche, che rinnovano i riti. Così cominciano a diffondersi gruppi che contrappongono ad Halloween storie più nostrane.

E’ il caso di Eboli, dove da anni, grazie ad alcuni ristoratori, si festeggia lo “scorzamauriello”, un folletto dispettoso che si ritrova nelle leggende di tutto il meridione. Mentre in rete impazza uno slogan: No Halloween, siamo cristiani e festeggiamo Ognissanti.

E da noi, oltre alle celebrazioni religiose, il ritorno degli amati defunti dall’altro mondo si festeggia imbandendo le tavole. Non manca chi ritiene che a fine cena non si debba sparecchiare, lasciando così loro la possibilità di continuare. Ad essere protagoniste nella storia sono state a lungo le fave.

I Romani pensavano che esse contenessero le anime dei morti e venivano cotte e distribuite ai poveri assieme ai ceci. Ma sono i dolci i veri piatti forti, in Campania si usa preparare i morticielli, ovvero dei piccoli torroni che nella forma ricordano le casse mortuarie.

Altri torroncini di mandorle e zucchero vengono denominati “oss i muort”, dedicati in particolare ai bambini senza genitori. Insomma è il regno dei morti in Terra, un modo per imbonire chi viene a farci visita e per smorzare la paura. Un’altra comunanza che abbraccia tutte le regioni del Sud è quella del grano che si trasforma in dolce.

GRANO MORTIUn prodotto propiziatorio che chiede sottilmente abbondanza e che si trasforma nel noto “Grano dei Morti”.

Dopo averlo fatto bollire, una volta scolato a dovere viene mischiato a chicchi di melagrana, cioccolato, noci, vincotto e in qualche caso canditi.

Se si ha davvero intenzione di vivere diversamente questa giornata di festa c’è davvero l’imbarazzo della scelta, basterà interrogare una nonna o un anziano vicino.

Loro non sanno cos’è Halloween, e se non bisognerebbe mai comprare cose che contengono ingredienti sconosciuti alle vecchie generazioni, forse è tempo che anche le vere tradizioni siano loro a raccontarcele…

L’intento non è essere assolutisti e conservatori ma ribadire l’importanza della nostra identità culturale, della nostra storia, delle nostre leggende. Cosa ci racconteremo quando saremo tutti uguali e avremo tutti gli stessi ricordi?

Antonella Petitti

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