Gli italiani e i consumi. Se è “speciale” la pasta piace di più: dalla pasta senza glutine a quella di legumi!

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Photo by Sole D'Alessandro G. on Unsplash

È cambiato tutto nella vita degli italiani negli ultimi cinquant’anni, ma la pasta resta un amore senza fine che trova spazio sulla tavola ben 5 giorni a settimana. Una tendenza senza declini, anch’essa con le sue novità.
Difatti, ultimamente, le aziende italiane stanno investendo una parte consistente del loro fatturato in sviluppo e ricerca. A fare da apripista è stata la pasta senza glutine, una innovazione che ha reso la vita più facile a tante persone affette da celiachia o da allergie.
Ma quello è stato solo il primo passo, che ha aperto le porte a tutta una serie di declinazioni che ha portato alla ribalta le cosiddette paste speciali. Che siano di grano saraceno o di riso, di legumi o di mais: cambiare sapore e tipologia piace davvero a tutti.
Una direzione che si muove, anche grazie ad una nuova consapevolezza del consumatore, ovvero che la salute passa sempre dal piatto e che – se variare alimenti fa bene – la pasta gluten free è un mezzo interessante e veloce per integrarne di nuovi e di diversi.
In effetti la pasta senza glutine non è più una scelta figlia della necessità, ma sempre più desiderio di portare in tavola delle alternative salutari e saporite, in particolare se è fatta con verdure e legumi.
Sono i millennials a guidare questa “rivoluzione” del gusto che, però, conferma l’Italia come la migliore produttrice al mondo di pasta di qualità, soprattutto se vi aggiungiamo il nostro grande plus valore in termini di sicurezza alimentare.
Giovani che stanno ritornando con piacere anche allo spaghetto di mezzanotte, abitudine che pare nata a Bologna – negli anni Sessanta – in un locale in cui suonava spesso Lucio Dalla. Una casualità divenuta rito, la quale oggi si è trasformata in tradizione goliardica. Addirittura, attorno a questo piatto, è nata una giornata nazionale che ricorre ogni 5 luglio.
D’altronde la storia ci insegna che la pasta inizialmente era rigorosamente “in bianco”, per secoli il compagno fidato è stato il formaggio, in tutte le sue forme. Dal Trecento si aggiungono le spezie e nel Cinquecento fa capolino anche lo zucchero.
Inutile dirlo (probabilmente) ma la vera svolta è arrivata con il pomodoro, e dal Rinascimento in poi i ricettari si sono riempiti di salse alle carni e intingoli rossi che hanno vestito ogni formato, percorso lunghezze e anfratti, conclamando la pasta al pomodoro come il non plus ultra.
Insomma, pasta sì e tutti i giorni. Non è solo la storia a ricordarci il suo ruolo, anche gran parte dei nutrizionisti ha sempre sostenuto la bontà di questa tesi, avvalorata (ancor di più oggi) dai nuovi prodotti che il mercato regala ai consumatori più attenti.
D’altronde tre recenti studi pubblicati sulla rivista The Lancet Public Health, sottolineano quanto anche il mito che “la pasta non si mangia di sera” sia assolutamente da sfatare!

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