GDO: agli iper si preferiscono i punti vendita medi, purché specializzati!

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Il dato che balza subito agli occhi, nella giornata conclusiva di Big&Small, convegno che ha messo a confronto gli attori principali della distribuzione e del commercio italiano, è che per la prima volta va registrato un calo numerico, per quanto esiguo, nel numero dei punti vendita dedicati alla grande distribuzione.

Erano 29.482 nel 2010, sono 29.011 oggi. In particolare si blocca la crescita degli iper (vale a dire quelli con una superficie superiore ai 4.500 mq) che passano da una percentuale del 19%  del 2001 al 19,5% attuale; mentre crescono i medi (quelli tra i 1.500 e i 4.500 mq) che nello stesso decennio passano dal 20,5% al 27,3%.

“In particolare – spiega Giuseppe Girelli, Sales Manager della Nielsen – è da registrare nell’ultimo biennio la crescita esponenziale dei superstores, dei discount e dei drusg specialiy. Vale a dire quei punti vendita in grado di intercettare in modo più agile i desiderata dei consumatori”.

E quali sono i desideri del cliente della grande distribuzione? Trovare quello che cerca, trovarlo rapidamente, riscontrare un ottimo rapporto qualità/prezzo. Passano in secondo piano esigenze un tempo fondamentali come il parcheggio, mentre si danno per ovvie strategie promozionali come il classico 2×3.

Sale il desiderio di una completezza di servizi anche ancillari, la disponibilità del personale e la specializzazione. Amatissime le private labels, che garantiscono qualità, e la profondità dell’offerta. Lo scaffale vuoto rimane uno spauracchio che inibisce anche il cliente più affezionato.

“E questo spiega il successo di alcuni format per ora utilizzati soprattutto all’estero – sottolinea Daniele Tirelli, Presidente Popai Italia – con i cosiddetti mini killer, specialisti del food & drugs, del biologico e dell’etnico. Dimensioni minori ma maggiore attenzione per una clientela che ama sentirsi coccolata”.

E intanto Big&Small punta i riflettori anche su una distribuzione specialistica e non food.

“I numeri parlano chiaro – dichiara Marco Cuppini, Direttore Centro Studi Indicod-Ecr – nel 2010 il consumo in Italia di prodotti non food si è attestato intorno ai 166 miliardi di euro, con una quota che supera quindi il 50% dei consumi totali. Eppure il fatturato medio di un ipermercato nel versante non alimentare raggiunge appena il 27%. E’ un dato che fa riflettere e che molti esperti della gdo stanno analizzando con attenzione”.

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