Ecosistema a rischio 2010: l’Italia che frana…!

0
271

L’Italia frana anche perché il 25 per cento delle campagne negli ultimi 40 anni sono state abbandonate o coperte dal cemento. E’quanto emerge dal rapporto "Ecosistema a rischio 2010" di Legambiente e Protezione civile. Un territorio grande come due volte la regione Lombardia per un totale di cinque milioni di ettari equivalenti è stato sottratto all’agricoltura, che interessa oggi una superficie di 12,7 milioni di ettari con una riduzione del 25 per cento negli ultimi 40 anni.

Il rapido processo di urbanizzazione e cementificazione selvaggia ed il progressivo abbandono del territorio non e’ stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ma ora necessario intervenire per invertire una tendenza che mette a rischio la sicurezza idrogeologica di tutto il Paese, come dimostrano i fatti recenti.

I cambiamenti climatici che si manifestano con un aumento della frequenza di eventi estremi, la maggiore intensità delle precipitazioni e la relativa impossibilità di assorbire l’enorme quantità di acqua che cade in pochi minuti, rappresenta un mix micidiale che impone una più attenta politica della prevenzione.

In altre parole se si continua a "consumare" campagna, sostituendola con zone cementificate e, contestualmente non si creano le condizioni perché l’acqua possa defluire il risultato non può che essere l’aumento dei rischi per frane ed alluvioni analizzato dalla Protezione civile e da Legambiente.

Peraltro l’uso plurimo della terra (agricolo, residenziale, ricreativo, paesaggistico, ambientale) con spiccata conflittualità di interessi specialmente nelle aree di pianura, l’alta densità demografica, i forti vincoli ambientali, paesaggistici ed idrogeologici generano una forte pressione che tiene particolarmente alto il valore della terra in Italia.

Tra i nuovi fenomeni va segnalata la domanda di terreni da destinare a pannelli fotovoltaici che si è aggiunta alla diffusione nelle aree fertili di impianti agroenergetici con la richiesta di terra da destinare alla produzione di biomassa.

Un importante stop alle speculazioni dei grandi impianti fotovoltaici che sottraggono campi fertili facendo impennare i prezzi per l’ acquisto e l’affitto dei terreni che, è bene ricordarlo, sono un fattore di produzione per le imprese agricole è venuto dallo schema di decreto legislativo sulle fonti di energia rinnovabile che è stato approvato dall’ultimo Consiglio dei Ministri.

Il testo dello schema di decreto, senza compromettere le nuove opportunità di reddito che il fotovoltaico può offrire alle imprese agricole, prevede che “Decorso un anno dalla data di entrata in vigore” “per gli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole, l’accesso agli incentivi statali è consentito a condizione che ”a) la potenza nominale dell’impianto non sia superiore a 1 MW; b) il rapporto tra potenza nominale dell’impianto e la superficie del terreno nella disponibilità del proponente non sia superiore a 50 kW per ogni ettaro di terreno.

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here