ECOCUCINA: viaggio attraverso la follia degli sprechi alimentari. Limitarli si può!

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Inizia da oggi un nuovo viaggio, all’insegna della cucina di recupero. Gli sprechi alimentari sono ormai diventati un qualcosa all’ordine del giorno, nonostante il crescente bisogno di risparmio economico. Condurre una vita secondo i principi dell’eco-sostenibilità significa anche iniziare a pensare a come riutilizzare ciò che è rimasto in frigo.

Non si parla solo del mettere in atto alcune buone pratiche come il consumare un prodotto prima della data di scadenza, ma del recuperarne ogni singola parte senza buttar via nulla. Basti pensare a tutte le volte in cui mangiamo un carciofo e buttiamo via il 50% del suo peso, o ai baccelli dei fagioli, i gambi dei cavoli, le radici dei porri. E i gusci delle uova? Anche di quelli ne scopriremo l’utilità..

Secondo uno studio del WWF, gli inglesi buttano via un terzo di quello che comprano, nonché ben 500 sterline per famiglia. Così facendo, contribuiscono all’inquinamento, dato l’inutile trasporto dei prodotti e allo spreco di risorse idriche utilizzate nella produzione del cibo scartato.

Insieme a questo, “finiscono nella spazzatura” anche 6,2 miliardi di metri cubi di acqua, circa 300 litri al giorno per ogni inglese. Il WWF stima che lo spreco di alimenti è responsabile del 23% dell’impronta ecologica del Regno Unito.

Come suggerisce Tristram Stuart nel suo libro “Sprechi”, questo problema è diventato “la piaga delle nazioni ricche”, tanto che l’autore stesso ha deciso di protestare cibandosi solo degli scarti dei supermercati: frutta e verdura non adeguati per forma e colore, cibi buttati via perché in confezioni danneggiate.

Nel 2009, per accrescere la consapevolezza degli altri a tal proposito, ha avuto un grande successo con l’organizzazione di “Feeding the 5000” un pranzo per cinquemila persone a Trafalgar Square, a Londra, utilizzando solo scarti alimentari!

Sempre in Gran Bretagna si conta che una percentuale variabile tra il 25 e il 40% di frutta e ortaggi viene respinta dai supermercati perché non rispondente agli standard estetici richiesti, tant’è vero che nell’estate del 2008, un grossista inglese è stato costretto a gettar via 4000 kiwi perché più leggeri di 4 grammi rispetto al peso richiesto dagli standard europei, ovvero 62 grammi ognuno.

 

Tutti questi dati sulla follia degli sprechi alimentari sono senza dubbio raccapriccianti. Noi certo, non saremo in grado di fermare un grossista che vuol buttare via 4000 kiwi, ma dal prossimo appuntamento inizieremo proprio dalle nostre cucine, trasformandole in laboratori alla scoperta di nuove ricette e recuperando avanzi o scarti che mai avremmo immaginato fossero utilizzabili.

Federica Caiazzo

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