Doggy Bag: un diritto dei clienti. Parola della Cassazione

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DOGGY BAGUna prassi consolidata negli Stati Uniti d’America, patria della cosiddetta “doggy bag”, in origine una scatola o un sacchetto per gli avanzi del ristorante, da portare a casa e dare al cane.

Una prassi su cui ora si è pronunciata in Italia la Corte di Cassazione: i ristoratori non potranno rifiutarsi di preparare il pacchetto con il cibo rimasto nel piatto, qualora il cliente ne faccia richiesta.

La motivazione esposta dai giudici è semplice: la pratica è comunemente accettata nella civile convivenza. La Cassazione si è pronunciata dando torto ad un albergatore del Trentino che si era rifiutato di confezionare la “doggy bag” ad un turista friulano. Tra offese e ingiurie varie da entrambi le parti, la querelle è finita davanti al giudice per la gioia dei proprietari dei cani ed anche di chi è accorto allo spreco di cibo.

La “doggy bag” è una pratica petfriendly tutta americana, dove il sacchetto per gli avanzi, viene proposto dagli stessi camerieri, persino la first lady americana, Michelle Obama, appoggia l’idea ed in un suo recente viaggio a Roma ha chiesto la “doggy bag” per potersi portare via la carbonara.

Una sana abitudine che in molti Paesi del mondo è una prassi consolidata. In Cina viene chiamata “dabao”, espressione che significa “mi faccia un pacchetto”, pronunciata a fine pasto. In alcuni paesi è sintomo di buona educazione: in Francia è ritenuto normale uscire dai ristoranti con la borsa del cibo avanzato.

L’Italia in passato, prima dell’arrivo del benessere economico, era tra i Paesi in cui era sana abitudine portarsi a casa il cibo non consumato. Questo avveniva negli anni Cinquanta, quando si avvolgeva nella carta le cosce di pollo rimaste nel piatto per poi mangiarle il giorno seguente o darle al cane. Un’abitudine accantonata dagli Italiani dove, secondo le stime, ogni famiglia italiana in media gettava via 200 grammi di cibo a settimana.

Ma in tempi di crisi le vecchie abitudini vengono riprese: in molti decidono di non lasciare più gli avanzi al ristorante optando per la “doggy bag”. Secondo la Coldiretti, complice anche la crisi economica, è aumentata la fetta di italiani (il 36%) che non lascia alcun avanzo al ristorante o in pizzeria. Ma crescono ancor di più (+ 54%) quelli che vanno via dai ristoranti con la “doggy bag”, che è stata per lungo tempo un vero tabù.

Dunque se una volta gli italiani erano soliti ordinare al ristorante: l’antipasto, il primo, il secondo con contorno e dolce finale, oggi le scelte sono più motivate e misurate. Meglio un antipasto e un primo o l’abbinamento di un antipasto e un secondo, per degustare meglio e senza spendere troppo.

In tempi ristetti, anche quel filo di “vergogna” nel chiedere di preparare il classico sacchetto contenente gli avanzi del proprio pasto da portare a casa e consumare il giorno successivo, è caduta: quasi uno su cinque (il 17%) ha chiesto di farlo – con un notevole aumento –  nell’ultimo anno.

Ormai la “doggy bag” è una vera e propria sana tendenza. Infatti, se fino a qualche tempo fa erano semplici scatole di cartone, oggi ne esistono modelli molto fantasiosi e persino firmati: alcune delle quali sono state realizzate da alcuni marchi noti in nome del take away, ovvero l’idea di continuare ad assaporare ciò che è stato ordinato, che non siamo riusciti a finire in un luogo diverso dal ristorante. Poi se lo dice la Cassazione, non più solo moda, ma diritto!

Maria Rosaria Mandiello

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