DI STAGIONE. Ciliegia: il regalo di Lucullo!

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“Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia: stelle,
al chiarore di una notte senza luna“
Yosa Buson
(poeta e pittore giapponese 1716 – 1783)

Rossa, turgida, golosa. Sono solo alcuni degli infiniti aggettivi che ci si può divertire ad affibbiare ad uno dei frutti più amati di tutti i tempi, celebrato da poeti ed innamorati: le ciliegie. Per non parlare dell’affascinante presenza dei suoi alberi, caratterizzazione inimitabile dei territori vocati.
Plinio narra che le ciliegie furono portate in Italia da Lucullo nel 72 avanti Cristo, dalla regione del Ponto (nell’antica Turchia), quando tornò a Roma dopo la vittoriosa campagna contro Mitridate. Fu grazie ai Romani se la coltivazione del ciliegio si diffuse in tutto l’Impero.
Due le specie botaniche: il ciliegio dolce (cosiddetto Prunus avium), che produce le ciliegie che siamo abituati a consumare come frutta fresca ed il ciliegio acido (Prunus cerasus) che produce amarene, visciole o marasche.

Le varietà del Sud

L’Italia ama le ciliegie, è il primo Paese produttore in Europa ed il quarto nel mondo. A farla da padrone, numericamente, è la Puglia: regione che supera il 40 per cento della totalità nazionale. La presenza di questo frutto viene segnalata per la prima volta in questa regione nel 1572, ve ne sono testimonianze nell’Archivio Diocesano di Molfetta.
Centrale, dunque, l’area barese: la prima nel sud-est (Conversano, Turi, Sammichele, Acquaviva, Putignano) e la seconda nel nord (Bisceglie, Trani, Corato, Ruvo, Terlizzi).
E’ la “Ferrovia” (con circa il 60% della produzione) ad essere la varietà leader della cerasicoltura pugliese: fioritura tardiva, frutto rosso, cuoriforme, appuntito, buccia di colore rosso vivo e polpa rosa, soda, croccante e succosa, con raccolta che inizia nella seconda metà di giugno. Perché questo nome? Probabilmente dovuto alla sua resistenza, che permetteva (e permette ancora) di essere trasportata in treno per raggiungere mercati lontani.
Ma anche la Campania si difende, segue a ruota la regione leader, raggiungendo il 30 per cento della produzione nazionale. Molte le varietà locali che sono qui coltivate allo stesso modo da secoli. Un vantaggio che diventa svantaggio quando si arriva alla commercializzazione, epoche di maturazione diverse, grandezze e caratteristiche differenti, mal si sposano con la distribuzione che tende a unificare.
Una delle zone interessate è senz’altro la Valle dell’Irno. Qui vanno ricordate la “Sciazza” di Siano con un colore tendente al nero, un frutto medio e una buccia spessa e la “Pagliaccia” di color porpora, un frutto grande e note acidule in bocca.
Merita di essere ricordata anche la ciliegia Arecca (o anche denominata della Recca), tipica di Marano di Napoli. Le prime testimonianze storiche di tale varietà di ciliegia risalgono al 1550.
Altro grande pilastro del meridione d’Italia è certamente la ciliegia dell’Etna in Sicilia. Una DOP che designa il frutto fresco della varietà Mastrantonio (Donnantonio).
Pezzatura medio-grande, peduncolo lungo e il classico colore rosso brillante. L’esterno è croccante, la polpa compatta e il sapore dolce, bassa acidità associata ad un buon tenore zuccherino.
La zona di produzione della Ciliegia dell’Etna DOP comprende numerosi comuni della provincia di Catania. Si distingue per i lunghi tempi di maturazione, molto più ampi rispetto ad altre varietà, a causa del progressivo innalzamento, rispetto al livello del mare, dei terreni di coltivazione della zona del vulcano.

Tante proprietà, grande gusto
Ipocaloriche, ricche di polifenoli, dunque anti-invecchiamento! Molto utile per depurarsi se mangiate al mattino a stomaco vuoto, accompagnate poi da abbondante acqua. Sempre consigliate negli attacchi di fame, quando si è a dieta, perché alle poche calorie si accompagna una ricchezza di fibre solubili che ci portano velocemente ad un senso di sazietà. Per non parlare delle vitamine A e C, dei sali minerali, del fosforo e del potassio. Un vero concentrato di benessere che in questo periodo non dovrebbe mai mancare sulle nostre tavole.
Alle merendine converrebbe sostituire le ciliegie, non solo perché più salutari e più leggere, ma anche perché particolarmente utili ai denti di grandi e piccini. Zinco, rame e cobalto svolgono una funzione anti-batterica e proteggono il cavo orale. Un vero e proprio frutto anti-carie!

Il Prunus Cerasus (il ciliegio acido), nelle sue varietà amarena e visciola, era una coltura molto diffusa in tutto l’Appennino tra Marche e Umbria. La visciola, in particolare, era molto utilizzata in cucina sin dalla fine del 1500 e se ne conoscevano già le proprietà medicinali.
Nel “Trattato della natura de’ cibi et del bere” del 1583, scritto da Baldassarre Pisanelli, si evincono le sue peculiarità: “Le visciole che siano di dura sostanza ma ben mature che pare che tingano di sangue. Giovano e sono grate allo stomaco perché smorzano l’ardore della colera, tagliano la viscosità della flemma e fanno venire appetito, massime cotte con buona quantità di zuccaio sopra.”

LE AMARENE
A rendere davvero speciali le amarene sono i bioflavonoidi antociani, pigmenti responsabili del colore rosso, che aiutano a ridurre le infiammazioni, poiché contrastano lo stress ossidativi. Con la loro capacità di contrastare efficacemente la formazione di radicali liberi nell’organismo, svolgono un ruolo preventivo e detossinante.

NON BUTTATE IL PEDUNCOLO!
La medicina naturale ci insegna che anche il peduncolo delle amarene e delle ciliegie è prezioso. Una volta secco può essere utilizzato per preparare decotti molto diuretici, indicati contro artrite, calcoli, disturbi renali, fermentazioni intestinali, stitichezza. Vanno fatti macerare per almeno 3 ore in mezzo litro d’acqua e poi portarli a bollore per un quarto d’ora.

CURIOSITA’
La ciliegia ha anche un suo Santo protettore. E’ San Gerardo dei Tintori, si trova nella città di Monza nell’omonima chiesa e si festeggia il 6 giugno. Invocato dagli ammalati e dalle partorienti, è rappresentato anziano e barbuto, vestito di un saio, con un bastone dal quale pende un rametto di ciliegie.

IL SIMBOLO DEL GIAPPONE
Il ciliegio è l’albero nazionale del Giappone e ha da sempre esercitato un fascino profondo sulla psiche del popolo giapponese. Chiunque abbia assistito alla fioritura ha riportato esperienze uniche, difficili da narrare. Gli alberi sono di grandi dimensioni e molto vecchi, i fiori che cadono sono un avvenimento che ricordano le nevicate.
Ancora oggi ogni giapponese, al cospetto del ciliegio in fiore, ritrova un senso di solidarietà con i suoi concittadini, riconoscendo in quest’albero il simbolo di un popolo unito sotto la guida dell’imperatore.

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