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Carnevale. 8 tradizionali appuntamenti da non perdere in Campania!
Originariamente festa di liberazione, di esorcismo della realtà, di sovvertimento dei ruoli sociali, il Carnevale – in tutta Italia – è segnato da una forte simbologia che si riflette nelle maschere, nei costumi e nei riti che lo accompagnano.
In Campania, in particolare, con la sua esplosione di colori, suoni e tradizioni, esso rappresenta una delle ricorrenze più sentite e radicate nella cultura popolare. Maschere, sonorità, rappresentazioni farsesche, danze ma anche pietanze tipiche: in ogni parte della regione troviamo antichi rituali carnevaleschi, legati alla memoria storica delle comunità e strettamente connessi alla vocazione contadina della Campania Felix, delle genti che da sempre la abitano e di quelle che, nelle varie epoche storiche, l’hanno vissuta e governata.
Dal Carnevale di Montemarano, il più rappresentativo e conosciuto, con la sua inconfondibile e travolgente tarantella, alla “Zeza” declinata in più versioni, recitate in tutto il territorio campano; dalle tante mascarate, ciascuna con la sua peculiarità, alle danze tipiche come la quadriglia, o’ ‘ndreccio o il laccio d’amore.
Tali manifestazioni, molte della quali dichiarate Patrimonio Immateriale della Campania, costituiscono senza dubbio l’espressione più autentica della festa tanto da essere oggetto di studio e di ricerca demo-etnoantropologica. Accanto ai più conosciuti Carnevali dell’area vesuviana, dell’agro casertano e dell’Irpinia, espressioni popolari della festa in cui tutto è “rivoluzione” ma anche rinascita, esistono e resistono anche in un’altra zona della Campania, parimenti ricca di bellezza, cultura e tradizioni, la provincia di Salerno, dal Cilento alla Piana del Sele, dagli Alburni ai Picentini.
Ecco, dunque, otto (e più!) Carnevali di tradizione da conoscere assolutamente, per vivere appieno questa ricorrenza arcaica dai significati allegorici che, nonostante l’avvento della globalità, mantiene intanto il suo spirito e le sue suggestioni.

1. Da Napoli all’Irpinia, i luoghi della Zeza, iconica “cantata” del Carnevale
Un elemento ricorrente nei Carnevali di tradizione campani è quello della messinscena farsesca. La più nota diffusa è certamente la Canzone di Zeza. Di derivazione seicentesca e interpretata, come nel teatro classico, esclusivamente da attori maschi che ricoprono anche i ruoli femminili, la Zeza ripropone schemi narrativi e personaggi della commedia dell’arte. Essa mette in scena una vicenda familiare, quella di Pulcinella e di sua moglie Lucrezia (Zeza), popolana dal temperamento arguto, alle prese con l’unione contrastata tra la loro figlia Vincenzella e don Nicola, suo pretendente.
La trama si snoda in un incalzante susseguirsi di doppisensi licenziosi, resi ancor più comici ed efficaci dall’uso del dialetto e sottolineati dall’accompagnamento di strumenti come la grancassa, così come dalle movenze esasperate di chi la interpreta e dai costumi coloratissimi. La canzone di Zeza rappresenta una vera e propria icona del Carnevale in Campania, dai paesi vesuviani all’Irpinia, al Beneventano, passando per la provincia di Salerno. Nei giorni della festa è possibile assistervi in diversi luoghi, spesso declinata in varianti specifiche. Tra questi Pomigliano D’Arco, Mercogliano, Bellizzi Irpino, Capriglia, Cesinali, Montoro, San Leucio, Campagna e tanti altri. Assistere alla Zeza, dovunque lo si faccia, è davvero irrinunciabile, per chi vuole cogliere il valore della tradizione legata al Carnevale, in tutto il suo allegorico fascino.
2. Montemarano, la festa di un intero popolo, a ritmo di tarantella
Un Carnevale autentico fatto di poco sfarzo, tanta allegria e soprattutto tanta musica. È così il Carnevale di Montemarano: se lo vivi una volta, non lo dimentichi più, perché è capace di coinvolgere totalmente, soprattutto per merito della sua caratteristica tarantella, la montemaranese appunto.
Nei giorni della festa è lei a dettare i tempi, infiniti e insieme sincopati, del corteo- processione mascherato che percorre le strade, danzando. Uomini e donne, grandi e piccoli: tutti partecipano a quello che è un antico rituale collettivo che tanto ricorda le festività dionisiache. E non è un caso, forse, che nel Carnevale di Montemarano anche il vino ha un suo ruolo perché disinibisce e scalda, proprio come la tarantella dal ritmo incalzante.
Nel corso della sua esecuzione, il battito del tamburello, il suono del clarinetto, della fisarmonica, delle castagnette si fondono alle grida liberatorie dei mascherati, simboleggiando la rivalsa degli umili, in una sorta di sovvertimento sociale grazie al quale, in occasione del Carnevale, è possibile invertire e scambiare tutti i ruoli. Del Carnevale popolare per eccellenza, di certo il più conosciuto e studiato tra quelli Campani, la maschera simbolo è quella del Caporaballo.
Abbigliato con il tipico costume bianco arricchito dai merletti, dalla mantellina rossa e dal caratteristico copricapo conico e infiocchettato, il “capo del ballo” disciplina la sfilata. Lo fa agitando un bastone, simbolo di autorità: quell’autorità “sociale” con la quale, a Carnevale, dare ordini è concesso anche a chi nel resto dell’anno può solo eseguirne.
Per informazioni: Carnevale di Montemarano
Accoglienza tel. 331 8991134 -329 1650382
3. Palma Campania, un Carnevale a “passo” di Quadriglia
Non il ballo che tutti conosciamo ma un gruppo mascherato che sfila in corteo per la città. Questo, a Palma Campania, si intende con il termine Quadriglia, espressione caratterizzante dell’antico Carnevale le cui origini sono documentate fin dalla metà del 1800. Nelle Quadriglie risiedono tutta l’energia, lo spirito esorcizzante del Carnevale, in un insieme di teatralità, suono, danza, colore.
Nel giorno che precede il Martedì Grasso le Quadriglie, composte da decine di figuranti sfilano senza indossare i costumi ufficiali, a distinguere le une dalle altre è il passo, ovvero un ritmo distintivo diverso per ciascun gruppo. Il martedì di Carnevale i quadriglianti tornano a indossare i loro costumi e, con gli strumenti tipici, sfilano lungo il percorso storico, eseguendo in una serie di tappe stabilite il proprio repertorio musicale, detto canzoniere. A dirigere ciascuna Quadriglia è il maestro, figura assolutamente centrale del Carnevale palmese. Ogni anno, nel rito del “cambio di bacchetta” o “ratto del gagliardetto”, si celebra il passaggio di consegne tra il maestro della Quadriglia uscente e il suo successore.
A ricordare l’importanza di questo ruolo, sulle mura del quattrocentesco palazzo Aragonese nella piazza principale “brillano” 200 stelle di ceramica con sopra incisi altrettanti nomi dei Maestri delle Quadriglie: una sorta Walk of Fame sulla quale non leggeremo i nomi dei divi di Hollywood ma di quelli di gente comune (con tanto di soprannome) che portando avanti la tradizione è entrata, di fatto, nella storia di una comunità. Per il 2025 il Carnevale di Palma Campania ha un “Maestro” d’eccezione, a curarne la direzione artistica è l’attore Francesco Cicchella.
Per informazioni: Fondazione Carnevale di Palma Campania
www.carnevaledipalmacampania.it

4. Montoro: le maschere, i suoni e i costumi di un Carnevale “da museo”
Che il Carnevale a Montoro sia una cosa ben radicata e assai sentita dalla comunità lo dimostrano, anzitutto, due elementi: l’esistenza del Mumasca – Museo delle maschere e del Carnevale di Montoro che studia e diffonde la tradizione e una importante varietà di mascarate, sviluppatesi in diverse zone della città. Oggetto di studio, negli anni ’70, finanche da parte dell’antropologa Annabella Rossi, le quattro mascarate storiche sono quelle delle frazioni di Piazza di Pandola, Borgo, Figlioli e Banzano e ognuna di esse ha proprie peculiarità.
Pulcinella, la Vecchia, l’Orso e altri personaggi della tradizione caratterizzano la mascarata di Piazza di Pandola; in quella di Borgo, invece, domina la caratteristica e coloratissima danza processionale, ‘O Ntreccio, accompagnata della tarantella eseguita con strumenti tradizionali. Lo stesso avviene nella frazione di Banzano con una reinterpretazione più moderna della tarantella; la mascarata di Figlioli, infine, si distingue per una processione imponente con maschere come dai forti significati simbolici, come la Zingara.
In ciascuna delle mascarate ricorrono elementi emblematici come ‘A Vecchia ‘o Carnuvale, la vecchia del Carnevale: una figura- maschera costituita da un Pulcinella a cavallo di una Vecchia, simbolo del tempo infinito della tradizione. Un Carnevale autentico, quello montorese, forte di quel filo rosso che lo lega alla cultura popolare originaria.
Per informazioni: Mu.Ma.Sca- Museo del Carnevale e delle Maschere di Montoro
Tel. 371 5485769- mumascamuseo@gmail.com

5. Una storia antica d’amore e di rinascita: Il Carnevale di Don Annibale ad Eboli
Ad Eboli il Carnevale di tradizione si chiama Don Annibale, proprio come il personaggio principale dell’antica farsa popolare che, dal 2024, coincide con la maschera ufficiale della città e che da poco è stata riconosciuta Patrimonio Immateriale della Campania, aggiungendosi ad altre espressioni regionali ben più note.
Di origine settecentesca, al pari della più diffusa Cantata di Zeza, il Don Annibale è una rappresentazione comico- farsesca dialettale musicata che ha in sé molte delle caratteristiche tipiche della commedia dell’arte e del teatro classico e, infatti, è anch’essa interpretata da soli uomini. Al centro della trama, c’è l’amore apparentemente impossibile tra il signorotto Don Annibale e Giulietta, figlia del contadino Zi Aniello, che si compie grazie alla saggezza del Dottore, “miereco ‘e tutte ‘e malatie” e, addirittura, si moltiplica.
La farsa, infatti, si conclude con un doppio matrimonio: quello tra Don Annibale e Giulietta e l’altro tra i servi Pulcinella e Carolina, entrambe inequivocabili allegorie di quel marcato senso di rinascita e di abbattimento delle barriere sociali che il Carnevale porta con sé. Di autore ignoto, la farsa di Don Annibale è giunta fino ai nostri giorni e tutt’ora è rappresentata per le vie della città con l’accompagnamento di strumenti tradizionali come la fisarmonica, dai portatori di questa tradizione riuniti nell’omonima associazione.
Di generazione in generazione, di padre in figlio: Cosimo che oggi interpreta Don Annibale ha raccolto, con fierezza, il testimone da suo padre Massimo. Quest’anno sarà possibile assistere al Don Annibale il 4 marzo ad Eboli centro e il 9 marzo nella frazione Santa Cecilia, nell’ambito del Carnevale del Sele.
Per informazioni:
Associazione Don Annibale- farsa carnevalesca di Eboli
Tel. 377 349 0253- www.facebook.com/AssociazioneFarsaDonAnnibalediEboli

6. Il fascino contadino del “Carnevale dei Poveri” di Olevano sul Tusciano
Semplicità, genuinità e una schietta irriverenza sono i tratti i distintivi del Carnevale dei Poveri di Olevano sul Tusciano. Qui, solitamente l’ultima domenica di Carnevale, viene rappresentata in maniera itinerante la Cantata dei dodici mesi. Tradizionalmente recitata a dorso d’asino e concepita in rime, la Cantata si presenta come un vero e proprio “calendario” popolare.
Essa, infatti, mette in scena e in rima l’alternarsi ciclico delle stagioni, rievocando le consuetudini ma anche le fatiche e le speranze di cui il mondo contadino è permeato. Ad interpretarla, accompagnati da strumenti della tradizione, dodici personaggi, ciascuno dei quali simboleggia appunto un diverso mese dell’anno, i cui costumi sono arricchiti da elementi che ne rievocano le caratteristiche.
Quest’anno la Cantata dei dodici mesi si svolge domenica 2 marzo nella frazione Ariano. Si tratta della prima rappresentazione dopo l’inserimento della manifestazione nell’inventario del Patrimonio Immateriale regionale.
Per informazioni: Comune di Olevano S.T.
staffsindaco@comune.olevanosultusciano.sa.it

7. Trentinara: l’allegoria del Carnevale, sulla “Terrazza del Cilento”
La lotta tra il bene e il male costituisce il tema portante del Carnevale di Trentinara, piccolo quanto bellissimo borgo definito, per la sua posizione, la “terrazza del Cilento”. Tra i suoi suggestivi vicoli, durante il Martedì Grasso, è protagonista il liberatorio e dissacrante corteo- lotta tra i Pulcinella e i Diavoli.
Nel percorso che paradossalmente (ma non troppo se si pensa all’eterno dualismo tra sacro e profano dei rituali popolari) segue l’itinerario delle processioni religiose, questi ultimi rappresentano l’avversità: il male che tenta costantemente e fino all’ultimo di ostacolare il corso degli eventi.
La festa si conclude a sera nella piazza principale, con il processo e il successivo rogo di Vavo, un pupazzo che simboleggia l’inverno ma anche le sventure umane, con i diavoli che danzano intorno al suggestivo focaro, nell’atto di domarne le fiamme.
Per informazioni: www.facebook.com/carnevaletrentinarese

8. “Carnuluvaro mio” a Montecorice, la festa “povera” ma ricca di creatività
A Montecorice, nella frazione di Cosentini, rivive da qualche anno Carnuluvaro mio. Grazie ai ricordi degli anziani della piccola comunità cilentana, con una complessa operazione di recupero della memoria e ricostruzione di quanto perduto l’Associazione Euphòria ha riportato in vita una tradizione che risale almeno agli anni ’40 del Novecento. A caratterizzarla una originale mascarata, in cui la comunità si autorappresenta, giocando e prendendo in giro sé stessa.
Protagonisti del Carnevale cosentinese sono personaggi come il Cardalana, l’Abate, il Confessastelle, ‘u Turco, gli Struppiati, ‘u Sparaturo le cui maschere sono realizzate con materiali poveri quali carta, farina e acqua, e i cui costumi sono ricavati da vecchi abiti dimenticati, ai quali si dà nuova vita.
Dopo la sfilata estemporanea per le vie del borgo e la messa in scena della Ballata di Zeza, simile per trama e personaggi a quella irpina ma eseguita con delle varianti, il finale del Martedì Grasso è letteralmente infuocato. Un grande falò viene bruciato Carneluvaro secondo un rituale, quello della morte di Carnevale, che a Cosentini come in ogni luogo in cui viene celebrato porta con sé una serie di significati simbolici. Carnevale muore, se ne va, ma lascia speranze e progetti futuri, rappresentando l’alternarsi di gioia e dolore, vecchio e nuovo.
Per informazioni: Associazione Euphòria
tel. 3381021203- www.associazione-euphoria.eu



