Carne equina nei prodotti Findus. In Italia non c’è pericolo, ma torna il dibattito su trasparenza e tracciabilità

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LASAGNESta suscitando grande clamore una vicenda che ha coinvolto la grande distribuzione inglese: si è scoperto, infatti, che la carne usata per le lasagne surgelate era di cavallo. Gli inglesi non perdonano la Findus, il cui stabilimento nel Regno Unito, ha riempito i frigoriferi dei supermercati di carne inquinata. L’agenzia britannica per la sicurezza alimentar pur chiarendo che non ci sono rischi sanitari, ha ordinato controlli a tappeto. Findus, si è scusata ed ha garantito risarcimenti ma la fiducia è venuta meno. E non bastano più le promesse di ritirare i prodotti contaminati, il problema non è di salute ma di tipo ideologico.

I comunicatori Findus, riferiscono che il fornitore di carne è un’azienda in Romania: nella zona grigia tra legale e non, oggi sotto indagine. Una vicenda che si è allargata al mercato Francese. Dove su indicazione delle autorità, sono stati decisi ritiri di alcuni lotti di prodotti surgelati che potrebbero avere come unico problema la presenza di una etichettatura sbagliata, in quanto indicano di contenere carne bovina e si sospetta possano contenere carne equina.

Per questo sono stati decisi riti “a scopo precauzionale”, così come precisano i gruppi di ipermercati francesi. In ogni modo “i prodotti in questione non sono stati mai venduti in Italia”, ha chiarito un portavoce Auchan. Sulla stessa linea anche Carrefour: “in Italia non vengono commercializzati prodotti coinvolti dai ritiri”, ha detto una portavoce.

Secondo l’Unione Europea, in Italia non c’è alcun pericolo. Posto che la carne equina non pone rischi per la salute dei consumatori, sottolinea l’U. E., va ricordato che la Findus UK e i vari marchi Findus sono presenti nel resto d’Europa ma sono del tutto separati dall’omonimo marchio commercializzato nel nostro paese, Findus Italia è controllato dalla Compagnia Surgelati Italiana che ha già chiarito di non aver nessun prodotto con carne di cavallo.

Nel frattempo, la procura di Torino ha disposto accertamenti sui prodotti a base di carne di alcune marche di surgelati, tra cui la Findus. La polizia giudiziaria, in concomitanza con i Nas, sta analizzando campionamenti sui prodotti distribuiti nei supermercati torinesi. Al momento non risultano indagati né ipotesi di reato. Ma se gli ingredienti riportati sulle confezioni degli alimenti non corrispondessero al reale contenuto, il reato che si configurerebbe sarebbe quello di frode in commercio.

Secondo alcune fonti, la contaminazione di lasagne ed hamburger, e di altri prodotti con carne equina sarebbe il risultato di una frode che ha una “dimensione internazionale”. Esperti nel settore della carne hanno riferito che è certo che organizzazioni mafiose italiane e polacche sono coinvolte in una truffa miliardaria per sostituire la carne bovina con quella equina durante la produzione di alimenti.

Il ruolo di queste organizzazioni giocherebbe nel costringere veterinari e altri addetti nei macelli e negli impianti in cui vengono confezionati i prodotti a certificare come bovina con carni più economiche, come quella di cavallo o di maiale. L’allarme per Coldiretti fa emergere lo scandalo del Made in Italy sulle tavole europee. Il fenomeno, denominato “Italian sounding” colpisce i prodotti più rappresentativi dell’identità alimentare nazione. Dallo “Spicy thai pesto” al “Parma salami” del Messico, o una curiosa “mortadella” siciliana dal Brasile. Per non parlare del Romano, dell’Asiago o del Gorgonzola, prodotti negli Stati Uniti dove si trovano anche il Chianti californiano e inquietanti imitazioni di soppressata calabrese e pomodori San Marzano, “spacciati” come Italiani. Giusto per citarne qualcuno.

Per la Coldiretti, in Italia, lo scambio di carni all’insaputa dei consumatori è vietato da un decreto legislativo del 1962 che obbliga ad indicare in etichetta la specie animale da cui proviene la carne utilizzata come ingrediente ma lo scandalo, ripropone l’esigenza di una accelerazione nell’entrata in vigore di una legislazione più trasparente sulla etichettatura della carne e degli altri alimenti a livello comunitario.

L’etichetta di origine – sottolinea la Coldiretti – rappresenta una garanzia di informazione per i consumatori, ma grazie alla tracciabilità anche una protezione nei confronti di frodi e truffe che si moltiplicano nel tempo della crisi in cui si registra il ritorno di reati come l’abigeato e la macellazione clandestina. Insomma, per Coldiretti per rassicurare gli Italiani sul cibo che acquistano in special modo la carne e i suoi derivati, c’è bisogno di più controlli e un campo normativo più che vasto per contrastare il dilagante fenomeno della contraffazione.

Maria Rosaria Mandiello

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