CAFFE’: nuovi studi lo premiano. Aiuta la memoria e combatte l’Alzheimer

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CHICCHI CAFFE'Prendiamoci un caffè!” E’ l’invito più frequente, pretesto mondano e occasione di socializzazione per una chiacchierata in leggerezza, ma anche una piacevole occasione di distensione quotidiana, al lavoro come nel tempo libero.

Il caffè, in preparazioni diverse e in qualità e miscele differenti è bevuto in tutti i continenti. Il caffè è considerato un vero e proprio alimento, con un concentrato di sostanze antiossidanti e composti fenolici che hanno più di un beneficio sulla nostra salute, persino a scopo preventivo.

Viene considerato, molto più che una sostanza stimolante capace di agire sul sistema nervoso. Il caffè, inoltre, è ricco di melanoidine, prodotte durante la tostatura, solubili in acqua e con alto potere antiossidante. Alcuni studi sperimentali in vitro, hanno dimostrato come il caffè sia la bevanda con più potere antiossidante, tre volte più del vino e cinque del tè.

Bere dalle tre alle cinque tazze di caffè al giorno comporta una riduzione fino al 20% del rischio di ammalarsi di Alzheimer. E’ quanto emerge da uno studio pubblico dall’Institute for Scientific Information on Coffee (Isic). Secondo lo studio il merito sarebbe sia della caffeina che previene la formazione di placche amiloidi nel cervello, sia ai polifenoli, che aiutano a ridurre l’infiammazione.

A confermare questi risultati è anche una ricerca condotta da un team di scienziati della Johns Hopkins University coordinato dal dottor. Michael Yassa e pubblicata su Nature. Secondo le analisi condotte, la caffeina avrebbe un effetto positivo sulla memoria a lungo termine, quella che ci permette di ricordare, riuscendo così a rinforzare i ricordi anche a distanza di ventiquattro ore dal consumo.

I test, sono stati svolti su alcuni volontari che hanno assunto circa 200 mg di caffeina. I ricercatori, hanno potuto osservare che la sostanza riusciva a “fissare” la memoria e a contrastare l’accumulo nel cervello e nei vasi sanguigni della proteina beta amiloide, responsabile della formazione di placche che incidono in maniera incisiva nell’insorgere dell’Alzheimer.

Ma il consumo regolare di caffè ha dimostrato di avere un’ottima azione anti-ictus. A rivelarlo è stato uno studio unico nel suo genere svolto in Giappone su un campione di oltre 83 mila persone e pubblicato dalla rivista Stroke. Chi beve regolarmente caffè ha un rischio di ictus ridotto del 20-30%.

Gli esperti, per tredici anni hanno seguito i soggetti consumatori di caffè e tralasciando i fattori confondenti, quali: stile di vita, età, sesso è emerso che una tazza di caffè al giorno riduce il rischio di ictus emorragico di oltre il 30%.

Insomma, il caffè è un ottimo alleato della memoria e le sue virtù sembrano prevenire l’Alzheimer. La caffeina, dunque, diventa un amico dell’uomo, se assunta in quantità moderate e fatte le dovute eccezioni: le donne incinte e gli ipertesi, per i quali il caffè, tè ed affini vanno assunti con parsimonia.

Maria Rosaria Mandiello

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