SCORZA D'ARANCIANon si butta via niente, neanche quelli che in gergo vengono chiamati “pastazzo” d’arance, ovvero, gli scarti del frutto siciliano. Nella sola Sicilia, il 40% degli agrumi raccolti (più di due milioni di tonnellate l’anno) sono destinate allo smaltimento. Ma lo spreco può trasformarsi in opportunità, perché dagli agrumi si può ricavare della stoffa.

E così scorza, polpa e semi di frutto se fino ad oggi sono stati convertiti in biomasse per l’energia rinnovabile, ora gli avanzi e i sottoprodotti dell’industria agrumicola si trasformano in materiale tessile.

L’idea sta diventando realtà ed è stata ribattezzata “Orange Fiber”. L’intuizione è nata da due catanesi, coinquiline a Milano: Adriana Santanocito ed Enrica Arena, una esperta in nuovi materiali e tecnologie per la moda e l’altra laureata in cooperazione internazionale.

La passione per la moda e il mondo del fashion, senza mai dimenticare l’attaccamento alla terra d’origine, ha portato le due giovani siciliane all’idea di una fibra tessile derivata dall’arancia. Il progetto vede il suo sviluppo in collaborazione con il Politecnico di Milano, presso il quale hanno anche depositato il brevetto. Un filato cosmetico e al tempo stesso “intelligente”, infatti, per creare il filato viene utilizzato tutto il frutto. Gli agrumi si ricavano dalla produzione eccedente e dagli scarti di trasformazione.

Il procedimento chimico utilizzato è a basso impatto ambientale, utilizzando esclusivamente solventi green: il procedimento consiste nell’estrarre la cellulosa dai frutti; cellulosa che diventa una nuova materia prima che le industrie tessili possono trasformare in tessuto.

Un progetto che ormai và verso la consolidazione, infatti sono stati già realizzati i primi prototipi. La strategia usata per autofinanziare il progetto è la vendita di capi “vitaminici”, ovvero, abiti realizzati con tessuti in grado di rilasciare vitamine.

Secondo le ideatrici, questi abiti, hanno un effetto cosmetico su chi li indossa. Inoltre, d’estate sono un ottimo repellente contro le zanzare. Per raggiungere questo risultato, gli oli essenziali degli agrumi vengono rimpiccioliti e incapsulati grazie alle nanotecnologie in tessuti ricavati dal riuso e dal riciclo.

ORANGE FIBER

Le due giovani ideatrici hanno ricevuto il premio Gaetano Marzotto e la scorsa primavera sono sbarcate a Wall Street con i loro eco-abiti. Inserite anche nella classifica fra le migliori start up italiane ai Macchinera Italian Awards, hanno ricevuto la menzione speciale “Working capital”.

Così in pochissimi mesi il sogno delle due giovani siciliane è diventato una realtà industriale che si è estesa in tutta la penisola. In Sicilia si raccolgono e si trasformano gli scarti degli agrumi, in Spagna si esegue la filatura, in Lombardia, a Como, viene realizzato il tessuto filato con la seta.

Prossima tappa per Adriana ed Enrica sarà l’Expo 2015 e il brand della moda per dare ufficialmente il via alla produzione, nel frattempo esplorano nuovi processi biochimici per l’estrazione di cellulosa dagli scarti di uva e mele del Trentino, dove da qualche tempo si sono stabilite ed hanno la loro base operativa.

Maria Rosaria Mandiello

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