Mozzarella di bufala: sul Made in Italy un milione di controlli l’anno

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“E’ grazie al nostro sistema di controllo unico nel mondo che riusciamo a garantire un valore aggiunto del Made in Italy alimentare sul quale vigilano oltre un milione di verifiche ed ispezioni all’anno tra Nas dei Carabinieri, Istituto Controllo Qualità, Agenzie delle Dogane, Capitanerie di Porto, Corpo Forestale e Carabinieri delle Politiche Agricole, Asl, ai quali si aggiunge l’attività degli organismi privati”.

E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “che l’esperienza di altri Paesi ci insegna che quando non si smascherano anomalie è perché i controlli non si fanno o non si vogliono fare”.

Il successo del Made in Italy alimentare – ha sottolineato Marini – dipende qualità e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo, dal lavoro alla materia prima fino all’informazione ai consumatori verso i quali non possono essere tollerati inganni. La credibilità conquistata dagli agricoltori italiani nel garantire la qualità delle produzione – ha sostenuto Marini – è un patrimonio da difendere nei confronti di quanti con i falsi e la contraffazione cercano di sfruttare la fiducia conquistata nelle campagne per vendere prodotti “taroccati”.

Gli ottimi risultati dell’attività di controllo nei confronti dell’illegalità devono essere accompagnati da una stretta nella maglie larghe della legislazione che – rileva Marini – permette tuttora di spacciare come Made in Italy quasi la metà della spesa fatta dagli italiani perché manca l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima in tutti i prodotti alimentari in vendita.

Secondo dati Coldiretti l’inganno del falso Made in Italy a tavola, dovuto alla vendita in Italia di prodotti alimentari pagati come italiani senza esserlo per la mancanza dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta o perché venduti per una qualità che non hanno costa diversi miliardi alle tasche dei cittadini.

Un inganno che riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta e oltre un terzo della pasta che è ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all’insaputa dei consumatori.

L’attenzione all’origine del prodotto è evidenziata dal fatto che – sottolinea la Coldiretti – ben il 97 per cento degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti.

Il pressing della Coldiretti ha portato all’obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, all’arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all’obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, all’obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all’etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all’etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008.

Dal primo di luglio è arrivato anche l’obbligo di indicare l’origine delle olive impiegate nell’extravergine, ma molto resta ancora da fare e l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.

“Mettere in trasparenza la provenienza di quanto portiamo in tavola non solo aumenta il potere contrattuale delle imprese agricole, ma fornisce un servizio essenziale ai cittadini consumatori poiché favorisce i controlli e consente di fare scelte di acquisto consapevoli” afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che si tratta di “una battaglia che finalmente è oggi condivisa dalle Istituzioni ed è quindi più che mai è necessario riaffermare e sostenere il percorso iniziato”.

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