BIRRA. “Mamma, mi dai una media?”

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Spero che l’orrore suscitato da questa frase non sia dovuto alla richiesta di birra, ma giustamente al desiderio di una non-meglio-specificata “media” perché, (kuaska docet) “è come andare dal salumiere e chiedere un etto”. Promozione dell’alcolismo minorile? No, anzi.
Esiste una categoria, o meglio un concetto di birre belga (che troviamo con altri nomi anche altrove) detta “birra da tavolo” (tafelbier) che deve ASSOLUTAMENTE essere slegato al nostro concetto commerciale e qualitativo di “vino da tavola”.
Si tratta di birre a bassa o bassissima gradazione alcolica, generalmente tra l’1% e il 2.5%, con picchi massimi sul 3.5%, bevute, nella tradizione belga, durante i pasti da tutta la famiglia. Tutta, bambini compresi.
La cosa non vi dovrebbe spaventare, non stiamo parlando di temuta artiglieria alcolica olandese o norvegese, ma di birrette leggere, leggerissime, prossime alla terribile parola “analcoliche”; se non vi bastasse poi il formato di vendita comune non è il pistolone da 75cl o 50cl, ma si trovano anche da 33 o 25cl.
Vi starete chiedendo che sapore abbiano queste birre, ebbene, non essendo una tipologia, non abbiamo una ricetta “classica” bensì un ampio spettro di scelta: da bionde cerealose a scure dolci, passando, ovviamente, anche attraverso birre luppolate (quindi amare).
Ma perché somministrarle anche ai bambini?
Per questioni di salute, che domande!

Una “razione” (25/33cl) di queste birre contiene meno zuccheri e calorie di una qualsiasi bevanda gassata (con cui la prole s’avvelena), tanto che già attorno al 2000/2001 in Belgio sono state introdotte in alcune scuole proprio in sostituzione dei tanto odiati sciroppi zuccherosi ed ingrassanti.
I bambini ringraziano, vuoi per il “gusto” di poter bere una birra imitando gli adulti, vuoi perché, si spera, la birra in questione piaccia davvero.

Altra questione sono le loro “cugine” tedesche, le malzbier, spacciate più per tonico che per birra vera e propria, alcune con contenuto alcolico prossimo allo (ahimè) zero sono decisamente maltate e vengono prodotte portando il mosto di birra a zero gradi, aggiungendo quindi il lievito che, ahilui, non potrà fermentare quasi nulla.
Il lievito viene rimosso all’imbottigliamento, ottenendo una birra ancora ricca di zuccheri (sempre meno di una sciacquazza gasata) e quasi senza alcool.
Al giorno d’oggi si trovano in commercio poche tafelbier (30 etichette fatte da birrifici belga noti, meno ancora in giro per il mondo), pochissime in distribuzione internazionale e, tanto per tirarcela un po’, assaggeremo come esempio qualcosa del nord Europa: la Infant Øl di Beer Here, un birrificio danese molto di moda negli ultimi tempi (sia per aggressività luppolosa sia per marketing accattivante).
Già dall’etichetta (usando google translate) si capisce come voglia fare leva sul pubblico fanciullesco, ricorda infatti dell’invidia provata nel vedere gli adulti armati di boccali schiumanti e propone questo bel birrino come soluzione per far contenti tutti.
Basta parlare e giù a bere: questo prodotto è assai atipico anche per questo concetto di birra, sia per il formato (50cl) sia per la gradazione alcolica (2.5%) che rientra nel limite superiore delle tafelbier.
Nel bicchiere si presenta scura, color mogano con riflessi nocciola e una schiumetta beige chiara dalla bassa persistenza.
Cosa si fa poi? La snasata ovviamente: luppolo stranamente aggressivo al naso (per i tecnici 20 IBU e luppoli Columbus, Amarillo e Simcoe), erbacea, con qualche nota lieve di caramello e addirittura un’ombra di cioccolato al latte.
In bocca mantiene le aspettative ma anche stupisce, chiaramente di corpo leggerissimo (termine tecnico: watery) porta con sé un combattimento tra i malti (sempre per i birrofighetti: maris otter, segale maltata, tre malti caramello e malto chocolate) e un amaro che, visto il corpo esile, fa da padrone, spazzando le brevi note di caramello iniziali.
Durante la “rincorsa” in bocca, oppure nel PROFESSIONALISSIMO “ruttino”, fanno capolino note di liquirizia ed eucalipto.
Insomma un birra davvero particolare per un pubblico di bambini, e ammetto con sincerità che da piccolo non l’avrei apprezzata vista la sua amarezza, bassa sulla carta (20 unità di amaro sono poche rispetto agli standard che ci abitua il mercato moderno), ma sua caratteristica principale.
Ma evidentemente faccio poco testo, le figlie di un carissimo amico se la stavano quasi litigando col padre…

 

Filippo Garavaglia

Associazione Malti da Legare

info@maltidalegare.it


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