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Le più belle frasi, poesie (e citazioni) dedicate al cibo
Il cibo è una presenza costante nella nostra vita. A volte ci consola, altre ci diverte. Lo utilizziamo per comunicare noi stessi, anche quando non ce ne rendiamo conto. Spesso suggella incontri ed è il fil rouge dei momenti familiari. Servono altre ragioni per realizzare una guida alle più belle poesie, citazioni o frasi che lo contemplano?
Ecco la nostra selezione, perché il cibo è già poesia!
Citazioni e cibo
Le giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza e un caffè.
Perché la colazione deve essere abbondante.
Charles M. Schulz, Peanuts
Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere.
Charles Baudelaire
La vita è una scatola di biscotti. Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no.
Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi.
Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.
Haruki Murakami
In realtà nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia.
Manuel Vàzquez Montalbàn
Non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ciò che aveva offerto da mangiare, ma esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto spiegando quello che si stava per mangiare.
Manuel Vàzquez Montalbàn
Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene.
Virginia Woolf
Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare.
George Bernard Shaw
Sposa qualcuno che sappia cucinare. L’amore passa, la fame no.
Anonimo
Se ricostruiamo la provenienza dei cibi-bandiera, nostri e altrui, scopriamo che la loro è una denominazione di origine incontrollata. La storia dell’alimentazione è frutto di migrazioni. Perfino il piatto più tradizionale e la più locale delle tipicità ha dentro la traccia dell’Altro. Ogni ricetta non è altro che la mescolanza di ingredienti diversi che diventano una sola cosa. Si integrano. La dieta mediterranea non sarebbe mai nata senza l’americanissimo tomate.
Marino Niola
Cosa altro si può fare, pensando a tutte le cose la cui ragione non si comprende, se non perdere lo sguardo sui campi di grano. La loro storia è la nostra, perché noi, che viviamo di pane, non siamo forse grano in larga parte?
Vincent Van Gogh
Il cibo è un simbolo d’amore quando le parole sono inadeguate.
Alan D. Wolfelt
Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei.
Jean Anthelme Brillat-Savarin
Il cibo non è solo carburante. È informazione. Parla al tuo DNA e gli dice cosa fare.
Mark Hyman
Il cibo è la parte materiale del sogno.
Ennio Flaiano

Poesia e cibo
I giorni sono sempre più brevi
le piogge cominceranno.
La mia porta, spalancata, ti ha atteso.
Perché hai tardato tanto?
Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.
Il vino che avevo conservato nella brocca
l’ho bevuto a metà, da solo, aspettando.
Perché hai tardato tanto?
Ma ecco sui rami, maturi, profondi
dei frutti carichi di miele.
Stavano per cadere senza essere colti
se tu avessi tardato ancora un poco.
NAZIM HIKMET, Poesie d’amore 1948
Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all’asciutto sotto le sue squame,
vicino al lui i vegetali impazziti si arricciarono,
divennero viticci,
infiorescenze commoventi rizomi;
sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,
la verza si mise a provar gonne,
l’origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso,
e un bel giorno,
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi,
file compatte,
voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,
non lo teme,
lo esamina,
l’osserva contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,
lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.
Ode al carciofo da “Odi elementari” 1954 , PABLO NERUDA > ascolta la lettura
La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due
metà
di un pomodoro,
scorre
per le strade
il succo.
In dicembre
senza pausa
il pomodoro,
invade
le cucine,
entra per i pranzi,
si siede
riposato
nelle credenze,
tra i bicchieri,
le matequilleras
la saliere azzurre.
Emana
una luce propria,
maestà benigna.
Dobbiamo, purtroppo,
assassinarlo:
affonda
il coltello
nella sua polpa vivente,
è una rossa
viscera,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile,
riempie le insalate
del Cile,
si sposa allegramente
con la chiara cipolla,
e per festeggiare
si lascia
cadere
l’olio,
figlio
essenziale dell’ulivo,
sui suoi emisferi socchiusi,
si aggiunge
il pepe
la sua fragranza,
il sale il suo magnetismo:
sono le nozze
del giorno
il prezzemolo
issa
la bandiera,
le patate
bollono vigorosamente,
l’arrosto
colpisce
con il suo aroma
la porta,
è ora!
andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell’estate,
il pomodoro,
astro della terra,
stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
le sue circonvoluzioni,
i suoi canali,
l’insigne pienezza
e l’abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame né spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.
Ode al pomodoro da “Odi elementari”, PABLO NERUDA 1954
La domenica, quanno arriva mezzogiorno,
la casa pija un’aria tutta sua:
la pentola borbotta su er fornello,
la mamma gira er sugo piano piano.
Er padre legge er giornale a capotavola,
li figli aspettano co’ l’occhi accesi,
la nonna controlla che ce sia tutto,
che gnente manchi a quella santa mensa.
Quanno se magna nun se parla molto,
se sente solo er rumore dei cucchiari,
ma dentro a ogni boccone ce sta scritto
un pezzo de fatica e de rispetto.
E quanno er pranzo finisce davvero,
resta nell’aria un senso de famiglia
che vale più de tutto quello che
s’è messo in tavola pe’ magnà.
Er pranzo de la domenica, TRILUSSA (primi del Novecento)
Romanzi e cibo
È facile sgusciare i piselli. Una pressione del pollice sulla costola del baccello e quello si apre, docile, offerto. Alcuni, meno maturi, sono più recalcitranti – un’incisione dell’unghia permette allora di lacerare il verde e di sentire l’umidore e la polpa densa, appena sotto la buccia falsamente scabrosa. Poi si fanno scivolar giù le palline con un solo dito. L’ultima è davvero minuscola. (…) Basterebbero cinque minuti, ma è piacevole prolungare, rallentare il mattino, baccello dopo baccello, con le maniche rimboccate. Passiamo la mano nelle palline sgranate che riempiono la ciotola. Sono morbide; tutte quelle rotondità contigue formano come un’acqua verde chiaro e ci meravigliavamo di non ritrovarci con le mani bagnate.
Tratto da “La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita”- 1997 – di Philippe Delerm
Benedite ripetutamente l’inventore della cicoria e ricordate che chi l’apprezza, nella vita, non vi farà mai del male: son tutti bravi a mangiare patate al forno, ma chi sceglie la cicoria non ha nulla da nascondere.
I mangiatori di cicoria contemplano il gusto amaro delle cose e perciò hanno una tendenza all’onestà senza perdersi in stucchevoli ruffianerie. Vi potranno dire cose spiacevoli perché amano i sapori selvatici, ma non vi mentiranno e voi, davanti a loro, non farete quindi mai la figura del bietolone.
Tratto da Ricette Umorali di Isabella Pedicini
… portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità inoffensive, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’una essenza preziosa: o meglio quest’essenza non era in me, era me stesso. Avevo cessato di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Donde m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo ch’era legata al sapore del te e del biscotto, ma lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura. Donde veniva? Che significava? Dove afferrarla?
Tratto da La strada di Swann di Marcel Proust, 1978
“Entrati nell’osteria, si posero tutti e tre a tavola: ma nessuno di loro aveva appetito.
Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non poté mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla parmigiana: e perché la trippa non gli pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato!
La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta, così dové contentarsi di una semplice lepre dolce e forte con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d’uva paradisa; e poi non volle altro. Aveva tanta nausea per il cibo, diceva lei, che non poteva accostarsi nulla alla bocca.
Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio. Chiese uno spicchio di noce e un cantuccino di pane, e lasciò nel piatto ogni cosa. Il povero figliuolo col pensiero sempre fisso al Campo dei miracoli, aveva preso un’indigestione anticipata di monete d’oro.”
Tratto da “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi, 1883

Il cibo nei proverbi
- La fame è cattiva consigliera
- Con l’olio e il sale si fa buono anche uno stivale
- Buono come il pane
- Ogni frutto a suo tempo
- Sotto la neve pane
- Chi ha il pane non ha i denti




