Se c’è un pensiero al quale si tenta spesso di sfuggire, sicuramente è quello della morte, una realtà tanto tragica quanto inevitabile. Eppure l’abbandono della vita è rappresentato da secoli in tutte le arti figurative, che nell’esaltarne la tragedia ci rammentano allo stesso tempo il valore della vita.
Furono il senso della tragedia, del rispetto, della meditazione e della pacificazione nei confronti della fine della vita terrena, uniti a un tocco di genio, che probabilmente guidarono un anonimo appartenente dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, forse il frate tedesco Norberto Baumgartner, a realizzare una delle più incredibili cripte presenti nel nostro Paese, nel cuore di Roma, a via Veneto.

Qui sorge la chiesa dell’Immacolata Concezione, annessa al convento edificato nel 1630 su iniziativa della famiglia Barberini. I frati Cappuccini vi si erano trasferiti dal vicino convento di San Bonaventura a Fontana di Trevi, portandovi anche le spoglie dei confratelli defunti.
Quando un secolo dopo venne costruita la cripta, qualcuno pensò di sfruttarne i locali per una degna risistemazione delle ossa accumulate nel corso di ben duecento anni. Ad ogni modo le ossa di 3700 frati vennero accuratamente divise in senso anatomico: femori, tibie, ulne, bacini, costole, clavicole, vertebre, falangi, crani, omeri, ulne e poi utilizzate per creare motivi ornamentali.
Archi, fiori, ghirlande, lampadari, rami fioriti e forme geometriche di vario genere vanno a realizzare un incredibile monumento artistico alla memoria dei defunti.

Da molti anni questo sacrario è aperto al pubblico, unitamente a un museo di recente realizzazione finalizzato alla conoscenza di questo ordine religioso fondato intorno nel 1525.
Il museo si articola in ben otto sale espositive, dedicate sia all’operosa vita terrena dei frati, sia al ricordo di vari Cappuccini che furono elevati a santi, come San Felice da Cantalice, San Crispino da Viterbo e San Lorenzo da Brindisi.

Sicuramente il maggior attrattore del museo è il “San Francesco in Meditazione” un’opera che Caravaggio dipinse nel 1605, rinvenuto nella sacrestia della chiesa agli inizi dell’Ottocento.

Pur non essendovi dubbi sulla sua autenticità, a causa di un’altra tela quasi identica ritrovata a Carpineto Romano e oggi custodita a Palazzo Barberini, rimane la questione se si tratti del prototipo o di una copia dello stesso autore. Disquisizioni artistiche a parte si tratta di un’opera altamente intensa del grande artista.

Alla fine del museo una rampa di scale conduce alla cripta sottostante dove, percorrendo uno stretto corridoio, si possono ammirare i diversi ambienti adibiti a ossario. I nomi sono altamente evocativi: Cripta dei Tre Scheletri, Cripta delle Tibie e dei Femori, Cripta dei Bacini, Cripta dei Teschi e Cripta della Resurrezione.

In alcune grandi nicchie contornate di ossa si trovano interi scheletri con gli abiti monastici. Su una delle volte lo scheletro di un bambino mantiene una falce a rappresentazione della morte. Un allestimento dal sapore barocco e forse macabro allo stesso tempo, ma sicuramente lo scopo della realizzazione ebbe motivazioni opposte: la morte non è un tabù ma una realtà che si può affrontare anche con una visione più serena, persino leggera e scherzosa.
Ma con una necessaria riflessione, che troviamo scritta proprio all’ingresso della cripta: “Quello che voi siete noi eravamo; quello che noi siamo voi sarete”.
Ricordarsene sempre aiuta a vivere meglio la nostra vita.

Info:

Museo dei Cappuccini, Via Veneto 27, Roma

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19

www.museoecriptacappuccini.it

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