In viaggio con Roberto. Valogno: il sogno di Dora e Giovanni

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Ci sono storie che vale la pena di raccontare, soprattutto quando un piccolo borgo antico e due persone diventano protagonisti di una fiaba dei nostri tempi.
Valogno è una piccola frazione collinare di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, adagiata sulle falde del Roccamonfina, un vulcano spento da 50.000 anni. Per raggiungerlo c’è un’unica strada, tante curve in un bosco fitto fitto che già incanta mentre si sale per arrivare alla meta.
La strada provinciale lambisce appena il paese sfiorandone la chiesa, e induce a proseguire in cerca di un ipotetico accesso principale che non c’è, perché Valogno è proprio minuscola e conta appena 89 abitanti, anche se si narra che un tempo qui vivessero più di 500 anime.
Giovanni lo si incontra quasi subito perché abita all’inizio del paese e basta uno sguardo per intuire che si tratta di un abitante particolare, sui generis, con un tratto eccentrico e un fiume straripante di parole che t’investe non appena lo conosci.


Più che accoglierti, ti avvolge, ti racconta del paese e dei suoi murales, del suo concetto di vita condivisa, del suo taglio netto col passato.
Ma andiamo per ordine, anche perché non si può parlare di Valogno senza raccontare la storia di Giovanni e Dora, perché grazie al paese è nata la coppia, e grazie a loro è rinato il paese.


Giovanni Casale ha origini valognesi e la casa paterna è a pochi passi dalla sua.
È a Valogno che muove i primi passi ed è qui che incontra l’amore, la casertana Dora Musolella che gli darà tre figli stupendi, ma il destino li porta a vivere a Roma perché si sa, nei piccoli borghi non c’è futuro.
Giovanni è uno psicologo di successo, Dora un funzionario della Telecom, una vita come tante ma con una nostalgia in più, quella della piccola frazione dove era nato il loro amore.
La nostalgia è un traino potente e i ritorni tra le vecchie case di pietra si fanno più frequenti, fino all’acquisto di un’abitazione a cui vogliono dar colore, facendola dipingere da un artista locale, Vincenzo Tortolino.
Quel colore che emerge dal grigio dei muri circostanti dà luce e fa germogliare un’idea.
Perché una sola casa e non tutte?


Così, tra una chiacchiera e l’altra, dieci anni fa nasce il progetto “I Colori del Grigio” perché, come spiega Giovanni, non solo il colore fa dimenticare il grigiore delle case, ma serve anche a far distogliere lo sguardo da qualche piccola bruttura architettonica che si stava insinuando nel centro abitato.
A questo punto diventano incontenibili; Dora e Giovanni convincono gli altri abitanti del paese ad avviare un restauro conservativo delle case e allo stesso tempo contattano artisti di ogni parte d’Italia per far realizzare dei murales.


Così arrivano Salvo Caramagno di Catania, Franco Mora di Viadana (RE), Franchina Casella di Roma, Ugo Liberatore di Piacenza, Ciro Palumbo di Torino, che nel corso delle sei edizioni de “I Colori del Grigio” danno un nuovo volto e una nuova anima al paese.
Anno dopo anno i grandi murales aumentano, fino ai quaranta attuali, tanti se si considerano le dimensioni di Valogno.
Dalla strada principale e dai vicoli laterali personaggi e scene fiabesche catturano lo sguardo, danno allegria e lasciano sbalorditi, anche perché il paese è già bello a prescindere, immerso nel suo bosco e con un panorama che spazia fino a Ischia.


Intanto, quattro anni fa, Dora e Giovanni prendono una decisione importante: lasciano definitivamente Roma e la loro precedente vita. Giovanni smette di esercitare come psicologo, Dora dà le dimissioni dall’azienda. Decidono che la loro vita è a Valogno, la loro missione è la rinascita artistica e culturale del paese. Nella sua condizione di disoccupato volontario Giovanni ama definirsi come un “fannullone dinamico”, per andare avanti nel progetto dispone di una base economica, per il futuro si vedrà, ma la determinazione è tanta.


I risultati non si fanno attendere, in pochi anni arrivano diverse migliaia di persone, anche da fuori regione, per ammirare le coloratissime stradine di Valogno. Giovanni li accoglie tutti a braccia aperte, l’empatia è immediata, e se non sanno dove andare a mangiare li invita a casa sua, perché la sua parola d’ordine è “condivisione”, una visione globale che investe le idee, le esperienze, il tempo, le parole e il cibo.


Potrebbe sembrare un “home restaurant”, ma non lo è, perché da Dora e Giovanni si pranza insieme a loro, ai figli e alla mamma, in perfetta condivisione, come se si fosse parenti o amici da tanto tempo e alla fine la sensazione è esattamente quella. Va da sé che la coppia, che già autofinanzia per gran parte il progetto culturale, non può sfamare il mondo che viene a casa loro, per cui alla fine del convivio gli ospiti lasciano qualcosa, ma come libera scelta che quasi nessuno disattende, più che altro un contributo per l’impegno nei confronti del paese.
E ora? E ora si attendono le prossime edizione di “I Colori del Grigio”, e i prossimi murales, che andranno ad arricchire sempre di più il piccolo borgo, e poi c’è il museo in allestimento e poi ancora non si sa, perché Dora e Giovanni sono due vulcani attivi, indomabili, da cui verranno fuori ancora tante idee.

La nota golosa: la Copeta è il torrone tradizionale di Valogno: Oltre che fatto dalle donne del posto, lo si può trovare presso la Dolciaria Serao a Sessa Aurunca, in via Belvedere 1.

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