Il nostro bel Paese annovera quasi 500 tra isole e isolotti, un numero davvero impressionante se contiamo le isole marine, lagunari, lacustri e fluviali ma, se non bastasse, ve ne sono anche alcune scomparse nel corso degli ultimi secoli e altre, leggendarie, che probabilmente non sono mai esistite ma che i cartografi raffiguravano generosamente sulle mappe dell’epoca.
La più famosa è sicuramente l’isola Ferdinandea, che dopo uno sciame sismico emerse tra fumi e fiamme al largo di Sciacca, in Sicilia, nella notte tra il 10 e l’11 luglio del 1831. La comparsa della nuova isola, estesa per circa 4 kmq e alta una sessantina di metri, attirò studiosi e vulcanologi da vari paesi europei, ma allo stesso tempo provocò una disputa territoriale tra il Regno delle Due Sicilie, la Francia e l’Impero Britannico.
Il primo a sbarcarvi, il 2 agosto, fu infatti un inglese che battezzò l’isola col proprio nome, Isola di Graham. Qualche giorno dopo sbarcarono i francesi che la chiamarono Julia e alla fine, il 17 agosto, arrivò la Marina di Ferdinando II di Borbone e l’isola fu chiamata Ferdinandea.
La disputa sul possesso si stava infiammando più di quanto avesse fatto l’isola stessa ma un attimo prima dello scontro vero e proprio, ai primi di gennaio del 1832, Ferdinandea scomparve sotto il livello del mare lasciando tutti a bocca asciutta.
Oggi il sommo di questa formazione vulcanica si trova a 8 metri di profondità e nel 2002 i sommozzatori di Sciacca vi hanno posto una lapide con la scritta “Questo Lembo di terra / Una volta Isola Ferdinandea / Era e sarà sempre / Del Popolo Siciliano”.


In Campania rimane avvolta nel mistero la localizzazione delle Isole Enotridi, Pontia e Isacia, citate sia da Strabone (“Dopo Elea viene il promontorio di Palinuro. Davanti all’Eleatide vi sono le due isole Enotridi con i loro ancoraggi.»), sia da Plinio (contra Veliam Pontia et Isacia, utraeque uno nomine Oenotrides, argumentum possessae ab Oenotris Italiae.)

Cercate lungamente nell’areale del golfo di Velia, le due isole sono raffigurate nella mappa d’Italia di Giacomo Castaldi, del 1561, ma ogni ricerca ha escluso la possibilità di una loro presenza anche nel passato.
Una delle ipotesi è che le citazioni storiche vadano interpretate diversamente e che le Isole Enotridi non siano altro che gli isolotti a sud di Capo Palinuro: il Coniglio, la Pietra del Mingardo e l’isola di Camerota.

Sempre in Campania altre due isole, scomparse questa volta a causa dell’azione umana, si trovavano davanti alla città di Napoli. Furono inglobate nella vicina costa sotto la dominazione spagnola durante la riprogettazione del Bacino Angioino. Quello che conosciamo come estremità del Molo Beverello era un tempo l’Isola di San Vincenzo, su cui sorgeva una chiesetta dedicata al santo.

La costa prospiciente era detta “ad bibarium”, per la presenza di una fonte di acqua fresca, da cui l’attuale nome “Beverello”. Analogamente, al posto della Rotonda Diaz di via Caracciolo, si trovava un isolotto piatto, l’isola di San Leonardo, anche qui con la presenza di una chiesa denominata di San Leonardo in Insula Maris.

E’ curioso che anche ad Olbia, in Sardegna, il molo sia stato realizzato unendo un isolotto alla terraferma e, non a caso, il nome è Banchina Isola Bianca.

Spostiamoci in Toscana per cercare un’altra isola misteriosa, Zanara, rappresentata in numerose carte tra il 1589 al 1720 come l’ottava isola dell’arcipelago toscano. Scomparsa nelle rappresentazioni successive, la sua esistenza rimane ancora oggi un mistero.

Ancora in Toscana esisteva un’isola, stavolta realmente, tra Monteriggioni e Siena in un’area ancora oggi chiamata Pian del Lago, che un tempo era un bacino chiamato Lago di Verano, anche se si trattava più che altro di una estesa palude. Al centro delle acque vi era, ed esiste ancora oggi sulla terraferma, la millenaria Abbadia a Isola, istituzione religiosa cistercense.

In Trentino fino agli anni Cinquanta esisteva invece il Lago di Loppio, nel quale vi era un lussureggiante isolotto chiamato Isola di Sant’Andrea. Il lago fu prosciugato per la costruzione della galleria Adige-Garda e non si è più riformato. L’ex-isola oggi è una lussureggiante collinetta.


Nella Laguna Veneta, un’ecosistema fragile soggetto a continue variazioni geomorfologiche, esistevano, insieme alle numerose isole oggi presenti, alcune che in diverse epoche sono scomparse sotto la superficie dell’acqua o si sono ridotte a barene e canali.

La particolarità è che vi sorgevano anche dei centri abitati di cui oggi rimane solo il ricordo. I loro nomi erano Ammiana, il cui arcipelago comprendeva anche Ammianella e Castrazio, Marcellania, Abbondia, Centranica, Baseggia, Costanziaca, San Marco in Boccalama e Olivaria.

La più misteriosa però si chiamava Metamauco, su cui i Padovani trovarono rifugio durante le invasioni barbariche del VI secolo d.C. fondandovi una città di rilevante importanza. Addirittura tra il 742 e l’811 vi ebbe sede il Governo della Serenissima durante la minaccia dei Franchi.

Sembra che nel 1106 un terribile maremoto abbia inghiottito per sempre Metamauco. Nonostante le numerose cronache e ricerche effettuate a più riprese, della leggendaria Metamauco non si è mai trovata alcuna traccia.

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