In viaggio con Roberto. Al Rione Terra, tra il mare e la storia

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La visita al Rione Terra non si rivolge solo alla memoria di quello che fu il popoloso e popolare centro antico di Pozzuoli fino al 1970, ma è una di quelle che attraversa gli strati della storia come i capitoli di un libro, seguendo una narrazione di oltre due millenni, svoltasi su uno sperone tufaceo posto a 33 metri sul livello del mare tra Nisida e Baia.


Qui i Romani avevano istituito una prefettura nel 318 a.C. e il loro arrivo cambiò radicalmente le sorti dell’area flegrea perché circa un secolo dopo, nel corso della Seconda Guerra Punica, crearono su quel costone un caposaldo difensivo per contrastare le mire di Annibale, che si era impadronito di Capua, di espandersi anche sulla costa.

Da presidio militare l’insediamento assunse rapidamente le caratteristiche di una città, anche per l’arrivo di trecento coloni romani nel 194 a.C. nell’ottica di un programma di colonizzazione delle coste del Tirreno meridionale.

Durante l’epoca di Augusto quello di Pozzuoli divenne un porto commerciale e militare di rilevante importanza.

Già in epoca antica, tuttavia, la città che tanto era cresciuta dovette confrontarsi col fenomeno del bradisismo che causò l’abbandono di interi quartieri, innescando una crisi che culminò con la distruzione operata da Alarico nel 410 d.C., che tuttavia coinvolse maggiormente altre aree della costa e soprattutto le ricche ville d’ozio e poco il costone del nucleo antico.
Grazie alla sopravvivenza degli edifici della rupe e alla costruzione di una chiesa tra il V e il VI secolo, la vita di Pozzuoli continuò, soprattutto grazie alla pesca e all’agricoltura perché la florida attività mercantile di un tempo era passata quasi per intero al porto di Napoli.

Nel corso del Quattrocento l’area flegrea fu colpita da diversi terremoti e nel 1538 si ebbe l’eruzione vulcanica che portò alla formazione del Monte Nuovo, provocando notevoli danni alla città i cui abitanti fuggirono per gran parte verso Napoli.
Per volere del viceré don Pedro de Toledo la città fu ricostruita con un massiccio investimento e l’area sopra al costone tufaceo godette di nuova linfa vitale per almeno un secolo, ma successivamente fu colpita da una nuova stagnazione perché la gran parte delle attività commerciali e industriali sorsero o vennero trasferite nelle aree adiacenti e a queste seguirono anche quelle amministrative, tanto che a fine Ottocento nel Rione Terra era rimasta solo la Pretura, nei pressi di Porta Napoli.
Nel corso del Novecento, sia perché ridotto a quartiere puramente abitativo, sia per l’azione del bradisismo che non era mai cessato, il Rione Terra si era ridotto a un lembo decisamente marginale della vita cittadina, poco più che un precario residuo storico in cui sopravviveva una parte della popolazione meno abbiente in condizioni igieniche spesso estremamente precarie.

A causa dell’attività bradisismica, il 2 marzo del 1970 venne emessa l’ordinanza di evacuazione della rocca, che così, dopo oltre due millenni di storia, rimase per la prima volta del tutto spopolata.
Per i puteolani del Rione Terra quella fu una data dolorosissima, uno shock senza precedenti, un dolore portato dentro per anni e anni.
A partire dal 1995 è iniziata un’operazione di recupero dell’area durante la quale è stata riportata anche alla luce la parte romana della città, quella su cui dopo l’eruzione del Monte Nuovo venne costruito nel Seicento il Rione Terra.

Nella ricostruzione seicentesca vennero abbattuti i piani alti delle vecchie costruzioni romane mentre quelli del piano terreno funsero da fondamenta e vennero utilizzati come depositi, scantinati e usi vari.

L’area romana, posta immediatamente sotto al livello delle abitazioni attuali, è oggi visitabile e con un percorso articolato è possibile vedere le antiche strade, le botteghe, i forni, i criptoportici e altri dettagli dell’epoca. Evoca un certo stupore il fatto che l’accesso alla antica Puteoli avviene semplicemente varcando la porta d’ingresso di una delle case del rione.
Una menzione particolare merita il duomo, dedicato a San Procolo e San Gennaro, riaperto al culto dal 2014.
La sua storia ricalca buona parte delle vicende storiche legate al Rione Terra, a partire dall’epoca classica ai giorni nostri.
Infatti dove sorge il duomo anticamente c’era un tempio costruito in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto, realizzato interamente con blocchi di marmo bianco, connessi tra loro senza l’impiego di malta.

Nel corso della storia l’edificio subì distruzioni e ricostruzioni e, soprattutto in epoca recente, venne completamente distrutto da un incendio, nella notte tra il 16 e il 17 maggio 1964, divampato dall’altissimo tetto in legno, così intenso da sviluppare un calore tale da calcinare anche i muri di pietra e i marmi antichi.
Nel 1968 iniziarono i lavori di restauro e ricostruzione, fortemente rallentati dallo sgombero del 1970, dal terremoto del 1980 e da nuovi fenomeni bradisismici all’inizio negli anni 1984-85.


I lavori, ripresi nel 1994, hanno portato all’edificio che si può apprezzare oggi, in cui il tempio di età romana, con le sue bellissime colonne, e la cattedrale barocca restaurata convivono armoniosamente in un’unica struttura a doppia lettura storica che lascia stupefatti.
Il restauro del Rione Terra è ancora in corso, ma la parte ultimata si può visitare liberamente.
Per il percorso della città romana, davvero imperdibile, bisogna prenotarsi chiamando i numeri 081 19936286 – 19936287.

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