Il Pennacchio dell’Uva Sanginella. Al Giardino della Minerva fino al 21 settembre

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SALERNO. Ospite d’onore nel magico “Giardino della Minerva”, il primo Orto Botanico al mondo, utilizzato dai Dottori della Scuola Medica Salernitana per ricavarne medicamenti e farmaci, il “Pennacchio dell’ uva Sanginella”. Il Dr. Luciano Mauro, curatore del Giardino, ha voluto riproporre, con l’ausilio della Coldiretti Salerno, questa antica tradizione salernitana fortemente legata alla festività del Santo Patrono.

 

Alla composizione del Pennacchio, una vera opera d’arte, il dott. Ezio Mauro, con la materia prima fornita da Maurizio Prisco, che seguendo le orme paterne conserva un importante vitigno di uva Sanginella ad Ogliara, sulle pendici del Monte Stella che sovrasta la città di Salerno.

 

La sanginella è il frutto di un antico vitigno che da secoli aveva trovato il suo habitat nei terreni dei rioni collinari di Salerno. Sia il clima, sia l’esposizione al sole, sia il terrazzamento dei terreni ne favorivano la coltivazione rimasta, per decenni, una delle maggiori risorse degli agricoltori di Salerno. Poiché il periodo di maturazione, in biondi grappoli con acini ovoidali e croccanti, ricadeva nella seconda metà del mese di settembre, i salernitani pensarono di offrirla al Santo Patrono, San Matteo.

 

Per l’occasione gli agricoltori dei suddetti rioni arrivavano in città portando numerosi cesti di quest’uva preparati ed addobbati in vari modi. Sulle frazioni collinari, si preparavano i famosi “pennacchi” di uva sanginella, tanto che divenne tradizione che per la festa del Santo Patrono, ogni fruttivendolo salernitano, specialmente al Centro Storico, esponesse uno o due pennacchi di uva sanginella.

 

Di conseguenza, per i salernitani era d’obbligo, a pranzo, gustare anche solo un grappolo della famosa uva. Purtroppo, col passare degli anni questa tradizione finì, quando, negli anni sessanta, un’epidemia di fillossera distrusse quasi tutti i vitigni di sanginella. Gli agricoltori tentarono in vari modi di riprodurla ma non vi riuscirono perché dagli innesti su altri vitigni si riproducevano uve apparentemente simili ma di forma e gusto diversi.

 

Oggi si sta tentando il recupero di questo antico vitigno, grazie anche al progetto messo in campo da Coldiretti e dal Comune di Salerno, per un prodotto delle  colline di Salerno dal sapore particolarissimo che solo gli anziani e pochi fortunati conoscono, che per la maggioranza fa parte della memoria storica della cultura contadina dei luoghi. Una bella storia che riconduce  alla forte appartenenza dei prodotti agricoli al territorio che si identificano appieno nelle tradizioni popolari in piena sintonia con quanto Coldiretti propone in merito alla filiera agricola tutta italiana. Appuntamento, quindi, al Giardino della Minerva, tutti i giorni fino al 21 settembre giorno di San Matteo.

 

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