Il NO alla cucina molecolare viene dal Ministero della Salute. Niente additivi chimici da ora in poi

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19 febbraio 2010. La Gazzetta Ufficiale pubblica un’ordinanza del Ministero della Salute: "Misure urgenti in merito alla tutela della salute del consumatore con riguardo al settore della ristorazione". Quest’ultima disciplina l’utilizzo degli additivi e delle sostanze gassose nella ristorazione, utilizzate spesso nella cosiddetta ”cucina molecolare”. Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha espresso viva soddisfazione per l’entrata in vigore del provvedimento e ha dichiarato: ”Basta con gli additivi chimici nei piatti. Con questa Ordinanza, per la cui emanazione mi sono fortemente impegnata, abbiamo voluto garantire la sicurezza degli alimenti che vengono somministrati ai nostri cittadini in qualsiasi ristorante o esercizio pubblico. Gli operatori del settore della ristorazione dovranno controllare le caratteristiche delle sostanze e degli ingredienti impiegati nella preparazione dei pasti informando adeguatamente il consumatore, in particolar modo per quanto riguarda la possibile presenza di allergeni. Abbiamo inoltre vietato la detenzione e l’utilizzo di qualsiasi sostanza in forma gassosa, ad eccezione degli additivi che sono stati autorizzati a livello comunitario e non hanno limitazioni d’uso in quanto estremamente sicuri. I piatti della cucina italiana non hanno bisogno di additivi perché nascono dalla tradizione e dalla bontà delle materie prime utilizzate”. ”Sono sicura – ha detto ancora la Martini – che i ristoratori, con i quali attiverò presto un tavolo di lavoro, condivideranno le misure assunte perché miglioreranno ed eleveranno ancor di più gli standard della nostra ristorazione, apprezzata non solo in Italia ma anche nel mondo”.

Gli additivi non servono alla cucina italiana che può contare sul primato nella qualità delle materie prime da utilizzare come ingredienti grazie alla leadership europea con 196 denominazioni di origine riconosciute, 4.471 specialità tradizionali censite dalle regioni e 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (IGT). E’ quanto afferma anche la Coldiretti in riferimento alla pubblicazione dell’Ordinanza del Ministero della Salute. Si è peraltro notevolmente ampliata la possibilità di acquistare i prodotti tipici dell’agricoltura italiana e nel 2009 sono stati circa 500 i mercati degli agricoltori presenti in tutte le regioni italiane con un aumento del 360 per cento rispetto all’anno precedente quando se ne contavano appena 106, secondo il “Rapporto sugli acquisti dei prodotti alimentari direttamente dalle imprese agricole 2009”, realizzato da Coldiretti/Agri2000.  Sono saliti a 63.600 con un aumento del 7 per cento rispetto al 2008, i frantoi, le cantine, le malghe e le cascine dove – conclude la Coldiretti – è possibile comperare direttamente dal ingredienti di qualità da impiegare nelle case o nella ristorazione commerciale.

 

 

 

 

 

 

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